Celano – “Acqua Fresca”: revocata misura cautelare anche a Luigi Aratari

Il Gip Maria Proia ha sospeso la misura interdittiva nei confronti del dirigente del Comune di Celano Luigi Aratari, rimasto coinvolto nella clamorosa inchiesta sugli appalti pubblici “Acqua Fresca”.

Il giudice delle indagini preliminari nel marzo 2021 aveva disposto nei suoi confronti la sospensione di un anno da pubblico ufficio o servizio, poi ridotta a sei mesi dal Tribunale del riesame. Ora, dopo pochi mesi, lo stesso Gip ha revocato la misura interdittiva: “essendo contestato un solo reato, peraltro commesso nel 2018 – si legge nel dispositivo – e considerato il tempo intercorso dall’applicazione della misura cautelare e la reale esuzione della stessa, tale misura non appare piu’ attuale, nè proporzionata alla eventuale sanzione che potrebbe essere irrogata“.

Già da domani, dopo una sospensiva durata 140 giorni, Aratari potrà quindi tornare in comune a ricoprire il ruolo di responsabile dei lavori pubblici. Nell’inchiesta “Acqua Fresca” Aratari resta tutt’ora accusato di Falso ideologico per l’affidamento dei lavori di progettazione di “Messa in sicurezza, recupero e conservazione della tribuna coperta” dello stadio Piccone di Celano: il tribunale del riesame aveva in precedenza annullato l’atro capo di accusa a suo carico, quello di turbativa d’asta.

Ricordiamo che durante l’interrogatorio di garanzia c’erano stati forti momenti di tensioni tra le parti e sarebbbero anche volate parole grosse, con l’avvocato di Aratari, Franco Colucci, che avrebbe addirittura accusato il Gip Maria Proia di “mancanza di garanzie di terzietà“. L’imputato, che si é sempre dichiarato innocente, ha dichiarato di essere sicuro di dimostrare nelle opportune sedi la totale estraneità ai fatti contestatigli.

Quello di Aratari é solo l’ultimo di una serie di provvedimenti di questo tipo: ormai quasi tutte le misure cautelari inizialmente applicate sono state revocate dal Tribunale del Riesame, dalla Cassazione o persino dallo stesso Gip che le aveva emesse. Misure cautelari che – lo diciamo con rispetto – sin dall’inizio ci erano apparse poco convincenti, non fosse altro per il lungo tempo passato tra la conclusione dell’indagini preliminari e la loro applicazione: febbraio 2020-febbraio 2021, esattamente un anno.

L’inchiesta sugli appalti pubblici a Celano, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo dell’Aquila, guidati dal maggiore Edoardo Commandè, il 22 febbraio scorso aveva visto coinvolti amministratori locali, funzionari comunali, liberi professionisti e imprenditori: 56 le persone denunciate, 25 quelle colpite da misure cautelari.

L’ex onorevole Filippo Piccone, vicesindaco ora dimessosi e accusato di concussione, era stato messo agli arresti nel carcere di Vasto. Scarcerato, nei suoi confronti è stata poi applicata la misura del divieto di dimora a Celano: lo stesso provvedimento preso anche nei confronti del sindaco, Settimo Santilli. Per entrambi, la Suprema Corte di Cassazione, ha giudicato illegittime le misure cautelari e, da qualche giorno, in attesa di chiarire la propria posizione giudiziaria, Santilli é tornato a svolgere le sue funzioni di primo cittadino. Sindaco ed ex vicesindaco, dovranno ora difendersi dalle accuse e chiarire le loro posizioni nelle prossime udienze per le quali, ad oggi, non sono ancora state stabilite le date.

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