Centrale a biomasse della Powercrop – Luco ricorre al TAR: NO al termovalorizzatore

Il comune di Luco dei Marsi ha presentato ricorso al TAR Abruzzo contro il giudizio favorevole del Comitato V.I.A., relativo al progetto del termovalorizzatore della Powercrop. Tale società intende  costruire una mega centrale a “biomasse” vegetali (32 MWe) a Borgo Incile, in comune di Avezzano, a confine con la contrada luchese “Petogna”. Anche il comune di Avezzano e le organizzazioni ambientaliste e agricole hanno preannunciato altri ricorsi.
L’energia da biomasse è ritenuta pulita, ma occorre distinguere i piccoli impianti (max 1-2 Mwe) da quelli grandi, inquinanti e alimentati con biomasse provenienti da posti remoti (con aggravio di emissioni di CO2, a causa dei trasporti).
Tali impianti sono già in partenza antieconomici, a renderli redditizi (per le imprese che li gestiscono, e basta) sono solo i famigerati certificati verdi, una pioggia di contributi che pesano sulle bollette che noi cittadini paghiamo.
Nel ricorso si lamenta anzitutto che il comune di Celano ha stipulato l’accordo che prevede la costruzione della centrale ad Avezzano, a confine di Luco, e che a questi ultimi due comuni non è stata data possibilità di interloquire sull’utilizzo del propri territori.
Nel ricorso, il comune di Luco punta il dito anche sulla superficialità dell’istruttoria in merito alla disponibilità delle biomasse. L’Ispettorato forestale e le OO.PP. agricole hanno dimostrato l’indisponibilità nella regione delle biomasse necessarie per la centrale.
All’inizio doveva essere il bacino del Fucino a fornirle: dopo la chiusura dello zuccherificio si diceva che gli ex bieticoltori si sarebbero riconvertiti alla coltivazione di pioppi. Poi sono state indicate altre zone di produzione fuori regione (Reatino e Frusinate). Infine è stato esibito uno studio che afferma la possibilità generica di reperire le biomasse nel raggio di 70 Km. Ora emerge che il gruppo Maccaferri (di cui fa parte la Powercrop), in virtù di un “Contratto-quadro” ex dm 12.5.2010  potrebbe usare anche biomasse prodotte a centinaia di km. Con buona pace della riconversione dei terreni fucensi.
Nel progetto si afferma che Avezzano ha una media annuale di 20° e si parla della qualità dell’aria fucense fornendo monitoraggi condotti a Ovindoli, in alta montagna. Ma Avezzano ha una temperatura media di 11° e la Petogna è vicino al punto più basso della conca fucense, ove l’aria è stagnante e le nebbie sono frequenti. Nessun paragone è possibile con i ventilati centri montani.
Ma soprattutto l’impianto contestato sarebbe un colpo fatale per l’economia agricola del Fucino, a causa dell’immissione nell’atmosfera di polveri sottili e sostanze inquinanti, con grave danno per la salute delle persone e per l’economia locale, ponendo a rischio il duro lavoro compiuto per il riconoscimento dell’IGP di carota e patata locale. Desta pensiero, inoltre, il fatto che la legge ritiene biomasse anche il combustibile da rifiuti (CDR), il cui uso, nel caso in esame, non è previsto. Ma sarebbe sufficiente una piccola modifica tecnica e una procedura semplificata o …un’emergenza, anche indotta!
Il testo del ricorso può essere scaricato sul sito web del comune: www.luco.it

Tratto da: SITe.it edizione stampata – numero zero dicembre 2010

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