Elezioni politiche: campagna elettorale fra familismo e promesse balneari

Si vota il 25 settembre, partiti in corsa contro il tempo per comporre le liste, redigere i programmi e individuare le candidature.   

Marsica – La caratteristica delle campagne elettorali è il ricorso alla propaganda per vendere il prodotto all’elettore/consumatore.

Al netto degli elettori che fanno già uso della loro marca preferita, resta un’ampia fetta di mercato elettorale piuttosto refrattario alla propaganda ma che sta lì pronto per essere aggredito dai venditori di slogan a buon mercato.

Gli aspiranti rappresentanti del popolo, novelli spuntisti di mercati rionali, magnificano la loro mercanzia e irretiscono il popolo votante, che per lo più, è irritato da tanta melliflua attenzione.

Due mesi di martellante propaganda, troppo pochi per raccontare un’idea di paese, ammesso che qualcuno l’abbia, ma abbastanza per circuire un popolo distratto e distrutto dalle circostanze.

Se la classe politica è lo specchio del paese, va da sé che il paese è rimasto saldamente ancorato a un modello di società che non si è mai emancipata, una società fondata sul familismo amorale che riproduce se stesso senza soluzione di continuità.

Il familismo amorale è un’idea dell’etica dei rapporti familiari per la quale, individui di un determinato tessuto sociale condividono i vantaggi materiali, in via esclusiva, nella propria famiglia nucleare e nella famiglia allargata che include i famigli, gli amici ed ovviamente gli amici degli amici.

Il familismo amorale è la fonte dei mali del nostro tessuto democratico perché in quell’assunto germina il seme del “favore” che diventa raccomandazione che alimenta il clientelismo che si trasforma nel consenso che produce la casta, ovvero l’antipolitica, che si trasforma in antistato e quindi in mafia.

La mafia è un modo di essere e di pensare che supera la comoda rappresentazione caricaturale, che la definisce, un mondo occulto e ramificato, fatto di commistioni tra politica e criminalità, governato da iene sanguinarie e colletti bianchi della finanza.

La mafia è un cancro che consuma lo Stato dall’interno, dentro la sconvolgente normalità del familismo amorale che è l’alimento principale di cui si nutre.

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