Galleria Gran Sasso – Frasi shock su rischio crollo: esposto e foto

«Guardi che quest’autostrada se ne cade a pezzi, col terremoto i ponti sono tutti infragiliti come fuscelli al vento, il cemento è farina, il ferro è ruggine. Lo sa il governo, lo sa il ministro Delrio» - Carlo TOTO, 'patron' di Strada dei Parchi

COMUNICATO STAMPA

Gallerie del Gran Sasso: le frasi shock di Strada dei Parchi sul rischio crollo della volta con isolamento di due province e il blocco della via di fuga dei laboratori.

Dato strutturale preoccupante: a dirlo è Strada dei Parchi nei suoi documenti. Ecco le foto e le relazioni inequivocabili presentate dal concessionario che parla di situazione “generalizzata“. Non adeguate ai requisiti del D.lgs. 264/2006: i perché nelle carte della Commissione Gallerie del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Aspetti ambientali ignorati nelle carte nonostante sia un aspetto centrale nel D.lgs.264/2006. Dal 2006 al 30/04/2019 tredici anni per non arrivare al risultato da parte di gestore e strutture statali di controllo. Le procure e gli enti accertino le responsabilità per i ritardi. Si va, impreparati, verso costosissimi lavori faraonici.

I fatti

Le gallerie del Gran Sasso, tra le più lunghe d’Italia con i loro 10,5 km, non sono state adeguate entro la scadenza del 30 aprile 2019 ai requisiti impiantistici fissati dal D.lgs.264 e presentano, per stessa ammissione di Strada dei Parchi nei documenti ufficiali, un livello di ammaloramento strutturale preoccupante con tanto di distacchi dalle volte.

Per questo, dopo un accesso agli atti alla Commissione Gallerie e dopo aver esaminato decine di documenti, lo scorso 7 novembre abbiamo presentato un corposo esposto a 45 enti e 8 procure (oltre la Corte dei Conti). Sono state interessate tutte le procure competenti per gli assi dell’A24 e A25 perché sono emersi documenti, seppur parziali, anche su altre gallerie assoggettate agli obblighi di sicurezza cui al D.lgs.264/2006.


Queste sono due delle foto inserite dal concessionario nella sua relazione inviata ad ottobre 2018 alla Commissione gallerie (“si riportano alcune foto significative della situazione generalizzata presente nei due fornici” scrive Strada dei Parchi; neretto nostro) utilizzata paradossalmente per chiedere un rinvio rispetto alla scadenza del 30/04/2019 proprio di alcuni lavori impiantistici richiesti dal D.lgs.264/2006.

Proprio per le parole del patron della Toto sopra richiamate, alla luce delle problematiche delle autostrade italiane, vista la clamorosa relazione al Senato della stessa Strada dei Parchi del 2016 passata inosservata fino alla nostra divulgazione nonostante contenesse parole più che allarmanti circa lo stato strutturale delle due gallerie, considerata la lettura del negletto (non da noi che abbiamo da tempo sollevato la questione) D.lgs.264/2006 per l’adeguamento delle gallerie per la sicurezza che recepisce una direttiva comunitaria del 2004 varata a seguito della tragedia dell’incendio nella galleria del Monte Bianco, abbiamo ritenuto opportuno approfondire ulteriormente la tematica dell’adeguamento delle gallerie presentando a luglio scorso un accesso agli atti presso la competente Commissione Gallerie del Consiglio Superiore dei lavori Pubblici per ottenere tutti i documenti originali.

Ricordiamo alcuni punti salienti del D.lgs.264/2006 relativo alle gallerie oltre i 500 metri di lunghezza: 1)i gestori devono adeguare le gallerie agendo su impianti e altri elementi come vie di fuga ecc.; 2)in caso di mancato adeguamento entro i termini provvedere a misure alternative tampone temporanee in attesa degli interventi; 3)gli oneri non devono ricadere sul bilancio statale ma nel caso devono essere riconosciuti nelle tariffe; 4)la norma si occupa non solo di sicurezza delle persone ma anche delle possibili conseguenze ambientali; 5)lo Stato doveva garantire attraverso la Commissione Gallerie del Consiglio Superiore dei lavori Pubblici e l’attività del Ministero delle Infrastrutture una serie di adempimenti come procedere ad ispezioni, approvare le misure di adeguamento o quelle alternative temporanee, relazionare annualmente al Parlamento circa lo stato di adeguamento delle gallerie italiane; 6)le attività di adeguamento dovevano completarsi entro il 30 aprile 2019.

