Emergenza Coronavirus – Pescara: divieto passeggiate e jogging

Il sindaco Masci: "ogni uscita non necessaria è un'azione minatoria"

Il sindaco di Pescara Carlo Masci sceglie la linea dura. Emanata l’ordinanza n. 43 del 19 marzo 2020 con cui il sindaco vieta le attivita’ motorie e lo sport all’aperto. Stessa scelta fatta dal sindaco di Montesilvano, comune confinante. La decisione di Masci dopo l’esplosione di contagi registrati nelle ultime ore con 122 casi in più in Abruzzo, di cui 59 nella provincia di Pescara. 

Pescara, sindaco ordina: divieto passeggiate e jogging

L’ordinanza sindacale n° 43 del 19/03/2020 ha per oggetto: “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2“). Firmata ieri dal sindaco di Pescara Carlo Masci, fissa una serie di restrizioni agli sportivi della città di Pescara e ha effetto immediato.
In particolare, l’ordinanza dispone:

– uscire solo con il proprio cane restando a non piu’ di 400 metri dalla propria abitazione;
– il divieto di uscire a piedi o in bicicletta eccetto che per motivi lavorativi, di salute o per situazioni di necessità;
– il divieto di fare la spesa a non piu’ di un chilometro da casa.
Per i trasgressori sono previste multe che andranno da 25 a 500 euro, escluse ovviamente le sanzioni più gravi in caso di ripetute violazioni delle norme.

L’iniziativa del primo cittadino si poggia sui contenuti allarmanti di una relazione dell’ASL di Pescara. Si tratterebbe della stessa relazione citata dal Presidente della regione Marsilio – Ordinanza n. 10 del 18 marzo 2020 – con cui dichiarava zona rossa sette comuni del teramano e del pescarese. Questo il passaggio della relazione Asl, giudicato come particolarmente preoccupante:

Il costante incremento di nuovi casi dimostra che il numero degli affetti con interstiziopatia polmonare – si legge nella relazione della Asl – è di gran lunga superiore al numero dei casi già diagnosticati e il ritmo dei ricoveri nelle ultime giornate (20-30 al dì) appare essere la progressiva immersione di una base di diffusione nel territorio di più ampia di quanto sin qui documentato. Alla luce delle considerazioni complessive sopra riportate, appare opportuno, onde evitare l’aumento del contagio nell’area Montesilvano Pescara, che potrebbe produrre un aumento dei casi ingestibile con particolare riguardo alla necessità di terapie ventilatorie salvavita, mettere in atto ogni possibile azione volta ad evitare l’ulteriore diffusione del virus in queste zone“.

Seppur giustificata nelle motivazioni, l’ordinanza del sindaco di Pescara cozza sia con alcune leggi ordinarie che con diverse norme straordinarie. Al momento, per esempio, è incompatibile con quanto previsto dal DCPM 09/03/2020, che all’art.1 c.3 stabilisce:

lo sport e le attività motorie svolte all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro“.

Nella premessa dell’ordinanza pescarese si fa riferimento all’Ordinanza n. 10 del 18 marzo 2020, con cui il presidente della regione Abruzzo Marco Marsilio ha istituito la zona rossa in 6 comuni abruzzesi. Ordinanza che già aveva sollevato molti dubbi di legittimità e soprattutto sulla sua reale applicabilità: temi delicatissimi già trattati nei dettagli da site.it. LEGGI QUI

Quella delle ordinanze locali sta diventando, come prevedibile, una questione molto seria. In tutto il territorio nazionale sono sempre più frequenti inziative di presidenti di regione e sindaci che emettono ordinanze di legittimità nulla e di scarsa o impossibile applicabilità. Si tratta di vere e proprie invasioni di campo che cozzano sia con le leggi ordinarie sia con le norme emergenziali. Soprattutto queste iniziative locali cozzano con la Catena di comando e controllo, scattata con la Dichiarazione dello stato di emergenza nazionale del 31 gennaio scorso e mettono a rischio la tenuta stessa dell’impalcatura emergenziale su tutto il territorio nazionale.

I precedenti

Quella del sindaco di Pescara non è un’azione isolata. Da Nord a Sud, sono molti i sindaci che lo hanno anticipato.

Niente passeggiate a La Spezia, Messina, Catanzaro, Bologna, Firenze e in molte altre città italiane. A Roma e Milano per ora rimangono chiusi solo i parchi cittadini.

Il Tar Campania ha respinto il ricorso presentato contro l’ordinanza del presidente della Regione Vincenzo De Luca, che vietava di passeggiare e fare jogging. La motivazione, si legge nella sentenza del Tar, è che

il rischio di contagio è ormai gravissimo sull’intero territorio regionale” e i numeri sono in forte crescita, perciò va data “prevalenza alle misure approntate per la tutela della salute pubblica”.

Governo verso divieto assoluto sport all’aperto

Tutto lascia intendere che si andrà verso un inasprimento delle misure restrittive su tutto il territorio nazionale e che per gli irriducibili delle uscite all’aperto e gli sportivi da diporto i giorni, anzi le ore, sono contate.

La conferma arriva dal ministro dello sport Vincenzo Spadafora che, in un’intervista al Tg1, prospetta come molto probabile l’estensione a livello nazionale del divieto di attività sportiva all’aperto: “Abbiamo lasciato questa opportunità perché ce lo consigliava anche la comunità scientifica, ma se l’appello di restare a casa non sarà ascoltato saremo costretti anche a porre un divieto assoluto di attività all’aperto“.

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