Impennata del costo del carburante: è colpa della speculazione, oppure è una scelta del Governo?

Avezzano – Un interessante articolo di Pietro Saccò su Avvenire, fa il punto sulla dibattuta questione dell’impennata dei prezzi dei carburanti in questo primo scorcio di anno. Saccò scrive che il ministro dell’ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, attribuisce il rialzo del prezzo dei carburanti alla speculazione. Il governo, manco a dirlo, è pronto a intervenire per difendere i patrioti italiani.

La Meloni e Salvini, che dall’opposizione erano pronti a vender cara la pelle per cancellare le accise, ora cambiano versione, e se la prendono con gli speculatori, perché in Italia, si sa, la colpa è sempre di qualcun altro. 

Il punto è che, la Federazione italiana dei gestori degli impianti stradali di carburante, ha pubblicato i dati sull’andamento dei prezzi alla pompa fra il 30 dicembre e il 5 gennaio, rivelando che il problema non è la speculazione, ma la mancata proroga da parte del governo Meloni, del taglio delle accise introdotto da Draghi. Questo quanto riportato sul quotidiano della CEI.

Il rialzo di circa 18,4 centesimi al litro per la benzina, e di 18 centesimi per il gasolio, stando a quanto riportato dalla federazione dei benzinai, dipende dalla scelta dell’attuale governo di non reiterare lo sconto previsto dal precedente governo.

Già a novembre, il governo Meloni aveva ridotto il taglio di Draghi di 10 centesimi, diventati 12,2 centesimi con l’Iva al 22% applicata anche sui carburanti. A fine anno la decisione di eliminare restanti 15 centesimi di sconto che diventano 18,3 con l’Iva. Il tutto dettato dalla necessità di reperire risorse per altri interventi contro il caro-energia.

Senza le accise, i prezzi dei carburanti in Italia sarebbero fra i più bassi della zona euro: -4,8 centesimi il gasolio e -2 centesimi la benzina, rispetto alla media europea. Ma allora, chi è che mena il can per l’aia? Il governo Meloni o l’Associazione dei benzinai?

Basta andare a vedere qual è il costo industriale del carburante al netto delle tasse. Benzina e gasolio sono quotati in un mercato all’ingrosso che fissa i prezzi in ragione della domanda e dell’offerta. In Europa il mercato di riferimento è la piattaforma Platts, che appartiene all’agenzia di rating S&P. Sulla piattaforma viene determinato il prezzo effettivo del carburante raffinato.

Il prezzo del carburante è formato da tre elementi: il dato scaturito dalla piattaforma Platts a cui viene aggiunto il margine dei produttori più le accise e l’Iva. Fino a prima che il ministero delle attività produttive fosse ri-denominato Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la quotazione del Brent e del prezzo della benzina e del gasolio, erano costantemente aggiornati.

Poi, l’attuale governo, non li ha più pubblicati, ma l’Unem, la principale associazione che riunisce le aziende petrolifere operanti in Italia, ha continuato ad aggiornarli, rendendoli pubblici. I numeri, noti fino a settembre 2022, evidenziano come il prezzo della benzina e del gasolio sia sempre stato correlato alle quotazioni del prodotto raffinato.

In definitiva, la ragione del pesante rialzo del prezzo del carburante alla pompa, pare ascrivibile alla decisione del governo Meloni di cancellare lo sconto applicato da Draghi. I patrioti, tutti uniti in un grande afflato per la Nazione, ringraziano.

In basso il grafico del prezzo del carburante al netto delle tasse 

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