Che fine farà il villino Cimarosa?

Nella conferenza stampa tenutasi nel maggio scorso dal Vice Sindaco di Avezzano e dall’assessore al ramo con i vertici della Fondazione Carispaq, nuova proprietaria del bene, si è dato avvio alla fase di recupero del villino Cimarosa; diciamo subito che avrei preferito che il bene fosse rimasto di proprietà comunale per le ragioni che esporrò più avanti. Così il vice sindaco ha dichiarato: “Verrà trasformato in un centro culturale polivalente a servizio dell’intera Comunità avezzanese per la realizzazione di eventi sociali e culturali di interesse pubblico. L’intervento di restauro, presentato oggi, mira anche a riqualificare l’area circostante con beneficio per l’intero quartiere”. Il presidente della Fondazione Taglieri ha sottolineato “.. il restauro di tale opera avverrà sempre sotto lo sguardo attento e vigile della Soprintendenza a cui si ispirerà ai principi della tutela e del recupero. Sarà quindi data priorità a garantirne la piena accessibilità e fruizione pubblica; l’obiettivo è quello di mantenerne la memoria storica e destinarlo esclusivamente a fini culturali e sociali.”

Nell’attesa di conoscere il progetto esecutivo che dovrà tradurre le buone intenzioni già annunciate, da architetto suggerirei di avere una visione più ampia: nello specifico il restauro e la valorizzazione del villino non potrà prescindere dalla sua genesi e quella dell’insediamento del campo di prigionia. Più precisamente per il sito è necessaria un’analisi storica di quello che fu il campo di concentramento per la rinascita di Avezzano e il suo sviluppo anche urbanistico. Rintracciare nell’attuale abitato la viabilità e i baraccamenti ancora visibili (Via Don Minzoni, Via dei Cavalleggeri, Via dei Bombardieri, ecc.), le strutture ancora presenti come i serbatoi idrici (Le tre Conche), ma anche i resti ancora visibili all’interno della pineta e lungo Via Maestri del Lavoro.

In questo contesto il villino Cimarosa dovrà essere parte integrante di un percorso museale che dovrà integrare anche l’area del Cimitero dei Prigionieri in Via Piana, in località Chiusa Resta, già ritenuto di interesse storico-culturale da un vincolo della Sovrintendenza.

In questo modo la valorizzazione del villino passa attraverso un processo di riconoscimento storico-culturale più ampio: prerogativa, a mio avviso, di un ente pubblico. Ecco perché era auspicabile il mantenimento al patrimonio comunale del bene. In quest’ottica di valorizzazione e riconoscimento di quegli elementi ancora esistenti, sarebbe opportuno acquisire al patrimonio pubblico anche le baracche di Via Don Minzoni e di Via dei Cavalleggeri angolo via dei Bombardieri per essere destinate a spazi espositivi della memoria. Come sarebbe opportuno con altri elementi visivi ricostruire il perimetro del campo e dell’area cimiteriale citata.

Encomiabile sarebbe, in questo processo di recupero, anche il coinvolgimento del governo rumeno in quanto nel campo di Avezzano si concentrò, durante la prima guerra mondiale, un gran numero di prigionieri di questa nazionalità dopo l’istituzione della Legione Rumena d’Italia che consentì agli stessi di combattere a fianco degli italiani.

L’auspicio è, dunque, che i progettisti tengano conto del “genius loci”…

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