Gran Sasso e altre gallerie in Abruzzo, i nodi vengono al pettine? – rischio chiusura per 50 gallerie in tutta Italia

Scoop di "Repubblica": diffida della Commissione Gallerie parlerebbe di chiusura entro aprile se non vengono adeguate alle prescrizioni sulle norme sulla sicurezza oggetto del nostro esposto di novembre. Si scoprano tutte le carte, inaccettabili i ritardi anche nell'allontanamento delle sostanze pericolose dai Laboratori!

COMUNICATO STAMPA

I nodi del mancato adeguamento delle gallerie tra cui quella del Gran Sasso alle norme comunitarie approvate nel 2004 a seguito della tragedia del Monte Bianco e recepite in Italia dal Decreto 264/2006 pare stiano venendo al pettine.

Oggi Repubblica in uno scoop parla di una diffida del 12 febbraio 2020 della Commissione gallerie, struttura posta dal D.lgs. 264/2006 a sovrintendere la messa a norma delle gallerie stradali italiane, in cui si parlerebbe di chiusura di 50 gallerie in Italia e, in Abruzzo, delle gallerie del Gran Sasso, San Rocco e Colle Castiglione sulla A24 entro Aprile 2020 in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte dalla Commissione.

Noi avevamo fatto un accesso agli atti alla Commissione lo scorso settembre. Sconfortati, rilevammo una serie di pesantissime criticità, a partire dalla mancanza delle ispezioni obbligatorie fino ad arrivare allo stato di degrado strutturale raccontato da documenti ufficiali dello stesso concessionario. Degrado talmente esteso che era stato usato come giustificazione per rinviare alcuni interventi impiantistici dopo i necessari adeguamenti strutturali.

Quelle carte sono state oggetto di un corposo esposto, depositato a novembre e poi presentato alla stampa a febbraio.

Abbiamo sempre sostenuto che dietro all’idea del commissariamento, partita da Strada dei Parchi ad aprile 2019, in realtà ci fosse la questione del mancato adeguamento al D.lgs.264/2006, che allora non compariva nel dibattito pubblico. Eppure quella norma fissava in maniera inequivocabile la data per l’adeguamento a 13 anni dopo il suo varo, guarda caso al 30 aprile 2019. Lavori, secondo la norma, da eseguire da parte del concessionario (che in questo caso sostiene di non essersi visto approvare i documenti necessari da parte delle autorità) e senza oneri per le casse pubbliche. Tra l’altro, le misure alternative e restrittive di regolazione del traffico predisposte in tutta fretta a maggio 2019 per la ventilata chiusura del traforo, dopo un summit al MIT incredibilmente mai verbalizzato, avrebbero dovuto essere vagliate proprio dalla Commissione Gallerie. Dalle carte da noi consultate a settembre presso la Commissione non vi era alcun riferimento a tali misure se non una lettera del 20 maggio 2019 in cui l‘Ing. Migliorino girava l’ordinanza con le misure proprio alla Commissione gallerie per le opportune valutazioni. La Commissione se ne occupò? Quando? Con che esiti?

Ad aggravare la questione il fatto che quelle del Gran Sasso sono classificate quali gallerie speciali per la presenza dei laboratori di fisica, che a loro volta stoccano in maniera irregolare ben 2.292 tonnellate di sostanze pericolose. Materiali che devono essere allontanati, con operazioni complesse per le quali dovrebbero essere da tempo partite le richieste di autorizzazione come la Valutazione di Incidenza Ambientale. Invece anche qui, finora nessun documento è venuto fuori nonostante i solleciti della Regione Abruzzo.

Crediamo indispensabile che le carte citate da Repubblica siano pubblicate integralmente perché non è possibile continuare con lo stillicidio di notizie. Noi stessi stiamo avendo ulteriori difficoltà in un accesso agli atti presso il MIT sulla documentazione sul Gran Sasso, sui viadotti e sulle altre questioni che riguardano le autostrade. La trasparenza è fattore indispensabile nell’affrontare i problemi.

Di questo passo non ci si lamenti se poi le infrastrutture rischiano di chiudere in una situazione emergenziale per il paese.

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IL MARTELLO DEL FUCINO

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