Gli uomini grigi: Powercrop alla amatriciana

Ad onta della decisione pronunziata lo scorso 24 marzo dalla conferenza dei servizi in Regione Abruzzo a Pescara, la prospettiva di veder sorgere, tra Avezzano e Luco dei Marsi, sulle sponde del Fucino, un terribile mostro incenerente (e che oltre a tutto quello che caccerebbe nell’aria, aspetto per il quale è stato per il momento bocciato – non va dimenticato – sarebbe il fomite di un impressionante attacco alle nostre deficitarie risorse idriche, e persino ai fossi dell’Altipiano / dei quali ultimi è dubbia la idoneità a reggere la restituzione di acqua calda nelle quantità previste dal funzionamento del molosso a biomasse ligno-cellulosiche [e assimilati, naturalmente]) è tutt’altro che scongiurata.

Dall’accordo di riconversione produttiva dello zuccherificio di Celano del settembre 2007 – con il quale, in soldoni, si sono presi i danari dalle tasche di tutti i cittadini (ed in primo luogo da quelle dei primi danneggiati dalla chiusura di quell’impianto: dei bieticoltori cioè e di chi aveva investito, dotandosi dei mezzi, per quella coltivazione della barbabietola che per un secolo ha caratterizzato Fucino, e lasciata scomparire senza quasi fare motto da una classe politica inerme) per subornarli e convogliarli, in previsione, sotto forme diverse, nelle tasche di alcuni privati (socializzando però le ricadute sociali e particellari di un simile «progetto energia»), molta acqua è passata sotto i ponti: un movimento contrario ad un vero e proprio suicidio collettivo di massa è nato e si è rinsaldato, un opportuno ricorso è giunto ad infrenare cotanta riconversione delocalizzata e, addirittura, se si considerano i firmatari dell’originario accordo su non lodato (che, sia detto per inciso, conteneva una clausola denominata “segretezza delle informazioni” che in pochi luoghi al mondo, oltre l’Italia, delle pubbliche amministrazioni potrebbero accettare e contrarre senza che i loro rappresentanti finiscano, furiosamente spernacchiati e sommersi dal ridicolo, nelle patrie galere), si scopre che gran parte di costoro sono passati, nel tempo, a manifestare una contrarietà alla realizzazione dell’impianto, più o meno convinta, più o meno decisa.

In tempi recenti, alcuni fatti hanno contribuito a riaccendere la diatriba.

Il grumo inestricabile di anomalie contenuto nella procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, che è sostanzialmente passato indenne alle molteplici censure tecniche e di buonsenso che avrebbero dovuto condurre all’accantonamento immediato del progetto all’Incile, è tornato in rilievo in seguito ad un procedimento penale che ha interessato il dirigente regionale Antonio Sorgi (responsabile massimo della valutazione dell’impianto avezzanese), nella cui (poco convincente) ordinanza di arresto (per altri fatti) si sono appresi particolari interessanti riguardo la procedura autorizzativa dell’impianto Powercrop (idea originariamente frutto della «joint venture tra  Eridania-Sadam del gruppo Maccaferri ed Actelios del gruppo Falck», composizione in parte mutata in corso d’opera). Questi particolari, unitamente agli altri che dovrebbero aver raccolto, in ordine al giudizio V.I.A. di Powercrop, il N.O.E. dei Carabinieri di Pescara tra il 2010 (anno di emanazione del giudizio ambientale favorevole del Comitato regionale) ed il 2012, e ai tanti elementi nel frattempo emersi, anche per l’azione di diversi politici (Costantini / Stati – l’inchiesta romana dov’è finita? Ed il procedimento penale di Ezio Stati?) e, soprattutto, del Comitato No Powercrop, questi particolari, dicevamo, in qualsiasi Paese al mondo – escluso forse il sedicente Stato islamico – avrebbero condotto alla disconnessione di tutta questa folle idea. Siamo certi che quel giudizio favorevole fu genuino?

In tutto il mondo, dicevamo, scoprire certe connessioni avrebbe portato a cancellare il giudizio di Valutazione di Impatto Ambientale, ed anche il progetto di impianto relativo. Non in Italia però, dove tutto questo polverone non solo è bellamente andato innanzi ma ha persino visto la nomina di un commissario ad acta, nella persona del Prefetto della nostra sciagurata provincia, da parte del governo italiano, interessato quest’ultimo a che i progetti di riconversione previsti nell’ambito del settore bieticolo-saccarifero (in buona parte emanazione, i progetti, delle stesse entità private) siano finalmente portati a termine, rivestendo, udite-udite, importanza strategica nazionale (uuuuhhhhh!). Beninteso, il capo della provincia aquilana deve occuparsi del solo «progetto energetico» da insediarsi all’Incile, come detto, ovvero del mostro incenerente da oltre 30 MW, e non anche del «centro di di trasformazione orticola» pure contemplato dall’accordo di conversione del 2007, e mai seriamente messo in campo, con il relativo progetto, e per il quale non risulta siasi mai costituita la “newco” (una società di scopo con una quota di pubblico, tanto per colorare l’intruglio) incaricata teoricamente di realizzarlo (centro orticolo con sede a Celano, naturalmente; la ciminiera dall’altra parte di Fucino, ovvio).

