Guerra in Ucraina – Mirka Liberale: “lasciateli liberi!”

L’incontro con Mirka Di Biase in Liberale nasce dal desiderio di incontrare una donna nelle cui vene scorre il sangue della ribellione contro i soprusi, e della lotta per l’uguaglianza dei diritti. Nasce il voler approfondire il concetto dei diritti con lei che, nel 1950 accanto a Romolo, ha vissuto le lotte del Fucino.  Romolo che organizzava e guidava cortei di manifestanti a difesa dei loro diritti e che per ciò, più di una volta, venne arrestato e condotto in carcere.  Mirka e Romolo uniti in un appello nazionale inviato ai Cinque Grandi del mondo ad incontrarsi per debellare le guerre. Nasce dal sentire la necessità di voler parlare con lei di questa assurda invasione della Russia in Ucraina. Lei, una donna (come già ebbi a scrivere) ormai novantenne, piccola nella sua fisicità ma grande nella sua moralità, che ha dato tutta sé stessa alla lotta per la libertà. 

Da sempre la bandiera della pace sventola sul suo balcone, ancor prima di questa guerra come mai?

“La mia famiglia è sempre stata contro la guerra avendo subito il secondo conflitto mondiale con l’occupazione tedesca, pagandone le spese come tanti italiani. Sono cresciuta con la consapevolezza di essere sempre contro l’oppressore, di qualsiasi colore politico esso sia, e stare sempre con gli oppressi. Quando è scoppiata la guerra con l’occupazione di Israele in Palestina, noi abbiamo iniziato a fare iniziative per la Palestina liberata, e io ho esposto la bandiera della pace dicendo, finché la Palestina non verrà liberata la bandiera sarà esposta. Dopo più di 50 anni la bandiera è ancora lì.  Il territorio palestinese è ancora occupato e poi altre guerre sono sopravvenute, purtroppo. Quella bandiera ormai vale per tutte le guerre. Oggi esporrò anche quella per l’Ucraina. Quello che sta succedendo in questa guerra è terribile, i potenti annunciano la guerra e a morire è il popolo, la povera gente che non ha mai guadagnato e mai guadagnerà nulla da un conflitto bellico.” 

Lei come pensa sia possibile debellare la guerra?

“Bisogna lottare affinché questa guerra e questa oppressione cessi immediatamente.  Bisogna fare in modo che, se vogliamo veramente costruire la pace nel mondo, non possiamo solo a chiacchiere dire “via la guerra via le bombe”, dobbiamo dire: “distruggiamo le fabbriche che costruiscono le armi”, perché fino a quando ci sono i carri armati, fin quando ci sono mitra e bombe, le guerre si faranno. C’è chi deve guadagnare, altrimenti perché fabbricarle?” 

C’è differenza tra la guerra a cui stiamo assistendo con quella che l’ha vista partecipe con la sua famiglia?

Guardi solo l’idea che chi proclama la guerra è in possesso della bomba atomica vuol dire davvero che può costare la distruzione del mondo. La Germania pensava di distruggere alcuni stati per avere il dominio e il comando. Una guerra con armi “normali”, ricordo quand’ero bambina i bombardamenti. Avevamo a 5km una fabbrica che costruiva armi, e la stazione di Sulmona era il centro di smistamento che convogliava tutti i treni che dal nord e dal sud raggiungevano ogni parte di Italia. La nostra casa era a nemmeno 20km di distanza, quindi le bombe cadevano continuamente per distruggere quei bersagli. Nella nostra regione non abbiamo visto questa carneficina quotidiana di bambini, di donne, di anziani.   Ecco, questa è la guerra contro i civili, sparare contro donne e soprattutto contro i bambini. Bombardare un ospedale pediatrico? Questi sono i cremini di guerra.

Cosa significa oggi essere comunista?

