Democrazia in salsa avezzanese: il ritorno al centro del mercato del sabato

La vicenda del ritorno al centro e intorno a piazza A. Torlonia del mercato settimanale d’Avezzano è istruttiva per avere un’idea dei rapporti sociali, tra i residenti nel capoluogo marsicano.

È stato evocato in quest’occasione, impropriamente, il termine dialogo: è passata, alla fine, la piattaforma di un’unica parte – quella degli ambulanti, degli esercenti posti nella zona del municipio. Il commissario prefettizio non ha perciò dovuto comporre interessi diversi, conflittuali di sorta. Prendere tutto in blocco, o lasciare. (Non andava bene via Montello, via G. Garibaldi o altra strada come lochéscion – i locali sono usi obbedire agli ordini provenienti dall’esterno).

Non si è trattato di un vero e proprio ritorno al passato; via XXIV Maggio è solcata da mesi da una pista ciclabile ed è perciò diversa rispetto a due, tre anni fa. Dalla quasi conclusione della vicenda – se n’è saputo qualcosa lo scorso 9 gennaio – non si conosce ancora il suo destino. (È parte del tratto più frequentato della città). Quella fettuccia è passata da uno spazio voluto da un’amministrazione comunale (auspicato in qualche modo dal Pgtu nel 2003), progettato – a disposizione dei ciclisti –, a una pista ciclabile almeno octroyée. Perché concessa, può essere revocata in qualsiasi momento. Non abbiamo un’isola pedonale, però c’è quella «estiva», per quattro ore serali – a uso dei locali. Che vai a dire ai pedoni che, nelle sere d’estate, passeggiano comodamente sulla pista ciclabile che corre lungo via G. Marconi? È stata inventata nella campagna elettorale 2017 l’espressione «pista ciclabile estiva»: qui siamo ben oltre sommando i sabati alle fiere, alle manifestazioni, all’isola pedonale estiva. Sembra la descrizione di un luna park più che di una città.

È bene citare alcune narrazioni dietro questa decisione.

Ha funzionato l’insana idea che in un qualsiasi spazio pubblico, può farsi di tutto anzi, proprio tutto. La malridotta pavimentazione del catino in piazza Risorgimento e la stessa situazione di piazza A. Torlonia prima del suo restauro – dopo decenni d’incuria –, dimostrano quanto sia sbagliata una simile concezione. Un elemento per noi storico, un tema collettivo come i giardini pubblici, è identico al parcheggio di piazza Martiri di Capistrello o quello lungo via Cavalieri di Vittorio Veneto.

Gli affari che vanno male ai negozianti è, da un paio di decenni, il basso continuo che dirige la vita amministrativa locale. La crisi del comparto commerciale risale in realtà, da noi, all’inaugurazione dei primi magazzini sulla Tiburtina Valeria negli anni Ottanta del secolo scorso, ha inciso una contrazione della popolazione nel comprensorio e nelle aree che hanno come riferimento Avezzano (Reatino, Sorano) negli ultimi quindici anni e infine, vi è stata l’affermazione del commercio elettronico nell’ultimo lustro. La situazione resterà così anche nei prossimi trent’anni, a detta dell’Istat, per quanto concerne la popolazione; ricordo anche diversi compaesani che percorrevano oltre cento chilometri per le compere nei centri commerciali, fin dagli anni Novanta.

Come hanno reagito i commercianti avezzanesi difronte all’arrivo di grossi gruppi economici, ad Amazon? Come comportarsi per invertire queste tendenze? Hanno – come associazioni di categoria – imbalsamato un pezzetto di Quadrilatero, appellato «isola pedonale» un restyling per meglio opporvisi, proposto l’ossimoro Centro commerciale naturale. Diversi commercianti, invece, si sono riposizionati sul mercato, com’è fisiologico; vi è chi ha adottato l’orario continuato.

Io mi espongo forse troppo per questioni di tipo ambientale, però mi chiedo: chi consente, prolunga l’esistenza dei centri commerciali della zona? (Pochi, troppi, così-così). Si tratta, in realtà, migliaia di (silenti) avezzanesi con i loro acquisti e la loro presenza in quei magazzini – ci vanno anche per passeggiare, considerando com’è malridotto il centro da alcuni decenni. Vale lo stesso discorso per Amazon: nessuno ne parla mai in giro, però il martedì mattina io noto, non di rado, il sorriso di quel marchio stampato sui cartoni della raccolta differenziata.

Vi è anche un elemento soggettivo, per quanto spesso ripetuto: non era obbligatorio, da parte delle amministrazioni comunali e – in questi giorni – del commissario prefettizio, credere a simili fandonie.

Print Friendly, PDF & Email