Suaeccellenzailprefetto Alecci si è messo di buzzo buono ad occuparsi della questione, e quasi non se ne fosse mai occupato in passato (e già, proprio, nella doppia veste di capo della provincia e commissario / l’idea è antica) , ha convocato in pochi giorni per ben due volte a L’Aquila i protagonisti dell’accordo di riconversione, che sono peraltro piuttosto diversi dai protagonisti della parallela procedura accesa in Regione Abruzzo per il via libera all’inceneritore (e che è tutt’altra parrocchia). Sono state partorite altresì due onuste note prefettizie indirizzate alle parti interessate le quali, pretendendo di suonare esplicative e trasparenti, appaiono piuttosto irrituali e persino – se ci si permette – caotiche e contraddittorie. In attesa della decisiva riunione già in calendario del 29 aprile prossimo, quando gli originari sottoscrittori dell’accordo del 2007 (che, si sottolinea nuovamente, sono diversi dai soggetti interessati al procedimenti di autorizzazione integrata dell’inceneritore (che lo si chiami per quel che è!) saranno chiamati in prefettura – qui per input romano ministeriale – onde valutare «la possibilità di attuare la riconversione in aree alternative rispetto all’area di progetto già sottoposta a valutazione negativa da parte della Conferenza dei Servizi»! Pare di sognare.

La Valutazione di Impatto Ambientale infatti, per sua stessa natura non è indifferente al luogo che si individua per un intervento, e nel caso se ne indicasse, ora, altro diverso da Borgo Incile (del tutto inaccettabile infine anche per gravi ragioni geologiche, sinora sottociute ma messe in rilievo dalla microzonazione sismica), dovrebbe rifarsi l’intero iter, fatto che temiamo non sarà accettato dai rappresentanti di Powercrop, che troveranno più comodo ricorrere al Tar per vedere affermato il loro diritto a farla all’Incile, la centrale. A chiudere l’excursus sull’attività del prefetto-commissario, vi è da segnalare l’incredibile riunione tenutasi presso il municipio di Celano nei giorni scorsi, nella quale a rappresentare il commissario ad acta per la riconversione è stato designato…. il commissario prefettizio di Celano, che disgraziatamente è anche un sottoposto del prefetto, oltre che colui che incarna una delle parti firmatarie. In Afghanistan non sarebbe passata facilmente, una cosa simile (senza offesa per l’Afghanistan). Nondimeno, in tale riunione ci risulta abbiano preso la parola soggetti che avevano meno titolo di noi a presenziare, e siamo curiosi di capire come siano stati verbalizzati. Speriamo, nel prossimo futuro, in un poco di più di serietà e di rispetto per tutti noi, da parte di chi ci rappresenta (dall’autorità bifronte prefetto-commissario pretendiamo la stessa intensità, nell’attività di curatela degli interessi generali, lo stesso impegno che il governo chiede a costei per i cazzi della riconversione bieticola-saccarifera / aspetto quest’ultimo del quale, a noi legittimamente, al contrario della tutela degli aspetti collettivi, non preme assolutamente nulla).

Questo per dire che tra coloro che con felice immagine letteraria il nuovo assessore all’ambiente del municipio di Avezzano ha qualificato “uomini grigi”, noi temiamo si debbano ricomprendere sicuramente il commissario ad acta Alecci Francesco e, forse, anche sua eccellenza il prefetto Francesco Alecci.

Di sicuro, in tale novero di soggetti “grigi” va annoverato l’attuale presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, il quale, dopo cinque anni a guida di quell’ente  – che con la Regione ed il Comune di Avezzano risulta tra i sottoscrittori pubblici originari della riconversione  -, ha improvvisamente realizzato, nelle scorse settimane, come dell’impianto previsto (per di più nel suo paese natale) per valorizzare la «filiera orticola», la seconda gamba (zoppa) dell’accordo del 2007, non vi fosse traccia, denunziando pubblicamente quel lontano patto con fare apparentemente sdegnato.

