FATE PRESTO – Covid 19: Ospedale di Avezzano “Zona nera”

Siamo alla “Caporetto” della sanità marsicana e manca ancora la “Linea del Piave”. L'unico ospedale in tilt, carenza di personale e assenza di posti letto, esplosione dei contagi, tracciamento saltato. E' emergenza nell'emergenza

Se l’Abruzzo è regione “gialla”, possiamo ormai definire la Marsica come “Zona nera”. L’unico ospedale del territorio non è più in grado di garantire i servizi essenziali, con il Pronto soccorso che ormai riceve a fatica solo i pazienti Covid.

Ci chiediamo quali numeri ha mandato il presidente Marsilio al governo, perchè anche le cronache dei nostri colleghi “sul campo” descrivono da giorni che nell’ospedale di Avezzano la situazione è fuori controllo. Altro che “Zona gialla“.

Il Presidente della Regione Marco Marsilio, l’Assessore alla sanità Nicoletta Verì, il Direttore della Asl 1 Roberto Testa e il Direttore sanitario Sabrina Cicogna è lo Stato maggiore che doveva – e deve – dirigere le operazioni per difenderci dalla seconda ondata della pandemia. Nella Marsica non hanno dato – e non danno – prova di essere in grado di fronteggiare quella che a tutti gli effetti è diventata una emergenza nell’emergenza.

Se si è arrivati al punto in cui ora lo stesso Marsilio invoca il Padreterno, non c’è certo da stare tranquilli. Il grido disperato che si alza dalla Marsica è lo stesso del titolo con cui il quotidiano “Il mattino”, il giorno del terremoto in Irpinia, implorava l’arrivo dei soccorsi dall’esterno: Fate presto.

La Caporetto marsicana

Se quella contro il Covid 19 è una guerra di trincea, in Abruzzo il nemico ha sfondato il fronte nel punto più debole: Avezzano.

Situazione tragica. L’Ospedale di Avezzano, di fatto l’unico rimasto nella Marsica, non è più in grado di assicurare l’assistenza essenziale. Il Pronto soccorso riceve ormai solo pazienti Covid e l’unica speranza che resta a tutti gli altri utenti è riuscire a raggiungere quello dell’Aquila. Anche nei singoli reparti la situazione è quasi al collasso, con lo scarso personale sanitario arrivato ormai allo stremo.

Pronto soccorso. Sono ormai almeno una quarantina i malati Covid accampati da giorni dentro e fuori la struttura in attesa di ricovero. Una situazione allucinante con decine di disperati parcheggiati al freddo e senza pasti. “Sono qui accampato da 3 giorni, senza una coperta, una bottiglietta d’acqua e senza mangiare”, è una delle tante segnalazioni giunte in redazione.

Nei giorni scorsi non sono mancati i casi di persone morte sul piazzale dell’ospedale – in ambulanza o dentro la propria auto – in attesa di essere ammessi nella struttura sanitaria.

Mancano i posti letto. L’Ospedale di Avezzano non è più in grado di ricoverare i malati Covid e quelli ospedali di L’Aquila e Pescara evitano di accoglierli. Si tenta di fronteggiare l’emergenza con la riconversione di alcuni altri reparti, o porzioni di essi.

Carenza di personale. Il personale è insufficiente a fronteggiare l’emergenza. Carenza cronica, aggravata dai trasferimenti di infermieri e medici in altri nosocomi, disposti negli ultimi tempi dalla dirigenza della Asl 1. E i casi di contagio che si moltiplicano tra gli stessi operatori sanitari stanno dando il colpo di grazia a quello che dovrebbe essere un servizio essenziale.

Tracciamento saltato. La prima linea di difesa contro la diffusione del Covid 19 – cioè il servizio di tracciamento dei casi di contagio – ha ceduto da tanti giorni. Tra le tante testimonianze, citiamo il racconto di una paziente covid, che da sola riassume lo sfascio in cui versa tutto il sistema sanitario marsicano:

Ieri ho ricevuto a casa una telefonata dalla Asl. L’operatrice cercava mia madre, per comunicargli che tra 10 giorni gli avrebbero effettuato il tampone. Gli ho risposto che mia madre è morta di Covid domenica scorsa, proprio in ospedale. Gli ho poi detto che anche io ho sintomi seri di contagio e di essere in attesa di tampone: gli ho chiesto quindi se il tampone di mia madre potevano farlo a me. Mi ha risposto che non era possibile e ha riattaccato. Dalla Asl, nonostante la morte di mia madre, non ho ricevuto nessun contatto per il tracciamento, al momento sono seguita telefonicamente solo dal mio medico di famiglia. Ma a mio fratello sta andando anche peggio: da diversi giorni è nella zona grigia del pronto soccorso in attesa di ricovero. Per giorni è stato lasciato senza una coperta e gli è stato dato solo due volte il tè e 4 fette biscottate. ”

Contagi nelle Rsa – Il caso più eclatante è quello esploso alcune settimane fa nella Residenza sanitaria per anziani Don Orione, una struttura privata in pieno centro di Avezzano. Su 160 persone tra ospiti e dipendenti, si sono registrati 104 casi di contagio e i morti, di cui abbiamo perso il conto, è di almeno 18. Situazione analoga, anche se con numeri minori, nella struttura Nova Salus a Trasacco. Sulla situazione nelle altre residenze per anziani e cliniche private marsicane non si hanno dati ufficiali. Certo è che anche nell’intero settore privato si registra uno scarso controllo da parte della Asl e della Regione.

Manca la Linea del Piave

La situazione è molto seria. Lo Stato maggiore che ha portato l’ospedale di Avezzano a diventare la Caporetto della sanità abruzzese è lo stesso che ancora guida le operazioni. Soprattutto mancano segnali che fanno pensare a una loro destituzione o quantomeno a un affiancamento con soggetti più capaci.

La rappresentanza del territorio in Regione è quella che è.

Malgrado le posizioni occupate nella maggioranza regionale, in assenza di loro azioni concrete per risolvere o alleviare la grave situazione non possiamo fare altro che limitarci ad elencarli, non fosse altro per i loro titoli di laurea: il consigliere regionale leghista dott. Angelo Simone Angelosante e il consigliere regionale di F.lli d’Italia dott. Mario Quaglieri, manco a dirlo Presidente della Commissione consiliare “Salute”.

Tantomeno, sul territorio, si intravede all’orizzonte una figura in grado di organizzare una Linea del Piave che ci difenda dal dilagare della pandemia. Figurarsi di concepire e organizzare un contrattacco. A questo punto la domanda, disperata, è: Che fare?

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