FRAMMENTI [ 4 ] – Onna: passato, presente e futuro

A Onna presente, passato e futuro sono separati da una striscia di asfalto lunga neanche un kilometro.Onna è la frazione dell’Aquila più colpita dal terremoto; il paese raso interamente al suolo, il paese che con 400 abitanti ne ha lasciati 40 sotto le macerie, il paese che tutti abbiamo visto in televisione, il luogo simbolo del terremoto.

Eppure anche ad Onna ci si può arrivare dai campi, da strade di campagna dove le distese di granoturco frastagliano la sagoma del Gran sasso che, lui sì immobile, tutto sovrasta all’orizzonte. Certo arrivando dai campi di grano il rischio è quello di non essere pronti. Ma quando si è pronti ad entrare nella vita di qualcun altro in modo così violento?
Quale sguardo posare sul piatto che, dopo quattro mesi, beffardamente riporta ancora i resti di una cena non finita e la cui pulizia era stata rimandata a un indomani mai arrivato? Nel migliore dei casi un indomani non arrivato solo per quel piatto, nel peggiore anche per chi doveva lavarlo. Ma quando lo sguardo si scontra con questi scampoli di vita imbalsamati in un eterno presente, vorrebbe ritrarsi. Non si vorrebbe mai dover guardare lo specchio di un bagno riflettere il cielo appeso a un muro affacciato sul vuoto; non soffermarsi sul rubinetto di una doccia che non apre più nulla.
Pietà degli oggetti, strano sentimento con cui ci si avvicina a vite sconosciute e delle quali non si sa se sono ancora vite.

Ma Onna non è solo questo, perché Onna ha anche una strada, fuori dal centro abitato che ora è interamente transennato e al cui interno le ruspe lavorano incessantemente per radere al suolo tutto e rendere forse più facile dimenticare. Dall’altro lato della strada, Onna è un po’ meno abruzzese: la Provincia Autonoma di Trento ha quasi finito di realizzare 96 casette monofamiliari di 50 metri quadrati dove gli ex abitanti del paese, ora residenti in un campo adiacente alle nuove abitazioni, andranno a vivere.

Insopportabilmente vicini sotto l’occhio sempre vigile del Gran Sasso, presente, passato e futuro convivono in una contiguità spaziale quasi sfacciata. Ogni tanto, qualcosa attraversa la strada e prova a riunire tempi distanti, eppure così vicini. E’ così che in un tramonto agostano una curiosa processione mi viene incontro lungo La Strada: due giovani ragazzi con indosso una maglietta di Legambiente avanzano reggendo tra le braccia un Cristo di legno; dietro di loro si scorge il bianco abito di una suora, affiancato dal caschetto giallo lucido di un uomo della protezione civile.
Dopo 4 mesi e un giorno, il Cristo della Chiesa di Onna si è fatto ritrovare; anche lui starà per un po’ nel campo, dove sicuramente non mancherà, come in ogni campo, un luogo dedicato al culto. Dopodiché, anche per lui inizierà la ricerca di una residenza un po’ meno precaria.

Poco più tardi, una giovanissima coppia esce dal campo per precorrere il percorso a ritroso: hanno finalmente trovato il coraggio di andare a chiedere ai Vigili del Fuoco che sorvegliano tutte le aree terremotate il permesso per poter tornare in quel che resta della loro casa e vedere se qualche mobile ancora si salva. “La casa di fianco alla chiesa, non l’avete ancora buttata giù, vero?”, domanda con un filo di voce esitante la ragazza bionda.I mobili che vorrebbero rivedere non li hanno mai usati: in quell’appartamento, la casa d’infanzia di lei, i due ragazzi avrebbero dovuto andarci a vivere a luglio, dopo le nozze. Avevano finito di comprare tutti i mobili una settimana prima del terremoto, “Li avevamo pagati in contanti”, aggiunge la ragazza mentre la voce ormai si spegne in gola.

Oggi vengono a vedere le casette colorate che arrivano dal Trentino e che adesso custodiscono il loro sogno di vita comune. “E’ un bene che le costruiscano qui, proprio attaccate a dove c’era il nostro paese. Noi vogliamo restare vicini a quello che è stato nostro. Però speriamo che portino via tutte le macerie, perché non vogliamo continuare a vedere”, mi spiega lei.

Al di là della strada, quel marito che avrebbe dovuto esserlo ma non lo è ancora, perché anche il futuro è stato spostato, si accende una sigaretta.

 L’Aquila, 7 agosto 2009

Camilla Endrici
[ camilla.endrici@libero.it ]

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