In altra missiva del prefetto Alecci sulla spinosa questione inceneritore, del 2013, si legge che: «[…] sia la Regione Abruzzo, rappresentata dal Funzionario “Responsabile del procedimento” […] che la Amministrazione Provinciale dell’Aquila hanno manifestato la consapevolezza di dover affrontare gli aspetti di rispettiva competenza e di fornire i necessari pareri in sede di Conferenza dei servizi … […]». In effetti, mentre la Regione ha provveduto a fare (parte) del suo contestando la misura “md3” che ha prodotto la bocciatura (temporanea) del progetto, la Provincia, equivocando forse la denunzia politica orale dell’accordo del 2007 con la disconessione del procedimento autorizzativo attualmente acceso in Regione per l’inceneritore, ha pensato bene di disertare (sarebbe interessante conoscere chi abbia concepito l’idea di compiere una simile omissione) la esiziale conferenza dei servizi del 24 marzo scorso a Pescara, evitando – per quanto ci consta – anche di giustificarsi. Come noto, e come manifestato anche dalla stessa Provincia al prefetto in epoca non sospetta per come appena sopra riportato, il parere dell’ente si esprime, in questi casi, per quanto di competenza, all’interno di quella sede ove la norma prevede «l’acquisizione, da parte della pubblica amministrazione, di autorizzazioni, atti, licenze, permessi e nulla-osta o di altri elementi comunque denominati, mediante convocazione di apposite riunioni collegiali (cosiddetta conferenza) anche finalizzati all’emissione di un provvedimento amministrativo» (wikipedia). In tali frangenti vale la regola, parafrasando la nota battuta di un film, che chi tace acconsente e non quella che chi tace sta zitto (si ricorderanno, a tal proposito, le scalmane prese da questo foglio in occasione della procedura della discarica di Valle dei fiori di Gioia dei Marsi, ove il municipio di Pescina, non eccependo alcunché su quella tanto bislacca quanto infame idea di immondezzaio in alta montagna e su una falda, formalmente si pronunziò a suo favore, per quanto poi qualcuno abbia tentato di gabellare altro, mostrando o una discreta malafede o l’ignoranza assoluta delle regole – e non sapremmo dire cosa sia peggio). Dunque: la Provincia dell’Aquila, non potendosi neppure concepire che presidente, assessori, consiglieri, uffici, Genio civile sconoscano un simile principio basilare del funzionamento della conferenza dei servizi, ha inteso s-c-i-e-n-t-e-m-e-n-t-e, con la propria assenza, dire di sì a Powercrop, a prescindere da ciò che alcuni simpaticoni sostengono e da quel che politicanti da strapazzo potranno venire a raccontarci (una volta che ci si è fatti la “nomina” di creduloni, è difficile sfatarla, ed evitare molestie). Potrebbero sostenere che tale assenza sia stata “solo” ignavia ma una simile giustificazione non solleverebbe quell’ente da una responsabilità oggettiva evidente. Senza contare che “ritirare” (atto impossibile) la propria firma dall’accordo di riconversione del 2007 in ragione della sola mancata realizzazione del centro orticolo significa di converso affermare che ove questo centro – sostanzialmente con degli spiccioli rispetto alle entrate faraoniche che si prevedono per i padroni dell’inceneritore – venisse realizzato, si sarebbe favorevoli (che è, guarda il caso, la tesi che a Celano diversi indigeni, nella nota riunione, hanno insufflato). Il che non è accettabile, essendo quel progetto di “termovalorizzatore” del tutto incompatibile, a prescindere, con l’attività agricola fucense, persino nella forma piuttosto sfortunata condotta sino ad oggi.

Si dirà che non ci sta bene nulla. Probabile. Pure, in una simile temperie, la delegazione del municipio di Avezzano (che non è tra i firmatari della riconversione ma è presente nel procedimento autorizzativo per l’inceneritore, a conferma che le due cose sono e vanno distinte) e la sua costituzione per prepararsi ed andare alla già trattata conferenza dei servizi del 24 marzo ci sono piaciute come una purga di sale inglese. Poco ci è mancato che finissero massacrati, i malcapitati componenti, poco idonei alla pugna amministrativa in generale e con scarsa cognizione del procedimento particolare che andavano a discutere. Tutt’altro che chiara, sul tema, la ripartizione di competenze tra assessorati assessori e funzionari della popolosa capitale della Marsica, nebulosa la posizione del sindaco Di Pangrazio (il secco, che si è tenuto una fondamentale parallela delega al Salviano) e del di lui fratello consigliere regionale. Nebulosa, ovvio, non solo per via dell’uso spregiudicato fatto da costoro della lingua italiana.

Imbarazzante la posizione di una forza politica che ha ben sei consiglieri regionali, intestarditasi nel proporre risoluzioni talmente inutili che già ne sono state adottate un paio, nella passata legislatura, sull’inceneritore, all’Emiciclo. Nel mentre volantini inintelligibili e scarsi di firme e recapiti cominciano a circolare, e paiono – con tutto il rispetto degli estensori, certo animati dalle migliori intenzioni – più delle provocazioni che altro, e che fanno il paio con incontri pubblici presso i municipi dove dirigenti regionali in trasferta (la dirigenza è, tranne rare eccezioni, il vero cancro di quell’ente Regione) vengono oscenamente applauditi.

In realtà, ci sarebbero pochi passaggi giuridici da fare e da chiedere, ove si volesse sostanzialmente operare per impedire la realizzazione di un simile obbrobrio di inceneritore, ed è piuttosto stupefacente non siano già stati oggetto di dibattito. Di tali passaggi parleremo diffusamente nel prossimo numero.

Il Martello

Il Martello del Fucino 2015-2 SCARICA IL PDF

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