Emissario Claudio/Torlonia storia millenaria di un tesoro nascosto da riportare alla luce

Avezzano – Continua e assume contorni sempre più ampi l’opera di divulgazione dell’Associazione Amici dell’Emissario orientata a far conoscere la galleria sotterranea lunga quasi 6 chilometri, la cui progettazione e successiva prima realizzazione, risale al I° secolo dopo Cristo. Si tratta dell’Emissario Claudio/Torlonia, un’imponente opera idraulica servita a prosciugare il lago del Fucino che per estensione era il terzo lago d’Italia.

L’area dello sbocco dell’emissario, situata nella parte bassa del borgo antico di Capistrello, nella provincia dell’Aquila, è stata inserita fra “I luoghi del cuore” del Fondo ambiente italiano (Fai) dopo che, nel 2016, volontari e cittadini del posto, costituitisi successivamente nell’associazione Amici dell’Emissario, avevano avviato e promosso un’intensa campagna di sensibilizzazione rivolta all’opinione pubblica e alle istituzioni.

L’obiettivo era sollecitare un intervento di restauro dell’arco monumentale che fa da cornice alla galleria sul fiume Liri, e finalmente oggi si può dire che lo scopo per cui l’associazione era nata, è stato raggiunto. È di questi giorni infatti l’avvio delle attività dell’impresa a cui sono stati assegnati i lavori da parte della Soprintendenza.

La durata prevista dell’intervento è di 5 mesi, per un importo complessivo di 250.000 euro. Nei giorni scorsi è stata delimitata un’area di conferimento dei materiali in piazza Centrale e sono stati trasportati alcuni componenti del ponteggio che sarà installato accanto alla parete in opus reticulatum sormontata dall’arco.

L’area archeologica nei pressi del Liri è oggi raggiungibile attraverso una sentieristica appositamente ripristinata grazie all’impegno profuso da decine e decine di volontari, di diverse associazioni, che si sono alternate nei lavori di riapertura di interi tratti di sentieri, da anni ricoperti dalla vegetazione.

Il riconoscimento del FAI ha consentito l’accesso a un piccolo finanziamento che ha permesso agli Amici dell’Emissario la realizzazione di un suggestivo sentiero ad anello lungo poco più di un paio di chilometri. Il percorso è dotato di segnaletica CAI ma è privo di difficoltà tecniche, è infatti classificato turistico nel tratto da piazza Centrale alla ex centrale idroelettrica Torlonia, poi diventa escursionistico per il restante tratto.

È opportuno però un adeguato abbigliamento e calzature da trekking. L’accesso ai sentieri è possibile da tre differenti ingressi. Quello più classico è a piazza Centrale, nel borgo antico di Capistrello. Un secondo accesso è in prossimità della piazza del Municipio in via Piero Masci, mentre il terzo è ubicato nei pressi della stazione ferroviaria della frazione di Pescocanale, che offre l’opportunità di giungere sul luogo utilizzando i treni ordinari della tratta Avezzano-Roccasecca.

In corrispondenza di ogni accesso è ubicata una bacheca info-grafica dei sentieri, ricca di indicazioni, e dotata di QR code, che consente il collegamento al sito web degli Amici dell’Emissario dove sono riportate ulteriori notizie sull’area, ricca di elementi di notevole interesse storico – naturalistico.  

A Capistrello, le acque del Fucino, dopo aver percorso i circa 6 chilometri della galleria sotterranea, si riversano nel Liri in uno stretto canyon denominato Cupone. Quello è il luogo del cuore, dove tuffarsi in una storia che porta indietro nel tempo, lungo sentieri millenari, in un contesto unico, ricco di vegetazione e di singolarità.

A distanza di qualche anno dalla costituzione dell’associazione, gli Amici dell’Emissario, hanno maturato la consapevolezza di come, la fruibilità turistica dell’Emissario Claudio, sia diventata un’opportunità sia per chi ama la natura, la storia e le camminate per i sentieri di montagna, sia per gli operatori economici interessati a investire nel turismo.  

La speranza di molti è che l’intervento di consolidamento dell’arco romano sia solo il primo di un lungimirante programma di investimenti mirati a valorizzare, non solo il sito di Capistrello ma tutto il complesso sistema infrastrutturale che dal punto di vista ingegneristico costituisce un unicum da rendere fruibile al grande pubblico.

A tal fine diventa importante che a livello istituzionale sia raccolta l’urgenza di operare in sinergia fra Soprintendenza, Consorzio di Bonifica, Regione, Comuni e associazioni di categoria, affinché siano rese praticabili le visite all’interno della galleria, raggiungibile attraverso alcune discenderie come quella della Macchina a Capistrello, quella del Principe in località Borgo Incile, un tratto di quella del Calderaro lato Capistrello, oltre ai cunicoli sul versante avezzanese.

Le richieste da parte dei turisti in tal senso sono sempre più copiose e purtroppo continuano ad essere frustrate dal diniego che le associazioni in primis, sono costrette a ribadire, in quanto non in possesso delle necessarie autorizzazioni per entrare all’interno dell’infrastruttura.

Nel gioco delle responsabilità che si incrociano fra i vari enti, le cui competenze ricadono a vario titolo sulla gestione dell’Emissario, chi ci rimette sono i turisti e il territorio, che continua a perdere l’opportunità di utilizzare al meglio un potente attrattore turistico che non ha nulla da invidiare, quanto a magnificenza, ai grandi acquedotti romani come quello di Segovia, in Spagna, realizzato nello stesso periodo dell’emissario Claudio o quello di Pont du Gard, in Francia, risalente al 17 a.C.

Per avere un’idea delle dimensioni in gioco basti pensare che le arcate di Pont du Gard coprono una lunghezza di 275 metri per un’altezza di 49, tanto da farlo diventare, allora, il ponte più alto di tutto l’impero romano. L’acquedotto di Segovia invece, fa un balzo di 794 metri per un’altezza massima di 28. Entrambe le opere sono classificate come patrimonio Unesco.

L’emissario Claudio/Torlonia copre una distanza di 5.600 metri, ovvero 7 volte Segovia e 20 volte Pont du Gard per un’altezza (profondità media) di 80 metri, quasi il doppio dell’opera francese e quasi tre volte quella spagnola.  La differenza è che i resti delle opere di Pont du Gard e di Segovia sono visibili, mentre l’emissario di Claudio no, con l’aggravante che si continua a tenerlo nascosto.

Si ringrazia Fabio Venditti per la concessione di alcune delle foto pubblicate nell’articolo

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