Cinghiali e incidenti stradali

COMUNICATO STAMPA

Gentili signori, ci riferiamo all’articolo del 30 agosto, pubblicato su La Nazione, relativo all’incidente provocato da un cinghiale sulla strada provinciale 38 che collega Trequanda a Sinalunga (SI).

Come tutti, siamo dispiaciuti per la persona che alle 5.30 ha subìto il capovolgimento della sua auto ed ora è in gravi condizioni all’ospedale ma sappiamo anche di chi sono le responsabilità. Non certo del cinghiale che probabilmente fuggiva dai cacciatori che portavano ad esercitare i loro cani prima di giorno in previsione dell’apertura della stagione venatoria.

Come per gli alberi colpiti dai temporali che cadono sulle auto e a volte sulle persone perchè non è stata fatta loro regolare manutenzione, così come per gli incidenti stradali provocati da fauna selvatica perchè l’ecosistema non è stato rispettato ma ecologicamente distrutto, le responsabilità sono di chi ha manomesso la Natura ignorando quanto possano essere distruttive le leggi non più capaci di governarla. Altrimenti puntare l’attenzione esclusivamente su incidenti e danni, è un po’ come guardare il dito e non la luna.

Si appicca un incendio in Amazzonia per dare spazio agli allevamenti intensivi e poi tutta l’Amazzonia brucia; si diffondono gas serra nell’atmosfera e poi i ghiacciai si sciolgono, le specie che vi abitano si estinguono e le bombe d’acqua arrivano dove non erano mai arrivate; si distrugge un ecosistema (fauna e flora che interagiscono in un determinato ambiente costituendo un sistema autosufficiente e in equilibrio dinamico) e si pretende di dare la colpa ad animali che in quel momento, come testimoni dell’accusa, assurgono a geni della mente ma in altri restano inerti e miserevoli cose.

Il cinghiale colpevole dell’incidente, si scrive sia stato un animale di 100 kg. quindi non certo un cinghiale maremmano (Sus scrofa majori) che pesa intorno ai 50 kg. ed è quasi estinto a causa della caccia ma, sicuramente, un cinghiale dell’est Europa proveniente da immissioni – autorizzate o no – effettuate in questi decenni da enti che hanno assecondato le richieste delle associazioni venatorie, appunto a scopo di caccia, oppure da un ibrido derivante da accoppiamento fra cinghiale e suino domestico lasciato al pascolo. D’altra parte la carne del cinghiale è molto ricercata tant’è che anche il povero animale morto, appena qualcuno ha girato la testa dall’altra parte, è stato trafugato da ignoti.

La Regione Toscana stabilisce siano il 2% gli incidenti causati da fauna selvatica nel totale degli incidenti stradali. Ma l’Osservatorio Regionale Toscano sulla Gestione Faunistica non rileva e non indicizza gli incidenti di caccia nei confronti di umani e animali domestici come se gli umani uccisi dai cacciatori siano meno umani di quelli uccisi dai cinghiali. Questi umani dimenticati sono però registrati dall’Associazione Vittime della Caccia, naturalmente ad effetto iceberg in quanto molti incidenti non si conoscono http://www.vittimedellacaccia.org/component/content/article/42-dossier/3036-i-dossiers-vittime-della-caccia-i-dati.html.
Franco Nobile, medico e cacciatore, nel libro Il cinghiale: “Oltre alla gregarietà, il nomadismo è una delle caratteristiche etologiche più importanti del cinghiale. Dopo lo sviluppo della rete stradale con il conseguente aumento del traffico veicolare diurno e notturno e con l’apposizione delle recinzioni ai bordi delle autostrade, l’habitat di questo ungulato è stato frazionato in una serie di scompartimenti non comunicanti tra loro che hanno impedito gli spostamenti più importanti”  ( https://www.gabbievuote.it/caccia-al-cinghiale—relazione.html).
Soprattutto le autostrade e le strade ad alto scorrimento sono sbarramenti insormontabili per la fauna selvatica. Per superare questo sbarramento il progetto “Rete biodiversità” nella provincia di Varese si sta occupando di costruire corridoi ecologici necessari per mammiferi e uccelli. Sono 38 le amministrazioni coinvolte nel progetto dopo uno studio di fattibilità che ha individuato 54 varchi di cui 7 particolarmente critici. Il progetto prevede anche la riqualificazione delle aree verdi e la deframmentazione di sbarramenti invalicabili per gli animali in corrispondenza dei quali saranno realizzati piccoli sottopassi, mensole, rampe o ponti sospesi. Tale progetto ha ottenuto il plauso della Comunità europea che è tra i maggiori finanziatori http://www.fondazionecariplo.it/it/progetti/ambiente/biodiversita/biodiversit.html
Può sembrare strano ma, avvicinandoci all’apertura della stagione venatoria, gli animali si risvegliano dal letargo come i cacciatori. Si fotografano, si scrive di loro e ci si lamenta, si promuovono le ingiustificate e illegali determine per la loro soppressione, anzi sterminio.
Ma questo sterminio in Toscana, pur attivato con ogni mezzo lecito e illecito, nonostante la buona volontà delle istituzioni, sembra non possa avvenire come se il cinghiale avesse nove vite come il gatto o rinasca dalle proprie ceneri come l’araba fenice, come se la legge toscana n. 10 del  9 febbraio 2016 che ha consentito per tre anni di seguito lo sterminio di tutti gli ungulati (cervi, caprioli, daini, mufloni, cinghiali) abbia fatto flop nonostante, a chiusura dei conti, l’assessore regionale abbia dichiarato, con l’esultanza dovuta, che il numero di animali sterminati sia stato di 215.575 ungulati tra cui 184.774 cinghiali.
Perché secondo i cacciatori e i loro adepti, i cinghiali sono sempre più numerosi anche se ne vengono uccisi a centinaia di migliaia ogni anno? Perché nonostante la legge n. 221/2015 (collegato ambientale alla legge di stabilità) che dopo tanti anni di incuria, ha finalmente proposto il divieto di ripopolamento e foraggiamento i cinghiali crescono?
I conti non tornano e ci piacerebbe che tornassero. Qualcuno riesce  a farli tornare? Si sa che la matematica non è un’opinione e metterebbe tutti d’accordo.
Vorremmo tanto che l’informazione scrivesse e parlasse di realtà, di verità, di scienza e diffondesse il suono di tutte le campane.

Mariangela Corrieri
Presidente Associazione Gabbie Vuote ODV Firenze

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