Collelongo – Traffico illecito di rifiuti, in 8 alla sbarra: ecco i nomi

Smaltiti nella discarica “Le Grottelle” anche rifiuti provenienti da Toscana e Campania: imputati gestore della discarica, ditte di trasporto, industriali e tecnici. L'ombra della camorra

di Angelo Venti e Claudio Abruzzo

La discarica “Le Grottelle” – che negli anni ha inghiottito quasi 17mila tonnellate di rifiuti – è stata il terminale di smaltimento di un vasto e illecito traffico di rifiuti provenienti dalla Toscana e dalla Campania, con il sospetto coinvolgimento della camorra.

Ricordiamo che ad accendere i riflettori sul via vai anche notturno di camion nella discarica di Collelongo e sugli intrecci tra alcune ditte di trasporto di rifiuti e altre inchieste della DDA toscana fu, 5 anni fa, la testata SITe.it con questo nostro articolo del marzo 2017:

Le indagini, avviate dalla Procura di Avezzano, sono poi passate nelle mani della Procura Distrettuale antimafia dell’Aquila. Una storia delicata che fa suonare più di un campanello d’allarme su cosa da anni si muove nella Marsica, con nomi e Modus operandi che rimandano ad analoghe inchieste delle DDA di Napoli e Firenze e che lasciano ipotizzare che in tali traffici illeciti non sia da escludere anche la longa manus della camorra.

Il processo

Il procedimento penale sulla discarica “Le Grotelle” entra finalmente nel vivo. Nell’udienza dell’11 aprile scorso, nell’aula 5 del Tribunale di Avezzano, di fronte al giudice monocratico dr. Paolo Lepidi sono state trattate le posizioni di vari soggetti accusati di Traffico illecito di rifiuti.

Collelongo – Discarica “Le Grottelle” [Foto SITe.it]

E’ il Pm Roberta D’Avolio, della Procura Distrettuale Antimafia dell’Aquila, a muovere le accuse nei confronti del proprietario della cava di Collellongo destinata a discarica Remo Tamburro, degli amministratori di società di trasporto di rifiuti campane Paolo e Nicola Fontana e Pietro Ventrone, del responsabile degli stabilimenti Lukart di Diecimo e Porcari Daniele Nori, del rappresentante legale della Ecoverde Srl (società di Siena che da anni opera come intermediaria nel settore ambientale) Giuseppe Pieri, e infine dei geologi Gaudenzio Leonardis e Alessandra Maroncellin.

Secondo l’accusa i due geologi – in qualità di firmatari del progetto di recupero ambientale della cava, depositato alla giunta regionale d’Abruzzo – avrebbero dichiarato falsamente che «il sito non ricadeva all’interno della fascia di protezione esterna del Parco» permettendo così che venissero conferiti nella cava di Collelongo circa 120 tonnellate di rifiuti dalle Cartiere Lukart di Diecimo e Porcari che non potevano essere smaltiti nel sito di “Le Grottelle”, procurando così alle cartiere della Lukart un risparmio di circa due milioni di euro, in soli due anni.

Durante l’udienza dibattimentale i Pm hanno interrogato il maresciallo di Pg della Procura di Avezzano che aveva inizialmente seguito le indagini nel 2018, poi completate dalla Procura antimafia dell’Aquila. Il militare nella sua deposizione ha confermato le gravi carenze autorizzative del progetto che, ricordiamo, prevedeva il ripristino dell’ex cava mediante riempimento con rifiuti prodotti dalla Lukart negli stabilimenti di Diceino e Porcari (Lucca), miscelati con terra di riporto: secondo l’accusa tale miscelazione non sarebbe avvenuta e i rifiuti sarebbero stati ammassati nella cava senza alcun trattamento.

Inoltre il titolare della cava, Remo Tamburro, avrebbe iniziato a smaltire in un periodo in cui era sprovvisto della relativa autorizzazione, che sarebbe invece stata concessa solo nel dicembre 2014. Autorizzazione che tra l’altro sarebbe stata sospesa poco dopo poiché – a seguito di controlli eseguiti dall’Arta Abruzzo nel novembre 2015 – nella cava furono rilevati valori di idrocarburi pesanti (C>12) decine di volte superiori ai limiti di legge: “composti moderatamente volatili, trovati nelle matrici ambientali, derivanti da processi di disinchiostrazione nel riciclaggio della carta”.

In particolare gli inquirenti hanno concentrato la loro attenzione su alcuni scarichi effettuati tra il marzo e il dicembre 2014: durante questo periodo, secondo l’accusa, a Collelongo sarebbero stati smaltiti illecitamente tonnellate di rifiuti provenienti dalle cartiere di Diecimo e Porcari, ma anche fanghi provenienti da Caserta e altre zone della Campania.

A finire nel mirino degli uomini della giudiziaria di Avezzano sono state anche le società di trasporto, tutte con sede nella provincia di Caserta: Ve.Ca. Sud di Pietro Ventrone, Gruppo Fontana Srl di Paolo Fontana e Logistica Srl di Nicola Fontana. Ditte di trasporto che negli anni sono state al centro di numerose inchieste non solo giornalistiche ma anche di diverse procure e – almeno secondo alcune fonti – diverse di loro sarebbero ora in liquidazione mentre gli interessi economici si sarebbero spostati nel settore del cemento.

Ma torniamo al processo di Avezzano.

Sembrerebbe che gli inquirenti avrebbero certificato che, solo nei primi sei mesi del 2015, sarebbero arrivati a Collelongo circa 200 scarichi di rifiuti provenienti da Lucca e smaltiti nell’ex cava Le Grottelle: una media di 4-5 viaggi al giorno. Del resto era stato proprio quel via vai di camion che, scaricando rifiuti anche di notte, non era sfuggito agli abitanti del paese, tanto che il 23 settembre 2015 i consiglieri di opposizione del Comune di Collelongo avevano presentato anche un generico esposto in Procura.

Nella prossima udienza del 13 ottobre 2022 verrà chiarita la posizione dell’intermediario Pieri Giuseppe, amministratore della società Eco Verde Srl di Siena: secondo l’accusa Pieri avrebbe omesso di verificare la corrispondenza dei rifiuti prodotti dalle cartiere toscane, e la loro idoneità allo smaltimento nella cava di Collelongo. Particolarmente delicata è la situazione di Daniele Nori, responsabile dello stabilimento Lukart di Porcari, anche lui come Pieri accusato di traffico illecito di rifiuti: secondo l’accusa avrebbe permesso che venisse smaltito a Collelongo un tipo di fango prodotto nello stabilimento di Diecimo che non poteva essere usato nel ripristino ambientale delle cave, così come certificato nel 2017 dall’ARPAT Toscana dopo approfonditi controlli sugli stabilimenti della Lukart che avevano aperto nuovi filoni di indagine da parte della Procura di Firenze sullo smaltimento illecito di rifiuti nel centro Italia.

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