Fucino – Primo caso conclamato di caporalato: arresto per 3 pakistani e un italiano

E’ la prima volta che nel Fucino viene contestato il reato di “Caporalato”. L’arresto disposto per 3 pakistani e un italiano conferma la tesi che ad introdurre il caporalato nel Fucino sono stati proprio gli stranieri. L’unica ditta coinvolta ha sede legale nelle Marche. Proseguono le indagini

La prima notizia è che per la prima volta viene contestato il reato di Caporalato nel Fucino. La seconda è che i “caporali” sono stranieri e per la precisione pakistani. La terza è che la ditta coinvolta è una sola: è operante a Trasacco, però ha sede legale nelle Marche.

Caporalato nel Fucino – Intervista al comandante Luigi Falce. Avezzano, 4 novembre 2021

Nel corso della conferenza stampa tenutasi questa mattina nella caserma della Guardia di finanza di Avezzano, sono stati resi noti alcuni particolari dell’operazione che ha portato le fiamme gialle ad eseguire 4 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 3 cittadini pakistani e un italiano. Il reato penale contestato è il 603 bis (caporalato). Le indagini sono ancora in corso, anche nella Marche.

Ad illustrare i particolari dell’operazione il comandante della Gdf di Avezzano, Luigi Falce, e personale dell”Ispettorato territoriale del Lavoro di L’Aquila.

Caporalato nel FucinoConferenza stampa del 4-11-2021

La conferenza stampa – forse a causa delle indagini ancora in corso – è stata, diciamo, molto abbottonata e non ha comunque chiarito le modalità operative del sodalizio criminale: a fronte di alcune decine di braccianti vittime di sfruttamento – prevalentemente pakistani – la ditta coinvolta sarebbe però una sola. Escluso il coinvolgimento di altre ditte e nessun accenno nemmeno al flusso di denaro derivante dall’attività illecita.

L’ordinanza che ha disposto i quattro provvedimenti cautelari è stata emessa dal Gip Maria Proia, su richiesta del procuratore Andrea Padalino Morichini, ora in pensione.

Sembra che questa volta non si tratti di una delle operazioni spot contro il caporalto a cui siamo stati abituati negli ultimi anni, con decine di uomini che si calano nel Fucino e passano al setaccio decine di aziende, con risultati abbastanza deludenti.

Questa volta sembra che l’indagine, partita nel 2020, sia stata condotta dalle fiamme gialle su basi investigative più concrete. Sono state effettuate anche diverse perquisizioni, nel corso delle quali è stato sequestrato anche un computer in uso al cosiddetto “Caporale” con annotate le ore di lavoro effettivamente svolte dai braccianti stranieri, sequestrata anche la contabilità in nero della ditta coinvolta. I finanzieri hanno ascoltato anche numerosi braccianti immigrati, vittime del reato, le cui testimonianze rafforzerebbero il quadro accusatorio e probatorio.

Le indagini svolte avrebbero acclarato gli estenuanti turni lavorativi (anche di 14 ore) a cui erano sottoposti i braccianti, assenza dei periodi di riposo e di ferie, una retribuzione pari a 5 euro l’ora, in palese contrasto con quanto stabilito nei contratti collettivi di lavoro in agricoltura.

Si attendono ulteriori sviluppi e particolari dell’inchiesta.

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