Inchiesta di Capistrello – Dario Bucci, la “terza campanella” della Procura (4)

di Angelo Venti e Claudio Abruzzo

Continua a riservare sorprese l’inchiesta Caput Marsorum, che nel novembre scorso ha portato alla clamorosa operazione che ha terremotato il Comune di Capistrello. E azzeccare dove siano le prove – che hanno portato, tra l’altro, alla caduta della Giunta Ciciotti – somiglia sempre più al “gioco delle tre campanelle”: l’ultima che resta da alzare sembra essere quella del tecnico comunale Dario Bucci.

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI – Che l’inchiesta in corso a Capistrello ci convince poco lo abbiamo già scritto QUI , mentre in quest’altro articolo QUI abbiamo già riferito del clamoroso granchio in cui è incappata la Procura, quando si avventura nelle interpretazioni del delicato tema dei rapporti tra stampa e politica. Infine, QUI abbiamo analizzato le sorprendenti analogie tra l’inchiesta di Capistrello e quella fotocopia di Tagliacozzo.

Le tre campanelle

A far aumentare le domande, ancora una volta, è proprio la lettura delle carte finora prodotte dagli inquirenti, in particolare quelle relative ai capisaldi su cui sono basate le accuse. Nell’ordinanza in cui dispone arresti e altri pesanti provvedimenti cautelari, così scrive il Gip dott.ssa Maria Proia:

« […] la condotta tenuta dal Bucci Dario, geometra del Settore Tecnico del Comune di Capistrello, è apparsa subito in netto contrasto con le linee operative dettate dal suo responsabile, Ing. Di Felice Romeo e, principalmente, del sindaco circa la gestione dei lavori pubblici. Le dichiarazioni rese dal Bucci si sono rivelate di particolare importanza nello svolgimento delle indagini. Pertanto la Procura ha provveduto a svolgere le opportune verifiche, che hanno consentito di riscontrare positivamente quanto affermato da Bisegna Francesco, Lusi Marco e Bucci Dario. […] »

[stralcio ordinanza del 16-11-2018 del Gip dott.ssa Maria Proia, pag. 8. Corsivi e bold sono nostri, ndr].

Secondo quanto scrive il Gip, quindi, l’inchiesta si reggerebbe sui “riscontri positivi” verificati dagli inquirenti dalle testimonianze di tre soggetti chiave, elencati in quest’ordine: “Bisegna Francesco, Lusi Marco e Bucci Dario”.

Prima campanella: Francesco Bisegna

A smontare completamente l’importanza che nell’ordinanza del Gip è attribuita alle dichiarazioni dell’ex consigliere Bisegna, in realtà sono gli stessi inquirenti. Nell’Informativa finale rimessa al Pm – e a quanto pare non sufficientemente vagliata dal Gip –così scrivono i carabinieri della giudiziaria:

« …Sono stati sentiti, quali persone informate sui fatti, l’ex consigliere BISEGNA Francesco, il quale non ha riferito nulla di utile per il prosieguo delle indagini… ». Stop.

Seconda campanella: Marco Lusi

E’ la squadra di polizia giudiziaria che – sempre nell’Informativa finale – dopo aver liquidato il Bisegna, definisce invece l’ing. Marco Lusi come prima pietra miliare delle indagini”. I carabinieri lo giudicano attendibile al punto da prendere per buone le sue dichiarazioni su una presunta mazzetta per l’appalto dei lavori del cimitero nuovo di Capistrello, tanto che le dichiarazioni di Lusi sarebbero alla base anche dell’autorizzazione alle intercettazioni.

A minare alla radice l’attendibilità delle accuse del Lusi ci sarebbero però le dichiarazioni del geometra Mattia Coviello: sulle incongruenze di quanto affermato dal Lusi – e sulla assenza di seri riscontri da parte degli inquirenti – abbiamo già scritto nel dettaglio QUI.

