Cinghiale, e io pago!

Tra Tanzania e Abruzzo

di Augusto De Sanctis

In Italia se fai un incidente con un cinghiale e, auspicabilmente, te la cavi, richiedi fior di quattrini allo Stato.

In Tanzania, invece, se ammazzi un animale selvatico paghi tu e lo Stato te lo dice a chiare lettere prima, cercando di evitarti questa esperienza.

Tariffario bilingue per gli animali uccisi (Foto: Augusto De Sanctis – Tanzania 2019)

Avrei voluto intitolare il pezzo «cinghiali, sindaci e realtà capovolta» ma ho preferito andare sul sicuro, considerata anche l’effettiva delicatezza del tema, quello della sicurezza stradale connessa all’incidentalità causata da impatto con animali selvatici.

Una questione seria, su cui negli anni ho cercato di intervenire assieme ad altri specialisti del settore ricordando tutta una serie di accorgimenti per mitigare i rischi semplicemente copiando dagli altri paese. Che ne so, gli ecodotti sulla nuova autostrada Spalato-Zagabria in Croazia.

Dopo anni e anni spesi a ricordare come in altri Paesi le strade le progettano direttamente assieme ai naturalisti che lavorano inquadrati dentro ministeri e agenzie pubbliche dotando le infrastrutture di sovrappassi, sottopassi, ecodotti, reti, segnali acustici e quanto altro necessario; davanti a decenni di ignavia da parte dei soggetti pubblici e privati coinvolti, compreso un pubblico troppo spesso al massimo ululante – e non ce ne voglia né il Lupo né Gene Wilder o Feldman-Igor – e bisognoso dello scalpo di turno al grido di «uccideteli tutti» (vasto programma, avrebbe detto De Gaulle, visto che neanche i tedeschi, notoriamente leggermente più organizzati di noi, sono riusciti a venirne a capo attraverso l’uccisione degli animali); registrati i lutti e i feriti che purtroppo si sono susseguiti nonostante i lai di cui sopra; considerate le montagne di articoli di stampa spesso connotati da un taglio degno, appunto, di Frankenstein Junior; all’ennesimo lupo morto sulla SS 17 a Roccacasale, in un punto inutilmente segnalato e dove l’ANAS, con la complicità della Regione Abruzzo, fece spallucce rispetto alle richieste di progettarlo in maniera tale da renderlo più sicuro riuscendo nell’impresa di renderlo se possibile anche più pericoloso allargando la sede stradale e alzando muri che oggi costringono la fauna selvatica a rimanere sulla sede viaria stessa; insomma, davanti ad una società refrattaria si può decidere di rimanere in silenzio limitandosi ad osservare oppure di alzare qualche tono sperando di dare la sveglia.

Dosso rallentatore (Foto: Augusto De Sanctis – Tanzania 2019)

Non vorrei sparare sulla Croce Rossa, ma devo dire che l’ultimo ventennio durante il quale mi sono occupato del problema, anche professionalmente (il primo studio con interventi fu realizzato dal piccolo paese di Anversa degli Abruzzi, quattrocento abitanti, nel lontano anno 2007) ho realizzato che il punto più basso raggiunto nella vicenda è stata la creazione della chat dei sindaci dei comuni del chietino dedicata al problema “cinghiali”. Intanto perché non mi risultano chat per argomenti a mio avviso ben più importanti dal punto di vista della crescita sociale, economica e, perché no, culturale di quei territori. In secondo luogo perché da queste chat wapp ne sono scaturiti di fatto solo ordinanze contingibili e urgenti dal contenuto riassumibile in «accideteli tutti» o giù di lì. Niente più; che ne so, i dati di quanti dissuasori sono stati installati da quei comuni o di quanti sottopassi sono stati allestiti per permettere il passaggio degli animali senza rischi.


Attraversamento giraffe (Foto: Augusto De Sanctis – Tanzania 2019)

Saranno consapevoli del fatto che la Provincia di Pescara fin dal 1997 – ventidue anni or sono – sopprime cinghiali con piani speciali di prelievo con la carabina che vanno oltre la normale stagione di caccia, uccisioni che si sommano alle catture realizzate dal Parco del Gran Sasso più o meno dagli stessi anni? Saranno consci del tasso di reclutamento – il numero di individui che si aggiunge ogni anno alla popolazione – che contraddistingue la specie? Non mi sembra aver sortito grandi effetti sul problema.

In realtà, visto che una carabina può ammazzare un cristiano o un musulmano o un ateo a due-tre chilometri di distanza e dovendosi applicare queste ordinanze in aree densamente abitate, in periodi di raccolta di uva e di turismo rurale, queste ordinanze, fortunatamente bloccate dall’allora Prefetto di Chieti, avrebbero probabilmente portato a realizzare quella che si chiama eterogenesi dei fini. Cioè ammazzare appunto qualche cristiano, musulmano oppure ateo.


Dosso rallentatore (Foto: Augusto De Sanctis – Tanzania 2019)

Dopo un incidente purtroppo mortale sulla fondovalle Sangro, per dire, non sono riusciti a brandire una lettera della Regione Abruzzo che anni prima, nel 2008, dopo una mia nota, aveva imposto all’ANAS di mettere in sicurezza l’infrastruttura.