In questo periodo di guerra alcuni amici mi hanno chiesto: come ti senti tu, che sei comunista, ora che i comunisti hanno aggredito l’Ucraina? Io dico questo: intanto io sono diventata comunista, me ne vanto e ci morirò, non per gli uomini ma per l’ideologia. Mi sono segnata la prima volta al partito comunista quando avevo 16 anni. Ho avuto dalle teorie, e anche dai compagni più grandi di me con i quali ho lavorato, degli insegnamenti notevoli che mi hanno accompagnato e mi porterò per tutta la vita cioè: la lotta per la pace, la lotta per i diritti umani, la lotta per l’uguaglianza, per l’emancipazione femminile, insomma per tutto ciò che è positivo. Non mi hanno mai insegnano nulla di negativo, mi hanno insegnato ad essere sempre contro i padroni che vogliono sfruttare gli operai, i contadini o chi per essi ed essere sempre contraria a chi sottomette, sia esso comunista o non comunista. Personalmente il PC non mi ha insegnato a fare la guerra ma a vivere per la pace.” 

Oggi esiste il comunismo?

E’ l’ideologia che è venuta meno. Anche se tu puoi avere tutte le ideologie del mondo, sono gli uomini poi che le realizzano. Putin può anche dire si essere un comunista ma non ha nulla del comunista altrimenti non si comporterebbe come si sta comportando. Non c’entra nulla avere una tessera in tasca, se poi non si segue ciò che il simbolo ti ha insegnato. Ripeto, Putin per me non è un comunista, non so per gli altri.” 

Ritiene sia fattibile la mediazione per sospendere l’invasione?

“Credo sia difficile. L’intento di una sovranità sovietica non farà purtroppo retrocedere un dittatore come Putin.  Molto dipende da chi gli sta a fianco. Gli oligarchi che gli stanno vicino hanno il potere e i soldi, soldi di tutta la Federazione sovietica, con queste sanzioni stanno perdendo molto e se solo questi si rinsaviscono o fanno fuori Putin o lo costringono a cessare la guerra. Di certo lui ha perso il lume della ragione, ma molto può dipendere da chi prima la pesava come lui. 

Un’università milanese aveva soppresso il corso sullo scrittore russo Dostoevskij, cosa ne pensa?

“Questo è grave, è una cosa inconcepibile, cosa c’entra la cultura con la guerra? Ma perché, studiare Puskin o un altro poeta significa fare la guerra? Ma poi cosa c’entrano i giovani italiani o di altra nazionalità, cosa significa proibire di studiare la cultura russa, che nulla ha a che vedere con Putin? 

Il Presidente dell’Ucraina Zelensky ha più volte dichiarato di voler far parte dell’Europa, crede sia giusto? 

“Sono convita che quella nazioni era già occidentale. Io sono stata sia  Kiev e sia a Tallinn. Romolo e io siamo stati un mese in nell’Unione Sovietica, abbiamo visitato tutte le repubbliche e abbiamo visto che gli ucraini non avevano nulla in comune con il resto della Russia. Persino le costruzioni delle case avevano una architettura occidentale. Lasciateli vivere liberi.”

Vuole aggiungere qualcosa a conclusione di questo incontro?

 “Sono felice di poter rilasciare questa intervista perché ho sofferto tanto per non essere stata, per la prima volta, in piazza a lottare per la pace, purtroppo mi sono sentita male e non ho potuto partecipare alla manifestazione indetta da “Punto Pace”.  Mi auguro che ci siano altre manifestazioni, così come mi auguro che l’occidente, adesso che è tutto unito, riesca a riportare la pace. Ancor di più confido che l’Italia possa dare un valido supporto a tutti questi rifugiati di guerra. Quando tutta questa tragedia cesserà, dobbiamo incontrarci di nuovo. Vorrò lanciare un appello allo Stato italiano affinché intervenga, non solo a parole ma di fatto, per la liberazione della Palestina. Ci sono stata e ho visto come il popolo sia stato sottomesso. 

“Tutte le guerre sono terribili; purtroppo esisteranno finché la cupidigia di potere dell’oppressore tenderà ad annientare la libertà dell’oppresso”. 

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