L’accesso agli atti è partito a luglio 2019 ed è stato estremamente laborioso anche per la richiesta di Strada dei Parchi di negare l’accesso. Solo dopo diffide siamo riusciti ad ottenere decine di documenti dal 2006 al settembre 2019, anche se ci aspettavamo l’esistenza di una documentazione e di una corrispondenza molto più corposa viste le problematiche da affrontare per l’adeguamento delle maggiori gallerie italiane autostradali entro il 30 aprile 2019. Uno si aspettava solleciti, diffide, scambi frenetici di progetti, corrispondenza circa le problematiche ambientali – siamo in un Parco nazionale e a contatto con uno degli acquiferi più importanti d’Europa – e degli acquedotti di Teramo e L’Aquila che nel frattempo erano esplose con tanto di processo incardinato al Tribunale di Teramo ecc.

Il punto fermo è che il termine del 30 aprile 2019 è arrivato senza che le due gallerie del Gran Sasso siano state adeguate dal punto di vista impiantistico. Pertanto sono scattate le misure temporanee alternative che conosciamo (corsia unica; limiti di velocità ecc). Inoltre sono emersi problemi strutturali assai rilevanti descritti dalla stessa Strada dei Parchi con parole e foto inequivocabili.

Intanto dobbiamo rilevare che agli atti mancano completamente le risultanze delle ispezioni obbligatorie per legge (almeno due visto che il Decreto ne dispone almeno una ogni sei anni): lo Stato non è mai andato a visitare le gallerie autostradali più lunghe nel suo territorio! Appare quindi singolare che solo il 7 novembre 2019, con la nota relativa alle 200 gallerie cosiddette non a norma divulgata dai principali quotidiani italiani ieri (per incredibile coincidenza, data del nostro esposto), emerga finalmente un certo attivismo degli enti competenti.

Mancavano, almeno fino al 23/09/2019 data di conclusione dell’accesso, le valutazioni della Commissione Gallerie sulle misure alternative in caso di mancato adeguamento seppur entrate in vigore a maggio 2019 dopo, peraltro, l’incredibile summit al Ministero delle Infrastrutture con decine di enti che è rimasto “senza traccia” in quanto non verbalizzato (tra l’altro l’Ing. Migliorino il 20 maggio 2019 teneva a scrivere che prendeva atto delle misure alternative disposte ma che queste dovevano essere oggetto di valutazione della Commissione Gallerie). Mancava qualsiasi documentazione afferente la questione della sicurezza di acquifero, acquedotti e laboratori che nel frattempo era stata sviluppata su altri tavoli istituzionali. È come se quelle valutazioni non esistessero nonostante ai fini del D.lgs.264/2006 le gallerie del Gran Sasso siano addirittura classificate come Gallerie Speciali (quindi bisogna usare ancora maggiori precauzioni) proprio per la presenza dei laboratori del Gran Sasso, impianto a rischio di incidente rilevante per la presenza di 2.300 tonnellate di sostanze pericolose, per i quali le gallerie rappresentano le vie di fuga.

Arriviamo al punto che nelle Analisi di rischio dell’Università di Milano inviate alla Commissione Gallerie da Strada dei Parchi nel 2018, che non attengono alla questione strutturale ma all’impiantistica, mancavano i riferimenti alla questione dell’acquifero e degli acquedotti nonostante il Decreto 264/2006 fin dall’art.1 così recita:

Il presente decreto ha lo scopo di garantire un livello minimo sufficiente di sicurezza agli utenti della strada nelle gallerie della rete stradale transeuropea mediante la progettazione e l’adozione di misure di prevenzione atte alla riduzione di situazioni critiche che possano mettere in pericolo la vita umana, l’ambiente e gli impianti della galleria, nonche’ mediante misure di protezione in caso di incidente“.

Eppure nell’audizione al Senato del 2016 la stessa Strada dei Parchi aveva particolarmente evidenziato questo aspetto del D.lgs. 264/2006 e, cioè, che la questione ambientale era strettamente attinente alla sua applicazione (si rimanda ai passaggi e agli screenshot della relazione di SdP allegata all’audizione, ampiamente citati nell’esposto). Nel biennio 2016-2018 attorno a questa questione è accaduto di tutto, dai progetti del tavolo istituzionale regionale all’inchiesta della procura di Teramo. Addirittura in Parlamento Strada dei Parchi aveva affermato già nel 2016 che:

Anche il rivestimento di entrambi i fornici della g. G. Sasso sono fortemente degradati ed i recenti episodi di incendio in galleria nehanno evidenziato le criticità: ricordiamo che il collasso di un solo tratto di rivestimentocomporta l’isolamento reciproco fra le province di Teramo e l’Aquila oltre alla difficoltà dievacuazione del personale del Laboratorio Sotterraneo dell’INFN (centinaia di personedell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare)“.