Figurarsi, siamo nel paese dove nell’autostrada A24 e A25 entrano addirittura le vacche, oltre a morire orsi, lupi e cervi, con tanto di rinnovo per dieci anni della concessione al privato senza gara e con un bel finanziamento di due miliardi di euro pubblici a fondo perduto in cambio di un miliardo messo dal concessionario attraverso la riscossione della tariffa degli utenti. Vabbè, questa è – quasi, giacché la sicurezza stradale riguarda anche gli incidenti con la fauna selvatica attraversando un territorio ricco di animali – un’altra storia, oggetto di altra chat wapp sindacale al grido «non vogliamo gli aumenti del prossimo mese» (ma perdiamo di vista quelli che ci saranno per venti anni…).

Frame rubato da video LAQTV: “Mucche invadono la A24. Traffico bloccato…”

Il mio recente viaggio in Tanzania è stato però illuminante perché ho constatato come i nostri sindaci agiscono in una realtà capovolta, avvitandosi con una fetta consistente del loro elettorato in quella che gli psicologi chiamerebbero una continua «coazione a ripetere»; l’errore al grido «accideteli tutti» oppure «cacciate li sordi».

Ebbene, in Tanzania, in quel di Mikumi, esiste una strada asfaltata, forse la più trafficata del paese. Camion e pullman in quantità drammatiche. Per cinquanta chilometri attraversa il parco nazionale di Mikumi. Ecco, in un paio d’ore di viaggio su questa strada ho visto attraversare decine di gazzelle, zebre e giraffe. Mi dicono che passano pure elefanti e leoni. Purtroppo ci sono report scientifici che testimoniano un effetto negativo sulla conservazione degli animali a causa degli impatti.

A mali estremi, estremi rimedi. Sulla strada il Governo tanzaniano ha imposto per larghissimi tratti il limite di 50 km/h. Voi direte: «eh sì, figurarsi chi lo rispetta, stai parlando di una delle principali strade di una nazione!». Semplice, poiché tutto il mondo è paese, hanno moltiplicato i famosi rallentatori che in Africa mettono anche all’altezza dei paesi. Ci sono strisce che avvertono che stai per arrivare ad uno di questi rallentatori. Se non freni, sono così alti che rischi di ribaltarti.

Poi hanno tagliato una striscia di 10-15 metri a destra e sinistra della strada per liberare la visuale.

Infine, ed è qui il punto bello, la realtà capovolta: campeggiano grandi cartelli con un prezziario. Se secchi uno sciacallo paghi tu allo Stato 250 dollari. Un leone 4.900. Una giraffa 15.000 dollari.

Evidentemente si parte dal presupposto che sei stato messo nelle condizioni di evitare incidenti. Se guidi in maniera disattenta, non osservando le regole, sei tu che provochi un danno alla comunità perché la fauna è preziosa, anche come fonte di reddito (per entrare in un parco paghi tra 35 e 70 dollari a persona al giorno).

Pertanto operano affinché tu sia: 1) pienamente cosciente del rischio; 2) responsabilizzato rispetto alla tua condotta del mezzo; 3) consapevole che esiste una pena, in questo caso una deterrenza economica.

Arriviamo al punto che non soddisfatto di tutte queste precauzioni il viceministro tanzaniano Jephet Hasunga nel 2018 ha dichiarato alla stampa: “Ho ordinato al manager del parco di Mikumi di istallare videocamere sulla strada dal primo all’ultimo ingresso per portare davanti alla giustizia tutti gli automobilisti che violano le norme sulla conservazione della fauna, imponendo dure sanzioni“.

(Foto: Augusto De Sanctis – Tanzania 2019)

In Italia la fauna è patrimonio indisponibile dello Stato. Peccato che con una visione piuttosto miope è passata la dottrina, anche nella giurisprudenza, che in questi casi lo Stato è un’entità diversa dal cittadino, che viene da questi vessato in continuazione. Una sorta di deresponsabilizzazione del cittadino che porta a reclamare in continuazione la prevalenza dell’io su quella del collettivo. Uno potrebbe dire: non ci mettono in condizione di evitare gli incidenti.

Al Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, sulla strada statale ci sono punti conosciuti da decenni dove ci sono incidenti con cervi, cinghiali ed altri animali perché ci sono punti di abbeverata sul fiume Sangro. Poche decine di metri, ad esempio tra la Camosciara e Villetta Barrea. Benissimo, mettiamo un rallentatore, come quelli che ci sono in tre punti della strada più trafficata di Zanzibar, sempre in Tanzania, dove c’erano incidenti tra bus di turisti e rare scimmie. Già mi immagino i piagnistei e gli strepiti di sindaci ed automobilisti qualora si adottassero anche solo un paio delle soluzioni tanzaniane. E non dico far pagare 15.000 euro a chi mette sotto un orso, eh!

Testo e immagini in buona parte presenti in:

il Martello del Fucino 2019-6  SCARICA IL PDF

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