Cerchio, porta a porta da rifare: Tedeschi prova a buttarla in caciara

Gianfranco Tedeschi

Sulla sentenza con cui il Tribunale Amministrativo per l’Abruzzo ha annullato l’aggiudicazione dell’appalto dei servizi di raccolta differenziata domiciliare dei rifiuti del comune di Cerchio avevamo già scritto QUI. Di seguito gli aggiornamenti:

La reazione alla sentenza del Tar partorita dal sindaco del paese di Cerchio, Gianfranco Tedeschi, è stata, come spesso capita a quel primo cittadino, non particolarmente commendevole.

In una irrituale informativa emanata il giorno successivo alla diffusione della notizia del Tar, costui si è diffuso in un’intemerata che rischia di mettere in gravi ambasce gli uffici di quel piccolo ente. Infatti, accanto alla difesa della sua scelta «amministrativa e politica» lo stesso scrive di aver

«dato indirizzo agli uffici preposti, di procedere all’affidamento del servizio di raccolta rifiuti “porta a porta”, cosa che ovviamente verrà fatta il prima possibile […]».

Al sindaco, che, come è noto è avvocato, pare sfuggire che egli non deve fornire nessun indirizzo, e che sulla procedura di gara non deve ingerirsi in alcun modo. La sentenza del Tar è infatti esecutiva, e la determina di affidamento del servizio a Ekorec è stata annullata, ed il vincitore dichiarato escluso: ora all’ufficio cerchiese è in carico il compito di provvedere ad emanare, in base alla nuova graduatoria derivata dal giudizio, la nuova determina di aggiudicazione, in favore del secondo classificato, e sarà bene lo faccia presto, onde evitare spiacevoli ripercussioni giudiziarie.

Scriviamo ciò perché l’ultimo capoverso della su non lodata informativa, invero piuttosto criptico, sembrerebbe paventare il dispiegamento, da parte di quel sindaco, delle «migliori soluzioni tecniche/amministrative (che a breve attiveremo)» in forza delle quali, alla fine della fiera vi sarà l’attivazione del servizio “porta a porta”, «entro il 2020».

No, attenzione: a meno di improbabilissime sospensive concesse a fronte di ricorsi proposti dai soccombenti nel ricorso (ricorsi che Tedeschi pure ellitticamente auspica [se non suggerisce], nella medesima informativa), quel passaggio è automatico, e va fatto immediatamente, senza dilungarsi in espedienti tecnici e amministrativi: la gara va chiusa. Non è un caso se sul profilo facebook di Tekneko compaia, al riguardo, un inequivocabile «pronti per iniziare a lavorare». E che sul punto, la Tekneko, ha appena emesso questo comunicato ufficiale.

Anche il successivo palesarsi del Tedeschi, per definire, su altra testata online, tutte quelle innescatesi in seguito all’esito del ricorso di Tekneko, delle «polemiche sterili», sembra piuttosto bizzarra. Tanto più che gli stessi motivi di doglianza della Tekneko hanno il pregio di rivelarci altri aspetti molto interessanti di cosa importi la gestione dei rifiuti, e dei soggetti che l’originario affidatario (Ekorec, ovvero Mascitti, Celano) aveva individuato per la gestione tecnica del servizio. Alla base della necessità del successivo “soccorso” di altra ditta, ritenuto tardivo e non idoneo dal Tar Abruzzo, vi era infatti anche la mancata indicazione, da parte della Tac Ecologica S.r.l., di una risoluzione di un contratto subìta da un comune laziale, e persino della sopravvenuta, in corso di gara, custodia cautelare in carcere per il suo amministratore unico. Per dire.

Ma noi siamo garantisti, ed al di là di tali aspetti, pure importanti, pensiamo che questo caso cerchiese debba essere adoperato, se lo si vuole rendere veramente utile alla crescita della collettività – e non solo fungibile per il dipanarsi delle stucchevoli polemiche sterili sopra richiamate –, ad individuare aspetti e snodi della gestione dei rifiuti sul Territorio sui quali riflettere.

In tale ottica, non sfugge la circostanza che, nella Marsica, l’affidamento e la gestione del servizio di gestione e raccolta dei rifiuti solidi urbani, per quanto abbia avuto un evidente scatto e scarto complessivi di qualità nell’ultimo decennio, sia ancora soggetto a diverse criticità, che in buona parte possono essere ricondotte alla parcellizzazione dei bandi – riferiti ad una pluralità di enti di piccola e piccolissima entità – e dei soggetti attori, pure divisi in operatori di modeste dimensioni.

Qui non si vuole predicare in favore del (relativo) gigantismo di chi opera in questo delicato settore, né sottovalutare il fatto che anche imprenditori minori ma ricchi di volontà ed innovazione possano – e debbano – contribuire allo sviluppo e alla modernizzazione del delicato campo. Ma è evidente come le esigenze di economie di scala, la disponibilità di impianti (a partire del trattamento meccanico biologico) e la necessità di un uniforme standard del servizio erogato sul Territorio (onde evitare disequilibri e fenomeni deteriori), siano elementi che non possono più essere sottaciuti. Se è la stessa norma nazionale a consentire che si sia municipi-soci di Aciam S.p.A. senza dover affidare a questa il servizio, non sfugge l’assurdità sostanziale di appaltare la gestione a società che poi dovranno comunque servirsi del suo impianto, e di altri impianti di smaltimento e riutilizzo ancor più lontani, moltiplicando i passaggi e, quindi, le occasioni di equivoco e disfunzioni.

Nondimeno, era la stessa riforma voluta, sui rifiuti abruzzesi, dalla giunta Chiodi, e sino ad oggi rimasta lettera morta negli effetti, a disegnare una direttrice di lavoro che prevedeva la costituzione di ambiti territoriali omogenei più ampii, molto più vasti, come pure l’aggregazione dei soggetti operanti nel settore, proprio per conseguire gli obiettivi derivanti dalle economie di scala e dalla razionalizzazione e dal rafforzamento nell’assetto degli operatori economici che il trattamento dei rifiuti hanno quale oggetto sociale (auspicabilmente il primo oggetto; se non l’unico). Nulla di tutto ciò è stato fatto, sino ad oggi, se non nominare qualche poltrona all’AGIR, l’ente di superfetazione regionale che tale fenomeno dovrebbe indirizzare e gestire.

(Non ci si può lamentare, poi, che degli impianti prendano fuoco)

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