E inoltre (il neretto è nostro), che:

“L’adeguamento impiantistico sarà possibile solo dopo un adeguato rinforzo strutturale di talune gallerie, le cui strutture in calcestruzzo presentano diffusi e importanti ammaloramenti dovuti alla mancanza, fin dalla loro costruzione,dell’impermeabilizzazione a tergo della calotta e dei piedritti. L’assenzadell’impermeabilizzazione, oltre a creare danni strutturali, genera situazioni dirischio per la circolazione stradale, dovuti alla formazione, durante il periodoinvernale, di vere e proprie stalattiti di ghiaccio che devono essere rimosse prima cheil loro peso le faccia collassare e cadere sul piano viario. Sotto il profilo strutturale,tutte le gallerie presentano criticità dei rivestimenti, in particolar modo esibiscono fenomeni di ammaloramento e carbonatazione della parte esterna del rivestimento,imputabili ad infiltrazioni di acqua, tali da richiedere interventi diimpermeabilizzazione e ripristino di parte del rivestimento, per uno spessorevariabile fino a 50 cm.” […] «Inoltre negli anni la faglia attraversata a circa 1400 mldall’imbocco lato Teramo ha dato segni di riattivazione con episodi di sollevamentoprogressivo dell’arco rovescio che era oggetto di monitoraggio anche prima del recenteterremoto di Amatrice: il piano verrà implementato per calibrare l’intervento diricostruzione di un arco rovescio sicuramente armato (a differenza di quello attuale) conpossibile blindatura del rivestimento a cavallo della faglia sui 2 fornici»

Alla Commissione Gallerie tutto ciò fino a settembre 2019 è sostanzialmente ignoto!

Per quanto riguarda l’adeguamento al D.lgs.264/2006, Strada dei Parchi, a parte espletare le prime incombenze collegate al decreto nel biennio 2006-2008, e dopo alcune succinte note tra il 2009 e il 2015 di pianificazione in cui si promettevano, a fonte dell’approvazione dei piani di spesa, interventi coerenti entro la scadenza, dopo un preliminare depositato nel 2016, ha presentato un progetto definitivo nel 2018, quando mancava un anno dalla scadenza fissata dal decreto. Nel progetto ha proposto di fare un adeguamento parziale entro il 30 aprile 2019 rimandando il resto degli interventi in una fase successiva entro il 2030, data di scadenza della sua concessione.

A quel punto la Commissione gallerie, oltre a imporre una serie di prescrizioni, ha chiesto chiarimenti a Strada dei Parchi circa le motivazioni alla base di questa scelta. È solo qui, a due anni dall’audizione al Senato dove aveva usato parole inequivocabili circa lo stato di ammaloramento delle gallerie, che il concessionario tira fuori proprio le problematiche strutturali che ieri hanno fatto tanto clamore* (e che SdP in un comunicato stampa ha provato a sminuire nonostante fossero proprie parole, il che ci ha fatto, amaramente, sorridere) circa i rivestimenti degradati e i distacchi dalle volte. In realtà non ha fatto altro che ribadire, addirittura con meno particolari, quanto la stessa concessionaria aveva messo nero su bianco nell’audizione del 2016 al Senato, pure sconosciuta alla Commissione Gallerie non essendo tra gli atti. Lo fa, paradossalmente, per giustificare il fatto che non conviene fare entro il 30 aprile 2019 alcuni lavori di adeguamento perché tanto bisognerà intervenire in maniera talmente pesante, asportando i rivestimenti delle volte per l’intera lunghezza delle gallerie fino ad una profondità di 40 cm (nella relazione al Senato aveva sostenuto fino a 50 cm) e rifacendole daccapo, e quindi non è il caso di fare due volte lo stesso lavoro di posizionamento di impianti. 

Nella nota SdP non cita la necessità di operare per isolare gli acquedotti che corrono sotto la sede stradale, che pure sappiamo essere intervento necessario sulla base degli stessi progetti di SdP presentati al tavolo istituzionale regionale. Questo giusto per far capire che tipo di lavori ci aspettano e che problemi avremo di fronte, ad esempio sull’approvvigionamento idrico durante i lavori per il quale sarebbe intanto il caso di finanziare immediatamente una vasta opera di recupero perdite idriche nel teramano nel mentre si espleta l’iter di predisposizione ed approvazione dei progetti.