Terza campanella, Dario Bucci

Dell’elenco originario contenuto nell’ordinanza, quindi, l’ultimo testimone chiave per le tesi dell’accusa resterebbe il tecnico comunale Dario Bucci. A confermarlo è anche un’annotazione dei carabinieri nell’Informativa finale:

« Le intercettazioni si sono pertanto rilevate di fondamentale importanza per le indagini, poiché […] hanno permesso di individuare anche soggetti che […] in virtù della loro correttezza morale, hanno fornito ulteriore e notevole contributo allo sviluppo delle indagini. Tra questi ultimi è stato individuato […] BUCCI Dario, geometra del Settore Tecnico del Comune di Capistrello ».

E il tecnico comunale si rivela per gli inquirenti un pozzo senza fondo di notizie di reato, tant’è che tra l’agosto 2017 e il marzo 2018 lo interrogano per almeno 5 volte. Una loquace Gola profonda che rivela di tutto sugli appalti in Comune: marciapiedi di via Roma, Piazza dei caduti, Cimitero vecchio, Cimitero nuovo, Palazzo comunale, Scuola Sabin, rischio idrogeologico Monte Arezzo, Scuola di Santa Barbara, Piazza Risorgimento, Piazza caduti sul lavoro, Rotatoria SS. 82, certificati urbanistici…

Bucci, oltre a una lunga serie di presunti illeciti, avrebbe riferito anche di aver subito “pressioni da parte del sindaco Ciciotti e dal consigliere Di Giacomo – e avrebbe ovviamente precisato che – essendo chiaro che avrei passato dei guai, ho accolto le loro indicazioni…” Accuse gravi che – almeno dalle carte che abbiamo letto – non sono sostenute da una adeguata opera di riscontro da parte degli inquirenti, che dimostrano di avere anche una scarsa conoscenza del funzionamento della macchina amministrativa e delle dinamiche interne agli uffici pubblici.

Chi va contromano?

La fondatezza delle accuse di Dario Bucci sarebbe messa a dura prova anche dalle dichiarazioni degli indagati, che le smonterebbero punto dopo punto. Si narra addirittura che all’ennesima smentita degli indagati sull’attendibilità delle dichiarazioni di Bucci – con il tono di chi la ritiene un’eventualità impossibile – così sarebbero sbottati gli inquirenti: allora c’è un calunniatore e tutta una sequela di innocenti coinvolti in questa vicenda? Impossibile non ricordare la barzelletta del vecchietto in autostrada che, ascoltando alla radio l’allarme di un’auto contromano, commenta: fosse una sola, qui vanno tutti contromano!.

Le analogie con il caso Gargano

Battute a parte, nell’iter dell’inchiesta di Capistrello si registra anche un particolare che fa tornare alla mente quanto già accaduto nell’inchiesta fotocopia di Tagliacozzo con il supertestimone dell’accusa Alfonso Gargano. Si tratta dell’intercettazione del dialogo tra il tecnico comunale Dario Bucci e il consigliere di opposizione Francesco Piacente, in cui il primo rivela al secondo una serie di segreti d’ufficio sugli appalti in corso – reato che gli inquirenti non risulta contestino al tecnico – e il cui contenuto viene invece allegato come prova contro gli indagati.

L’inversione delle parti in commedia

Dario Bucci, insieme ad altre 18 persone, il 19 febbraio prossimo dovrà comparire davanti al Gup per difendersi dalle accuse di falso ideologico e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.

Sono indagati per fatti risalenti al biennio 2011-2012, relativi al rifacimento del manto in erba sintetica del campo sportivo comunale, lavori di un valore complessivo di 511mila euro. Secondo l’accusa mossa dal Pm Guido Cocco gli indagati avrebbero favorito illecitamente la ditta Unieco Sport nell’aggiudicazione dell’appalto: sotto la lente degli inquirenti alcune comunicazioni avvenute via mail tra l’ex sindaco Lusi, il RUP Dario Bucci e il rappresentante legale della ditta.

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