Carcere Sulmona – Camorrista detenuto aggredisce tre guardie penitenziarie

COMUNICATO STAMPA

Un detenuto camorrista ha seminato il terrore ieri al Carcere di massima sicurezza di Sulmona. Probabilmente in preda ai fumi dell’alcol, l’ energumeno ha aggredito  con inaudita violenza  tre poliziotti penitenziari obbligandoli alle cure del locale pronto soccorso dal quale sono stati dimessi con rispettive  prognosi di 30 giorni per un assistente capo coordinatore e 10 giorni per un ispettore e un’altro assistente capo coordinatore.

Non sono ancora chiare le motivazioni ( sono al vaglio degli inquirenti) ma possiamo tranquillamente affermare che alla base della gravità dell’esito dell’aggressione abbia fortemente concorso la gravissima carenza di personale che sta mettendo in ginocchio un carcere che per la peculiarità che ha di essere uno dei più importanti penitenziari d’Italia tutto dovrebbe avere fuorché poco personale a disposizione.

Quella di ieri sera è una barbarie che da tempo non ne vedevamo il verificarsi nel penitenziario peligno.

Un’aggressione del genere è dai tempi degli internati che mancava nel novero degli eventi critici che accadono in un istituto come quello di Sulmona.

Non ci sono particolari  accorgimenti in grado di poter  prevedere e quindi prevenirli queste tipologie di eventi critici per cui avere forze prontamente disponibili ad intervenire è l’unica arma a disposizione che si potrebbe avere.

Certo è che la gravissima carenza di organico che va a riguardare l’istituto ovidiano non solo non consente un’adeguata protezione così come si converrebbe per un istituto di pena come quello di Sulmona ma non permette, come di fatto è accaduto, un sufficiente impiego di forze proprio nei casi di eventi violenti come quello accaduto ieri eventi  che saranno anche più radi con una tipologia di detenuti come quelli presenti attualmente a  Sulmona ma che, come si è visto, non mancano e quando accadono raccontano di fatti estremamente gravi.

La UIL PA chiede, prima che si ripetano ancora casi del genere e prima  che  raggiungano canoni di ancor più elevata criticità e gravità, innanzitutto il rinforzo degli organici, l’immediato trasferimento del detenuto aggressore e, qualora dovesse essere confermata l’ipotesi dell’ubriachezza del detenuto, ovviamente anche un intervento sull’utilizzo di alcol in carcere.

Personalmente, e lo dico a nome di tutta la UIL, esprimo la mia vicinanza ai colleghi feriti ai quali auguro una prontissima guarigione.

L’aggressione di ieri sera fa il paio con un’altra aggressione operata a danno di altri due operatori di polizia penitenziaria avvenuta nei giorni scorsi e che ha portato chi l’ha subita ad una diagnosi lunghissima per sopraggiunti stati d’ansia.Resta ovvio il fatto che i tre colleghi aggrediti ieri, al netto della prognosi già avuta prescritta, faranno seguire inevitabilmente e comprensibilmente certificazione psichiatrica appropriata.Ciò produrrà ulteriori disastri poiché vedremo tolti dal novero del personale da impiegare in questo inferno ulteriori 5 persone che si andranno ad aggiungere a molti altri colleghi ( circa 35)assenti per patologie che richiedono un lungo periodo di convalescenza.La situazione in un istituto dove vi sono reclusi 400 mafiosi è quindi cataclismatica.Se tutto questo al DAP sta bene che si prendessero le proprie responsabilità.Mi auguro che facciano presto a predisporre soluzioni perché se così non sarà quello che potrebbe succedere solo Dio lo sa.

Mauro Nardella segretario generale territoriale UIL PA polizia penitenziaria

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