Certificati medici falsi: Gallese + 15 alla sbarra. Sull’inchiesta l’ombra di Aratari

Domani la nuova puntata dell’inchiesta “Tutti per uno”. L’udienza preliminare del procedimento penale 2388/17 si terrà venerdì 5 aprile presso l’aula 5 del tribunale di Avezzano, davanti al Gup Caterina Lauro. Alla sbarra insieme ad altre 15 persone lo psichiatra Angelo Gallese: le accuse vanno dalla corruzione alla truffa ai danni dello Stato, dalla frode assicurativa al falso e al favoreggiamento.

Si tratta dell’inchiesta avviata dal pm Roberto Savelli poi sostituito dal procuratore Andrea Padalino. L’operazione scattò all’alba del 24 maggio scorso e portò i finanzieri di Avezzano a scoperchiare un presunto sistema illecito di compravendita di certificati medici falsi che vedeva il coinvolgimento di medici, politici, esponenti delle forze dell’ordine e imprenditori locali.

Al centro di questa inchiesta Angelo Gallese, dirigente della Asl provinciale. Secondo l’accusa avrebbe trasformato il Centro di Igiene Mentale di Avezzano in una sorta di emporio di certificati falsi dove, dietro pagamento di somme di denaro, venivano emessi a richiesta certificati sanitari con false attestazioni, spesso retrodatati. Certificati illeciti ma molto utili per richieste di risarcimenti assicurativi, istanze di congedo per malattia, domande di invalidità e persino richieste di autorizzazioni o permessi per aggirare misure cautelari pendenti.

Per gli inquirenti la condotta illecita di Gallese sarebbe continuata anche dopo aver avuto la certezza dell’indagine in corso nei suoi confronti. Indicativo un episodio, quasi da ragionier Fantozzi, immortalato in un video degli inquirenti. La scena è esilarante: un suo assistito – il carabiniere in pensione Carmine Macerola – prima cerca e poi gli indica la posizione della microspia individuata in studio. I due continuano poi a scambiarsi messaggi a gesti, mentre parlano addirittura di raccolta fondi per iniziative benefiche. Gallese, ignaro della presenza anche della videocamera, continuerà in silenzio e a gesti, a portare comunque avanti le sue attività ilecite. (Vedi video).

Gli uomini delle fiamme gialle sarebbero quindi riusciti a ricostruire il giro di pazienti a cui il dott. Gallese avrebbe venduto i falsi certificati, oltre che con le intercettazioni telefoniche e l’ausilio di microspie audio, soprattutto grazie alla provvidenziale videocamera istallata all’interno del suo ufficio presso il Cim.

E la videocamera filma di tutto. L’emporio dei certificati falsi sembra fosse gestito da Gallese in modo molto democratico, tra i clienti si trova infatti l’umanità più varia: comuni cittadini, professionisti, politici, forze dell’ordine e persino le classiche guardie e ladri.

Sono molti i volti noti della Marsica che figurano tra la clientela del dott. Gallese, come l’ ex consigliere e assessore regionale Mario Panunzi, il medico Gino Arioli, l’ agente di polizia penitenziaria Luigi Maiello, il carabiniere in congedo Giuseppe Agostinacchio e poi Maria Palma Di Biase, Paolo Di Bella, Njiac Shahini, Orlando e Ida Morelli, Paola Fracassi, Guglielmo e Tiziana Mascitelli, Arnaldo Aratari. Tra gli indagati anche l’ attuale consigliere provinciale di Forza Italia Gianluca Alfonsi: è accusato dai colleghi di violazione di segreto d’ufficio poiché “abusando della qualità di luogotenente della guardia di finanza, comunicava ad Aratari Arnaldo che lo stesso era sottoposto ad indagine e ad intercettazione telefonica”.

Ma l’emporio dei certificati falsi potrebbe rivelarsi essere solo la punta dell’iceberg. Non si escludono infatti clamorosi colpi di scena che potrebbero portare l’inchiesta oltre, molto oltre, il giro di certificati falsi del dott. Gallese.
Tutto lascia ritenere, infatti, che sarebbero in arrivo ulteriori sviluppi: dalle indagini risulterebbe l’esistenza di una rete di protezione all’interno delle forze dell’ordine di cui potevano godere Aratari, Gallese e altri indagati. Un sistema collaudato che vede anche il coinvolgimento di politici, consulenti tecnici, medici, funzionari della Asl, carabinieri.
Secondo gli inquirenti, infatti, gli altri filoni d’indagine che stanno nascendo dall’inchiesta principale, lascerebbero sospettare una vasta e collaudata rete finalizzata a sottrarre illecitamente risorse pubbliche dal sistema sanitario regionale.

