Impianto Casinelli: ipotesi da incendio doloso a quello colposo. Video intervista al coordinatore dei vigili del fuoco

Sono decine i vigili del fuoco che la mattina del 15 luglio erano ancora al lavoro contro le fiamme. Di seguito riportiamo la video intervista rilasciata a SITe.it – a braci ancora ardenti – dal Coordinatore delle operazioni di spegnimento dei Vigili del fuoco:

Si lavora contro le fiamme. E si indaga

Tra le squadre dei vigili del fuoco al lavoro, si vedono anche decine di uomini in divisa, tra cui Carabinieri forestali, Nuclei operativi ecologici dell’Arma, poliziotti e finanzieri. Che osservano e indagano.

Tanti anche i funzionari Asl e tecnici ARTA che si alternano nei prelievi di campioni per le analisi sull’inquinamento di aria, acqua e terreno. E poi ancora vigili urbani, dipendenti del Consorzio nucleo industriale, tecnici e operai dell’ARAP, enel, sip e chi più ne ha più ne metta.

L’impressione è che mentre si lavora al contenimento e spegnimento delle fiamme, si indaghi anche in tutte le direzioni. Le cose che non quadrano effettivamente sono tante. Anzi, troppe. C’è anche chi parla a mezza bocca di incendio partito contemporaneamente da più punti, dentro il capannone e sul piazzale dell’azienda. Insomma tra le possibilità non si esclude quella di incendio doloso: ma è ancora presto, servono riscontri e qualsiasi ipotesi dovrà essere confermata dalle indagini in corso.

Incendio doloso o incendio colposo?

Per chiarezza diciamo subito che al momento mancano ancora le prove che avvalorano l’ipotesi dell’incendio doloso. E diciamo anche che è ancora troppo presto per trovare eventuali riscontri agli indizi e prove che si stanno raccogliendo. Ma di elementi che fanno pensare quantomeno all’incendio colposo ce ne sono tanti. Anzi, troppi.

Innanzitutto nel mirino degli inquirenti è la grande quantità di materiale stoccato sia dentro l’impianto che sul piazzale nella disponibilità del Centro riciclo Casinelli srl. Come si vede nell’intervista video sopra riportata, sul quantitativo eccessivo di rifiuti – e sulle discutibili modalità di stoccaggio – esprime a caldo le sue perplessità anche il Coordinatore delle operazioni di spegnimento dei Vigili del fuoco. E dubbi sorgono anche sulla tipologia dei rifiuti realmente stoccati.

Ma ci sono altri particolari che hanno notato persino dei cronisti distratti come quelli di SITe.it Particolari che dovrebbero indurre a un qualche approfondimento almeno sulla efficienza degli impianti di sicurezza antincendio, che la legge prevede per aziende di questo tipo.

Ad esempio, gli idranti antincendio. Quelli presenti all’esterno dello stabilimento si sono rivelati tutti non funzionanti e comunque privi di acqua: probabilmente, non sono nemmeno allacciati alla rete idrica. Per quelli interni, invece, non sarà possibile verificarne lo stato, perché dal momento dell’incendio sono diventati subito irraggiungibili e sono comunque stati distrutti dalle fiamme.

Le dotazioni di riserve d’acqua. E’ questo un altro elemento su cui le indagini dovranno fare chiarezza: non si è trovata traccia di riserve idriche all’interno del Centro di raccolta e riciclo rifiuti. Riserva d’acqua la cui presenza, per aziende di questo tipo, secondo la legge e le norme antincendio dovrebbe essere obligatoria e disponibile all’interno dell’area dell’impianto. E di cui non si sarebbe trovata traccia.

Certo è che per tutta la notte dell’incendio, come conferma anche il vigile del fuoco nella video intervista, le autopompe si sono dovute rifornire con le provvidenziali riserve idriche messe a disposizione dalla sede della Micron, prospiciente l’azienda andata a fuoco. E invece dalla mattina all’alba sono state utilizzate le riserve d’acqua messe a disposizione dalla LFoundry, situata a poche centinaia di metri. Ed è questa provvidenziale disponibilità d”acqua che ha probabilmente salvato dalle fiamme e dalla distruzione buona parte delle aziende della zona colpita dall’incendio.

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