A quel punto sia il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici sia il MIT mettono nero su bianco che il primo parere con prescrizioni della Commissione Gallerie deve ritenersi non esaustivo. Inoltre il Consiglio Superiore dei lavori Pubblici con una nota del 16/11/2018 avente per oggetto “Aspetti strutturali” delle gallerie del Gran Sasso scrive che per queste problematiche strutturali, descritte in forma qualitativa, deve essere “sviluppata una dettagliata e documentata valutazione quantitativa. Sulla base di questa dovranno essere fornite con tempestività rassicurazioni sulle condizioni di sicurezza dell’esercizio, quindi saranno sviluppati gli interventi di risanamento che sono ritenuti necessari“. Agli atti della commissione gallerie, almeno fino al settembre 2019, non abbiamo trovato questa documentazione. Sarebbe auspicabile, a parte fare comunicati privi di riferimenti tecnici, che Strada dei Parchi provveda a pubblicare tutto sul proprio sito web in modo da rendere accessibile l’eventuale ulteriore documentazione esistente (visto che, come detto, le analisi di sicurezza depositate alla Commissione Gallerie non attengono al lato strutturale ma a quello impiantistico, con i limiti che abbiamo sollevato relativamente alla mancata trattazione delle questioni ambientali). Ovviamente lo stesso dovrebbe fare il MIT.

Crediamo che tutta la questione del Commissariamento, emersa guarda caso proprio ad aprile 2019 in coincidenza con la scadenza fissata dal D.lgs.264/2006, dei 120 milioni di euro di fondi pubblici destinati alla messa in sicurezza, del dibattito che scaturì sulla ventilata chiusura dei tunnel, debba essere ora ripensata sulla base di questi documenti che dovranno a nostro avviso essere attentamente valutati da procure, Corte dei Conti e da tutti gli enti a vario titolo coinvolti visto tra l’altro che la Commissione Europea ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato adeguamento al D.lgs.264/2006.

Nel documento allegato di Strada dei Parchi si può leggere:

I rivestimenti di queste gallerie presentano allo stato odierno calcestruzzi deteriorati di modesta qualità superficiale a causa della lunga esposizione agli agenti atmosferici inquinati dai gas di scarico che con l’umidità si sono condensati sulle pareti come soluzioni acide ed hanno agito da disgregatori della pasta cementizia originaria. A questo si è aggiunto il processo di carbonatazione che nel tempo è penetrato nella massa del calcestruzzo fino a decine di centimetri alterando le sue originarie caratteristiche di resistenza ed omogeneità”; -“in alcuni casi, per il momento non molto diffusi, la faccia interna del rivestimento si presenta completamente disgregata e interessata da distacchi di calcestruzzo in calotta e ai piedritti“; *”in ragione del grado di ammaloramento riscontrato si potrà arrivare ad asportare da un minimo di 7 cm ad un massimo di 40 cm.” -”Un ulteriore fattore di degrado è dipeso dall’assenza dell’impermeabilizzazione a tergo del rivestimento in calcestruzzo, che al tempo del progetto e della realizzazione dell’autostrada A24 e A25 (anni 60-70) non veniva utilizzata come misura volta a garantire una maggiore durabilità del rivestimento. E’ accaduto quindi che la progressiva diffusione di fessure da ritiro sul rivestimento, che si sono allargate con il tempo, fino a risultare passanti l’intero spessore del rivestimento, come pure l’apertura dei giunti costruttivi, sempre a causa del ritiro, hanno determinato l’incremento nel tempo delle infiltrazioni dell’acqua di falda che sono visibili come diffuse percolazioni riscontrabili sopratutto lungo i paramenti ma anche in volta delle due gallerie. Questo ha determinato nei tratti in cui i rivestimenti sono armati un incremento delle ossidazioni delle armature con conseguente rigonfiamento e distacco del copriferro. In altri casi si osservano lesioni longitudinali continue che raggiungono i giunti fra blocchi di rivestimento. In alcune zone il calcestruzzo appare quasi privo di pasta cementizia probabilmente per effetto di un importante circolazione idrica in calcestruzzi già in origine molto porosi. In alcune zone il calcestruzzo appare quasi privo di pasta cementizia probabilmente per effetto di un importante circolazione idrica in calcestruzzi già in origine molto porosi“.

Alleghiamo (siamo comunque disponibili ad inviare tutti i documenti su richiesta):

ESPOSTO depositato 7 novembre 2019

ESTRATTO Relazione Strada dei Parchi 12 ottobre 2019

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