Uno scenario più ampio che al momento vedrebbe come figura chiave Arnaldo Aratari, titolare della Medisalus srl, una struttura sanitaria privata di Lecce nei Marsi. Sembra, tra l’altro, che anche questa inchiesta “Tutti per uno” sarebbe partita perché gli inquirenti, che erano sulle tracce di Arnaldo Aratari, si sarebbero imbattuti anche nei certificati falsi di Gallese.

Indicativo l’episodio accaduto in tribunale nel febbraio scorso, mentre in aula si stava discutendo il procedimento penale 558/17, con Arnaldo Aratari accusato dalla Procura di Truffa aggravata ai danni dello Stato. Nel corso dell’udienza il giudice Maria Proia annuncia di voler presentare “istanza di astensione dal processo”, elenca una serie di episodi gravi e inquietanti che, precisa, “non mi sono accaduti nemmeno quando ero a Palermo“ e infine dichiara: « Lo Stato sta capitolando davanti alla difesa di Aratari ».

Parole pesanti pronunciate da una fonte autorevole, frasi che lasciano il segno e inducono alla riflessione. Ma torniamo alla figura dell’Aratari.

E’ stato inizialmente indagato dalla Procura di Truffa aggravata ai danni dello Stato per aver chiesto e ottenuto nel 2007 una dispensa dal servizio di professore di educazione fisica per motivi di salute: secondo i finanzieri avrebbe percepito indebitamente in dodici anni ben 199mila euro di pensione.

Ma Aratari – con il suo Centro di riabilitazione Medisalus è finito sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti anche per altri motivi: un sospetto inquinamento ambientale e difetti nell’iter autorizzativo della struttura.

Ma secondo gli inquirenti non finirebbe qui.

Nel 2015 riscontrano una serie di altre sospette condotte truffaldine da parte dell’Aratari, in questo caso finalizzate ad ottenere per sé e per i suoi familiari delle false certificazioni mediche. Se anche questa storia che vede come protagonisti i coniugi Aratari si rivelasse vera, è la dimostrazione che nella realtà gli unici limiti …sono quelli della fantasia. Quella che viene fuori è senz’altro una storia molto intrigante ma, per essere compresa bene, va fatto un passo indietro.

Bisogna prima ricordare che in Tribunale è ancora pendente un procedimento penale a carico di Mascitelli Guglielmo, suocero dell’Aratari, accusato di avere dal 2015 falsamente conseguito l’indennità di accompagnamento a causa di una demenza senile diagnosticata, manco a dirlo, anche grazie a un certificato del già noto dott. Gallese.

I due infatti ritengono che questo processo sarà sicuramente archiviato e allora avrebbero deciso di “portarsi avanti il lavoro“. Evidentemente i due coniugi pensano di chiedere il risarcimento dei danni per la presunta ingiustizia subita. E allora che fanno? Pensano a come procurarsi le carte per poter dimostrare, a tempo debito, lo stress subito a causa della pressione del processo…

Messa così l’ipotesi degli inquirenti appare azzardata e la strategia macchinosa, ma a confermarla sarebbe una conversazione dei due coniugi, intercettata dalle fiamme gialle.

Nell’intercettazione Aratari avrebbe confidato alla moglie Tiziana Mascitelli (funzionaria presso l’Agenzia delle Entrate di Avezzano) di essere stato consigliato dal dottor Arcangeli Mauro, a produrre certificazioni sanitarie retrodatate allo scopo di chiedere i danni dopo l’auspicata archiviazione del procedimento penale a carico del suocero. Il dottor Gallese avrebbe poi falsamente attestato che i due erano in cura presso il Cim di Avezzano, a partire dal 2016, per un disturbo depressivo ansioso reattivo da stress.

intercettazione telefonica tra Arnaldo Aratari e Mascitelli Tiziana

Una coppia depressa ma dalle mille risorse.Dalle carte dell’inchiesta risulta che i due coniugi si calano persino nel ruolo di barbe finte, prima mettendosi alla ricerca dell’autovettura del maresciallo Domenico Del Signore che conduce le indagini sulla coppia, poi pedinando il finanziere fino alla sua abitazione.

intercettazione telefonica tra Arnaldo Aratari e Mascitelli Tiziana
intercettazione telefonica tra Arnaldo Aratari e Mascitelli Tiziana

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