Covid-19, Infn – La sfida di ‘Milano Ventilatore Meccanico’

Il progetto prevede la realizzazione di un nuovo dispositivo per lo sviluppo rapido di ventilatori automatici. Galbiati: "Se il virus viaggia in prima classe alla velocità subsonica di un aereo, la ricerca internazionale viaggia alla velocità della luce tramite le fibre di internet, e vinceremo noi".

Istituti di ricerca di tutto il mondo, con centinaia di ricercatori, insieme per realizzare un nuovo dispositivo, sicuro e affidabile, replicabile rapidamente su larga scala, per lo sviluppo rapido di ventilatori automatici che richiedono solo ossigeno o aria compressa ed elettricità. Nell’emergenza Coronavirus il progetto “Milano Ventilatore Meccanico” (MVM) in pochi giorni ha riunito una ventina di realtà scientifiche del globo ed è partito con un’attività di crowdfunding peraggiungersi a donazioni, già arrivate, di imprenditori illuminati.

“Il sostegno a pazienti affetti da polmoniti interstiziali bilaterali causati da SARS-CoV-2 richiede ventilatori meccanici – si legge nell’appello degli studiosi – apparecchi molto speciali la cui produzione in Italia è limitata rispetto alle attuali necessità“. Per questo “un gruppo di fisici e ingegneri ha deciso di mettere da parte gli studi sull’Universo infinitamente piccolo e infinitamente grande per dedicarsi a questa sfida in aiuto della comunità“.

Giovedì scorso ho sentito un amico per congratularmi con lui della consistente donazione fatta per acquistare un ventilatore polmonare – afferma all’ANSA Christian Galbiati, ideatore del progetto e responsabile del Programma Dark Side dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – ho appreso, però, che l’ordine fatto in Germania era stato cancellato. Questi ventilatori sono merce rarissima. Mi sono detto allora che si doveva fare qualcosa. Abbiamo fatto partire uno studio per vedere seera possibile fare un ventilatore con un disegno molto semplificato, aderente alle linee guida nazionali per sviluppo rapido di ventilatori, con pezzi già disponibili. La prima nazione che ha pubblicato queste linee guida è il Regno Unito, poi è arrivato il Canada. Ringrazio moltissimo il professor Arthur McDonald, premio Nobel per la Fisica 2015, che ha movimentato tutti i laboratori canadesi. L’Infn sta contribuendo in modo forte in Italia, come molti altri enti di ricerca, poi ci sono il Cern e negli Usa ancheil Fermilab. La costruzione del prototipo è cominciata, con impegni presi privatamente; stiamo aspettando altri fondi, ma non possiamo perdere tempo. Il primo test è atteso fra domani e sabato“.

Il test consiste nell’assemblare il circuito semplificato, due guardie idrauliche e due valvole che si aggiungono a pezzi già disponibili nel campo delle forniture tipiche per sistemi anestetici, insieme a una centralina di controllo, cuore del sistema, e strumenti di misura del flusso. La parte cruciale è il software.

Se il virus viaggia in prima classe alla velocità subsonica di un aereo – conclude Galbiati – la ricerca internazionale viaggia alla velocità della luce tramite le fibre di internet, e vinceremo noi. E’ uno sforzo piccolo, più importante è certo quelloper il vaccino, ma il nostro è significativo, mettiamo in rete i migliori ricercatori di fisica delle particelle, superando ogni barriera. E abbiamo scelto da subito di non brevettare nulla“.

I fondi saranno gestiti dalla Fondazione Aria che ha sede nel Centro servizi dell’Università di Cagliari. Partecipano: Princeton University; Laboratori Nazionali del Gran Sasso Infn; Museo della fisica e Centro studi e Ricerche ‘Enrico Fermi’; Gran Sasso Science Institute (Gssi) L’Aquila; le sezioni Infn di Cagliari, Roma, Napoli, Bologna, Genova; Università La Sapienza di Roma; Cnr Stiima Milano; Università ‘Federico II’ di Napoli; APC Université Paris Diderot, CNRS/IN2P3, CEA/Irfu, Obs de Paris, USPC Parigi;Fermi National Accelerator Laboratory, Batavia (Usa); Queen’s University, Kingston, Canada; Az Pneumatica Srl. di Misinto (Monza e Brianza); University of California, Los Angeles.

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