Capistrello: presentato il saggio “Terre in viaggio”, le rotte migratorie in Valle Roveto e Val di Nerfa

Capistrello – Presentato venerdì sera a Capistrello, nella piazzetta antistante il monumento dei caduti sul lavoro, il libro, Terre in viaggio, edito da Radici Edizioni, casa editrice che ha eletto in paese, la sua sede legale.

L’opera è una miscellanea dal taglio saggistico, curata da Sergio Natalia, storico, originario di Canistro, realizzata col contributo di più autori, uno per ogni borgo della Valle Roveto e della Val di Nerfa, che descrive i fenomeni migratori che hanno riguardato i paesi delle due vallate nel secolo scorso.

Da questo punto di vista, è un condensato sociologico fatto di tante piccole storie, di tante microstorie, come le definisce, Costantino Felice, nella sua prefazione al testo. Secondo Felice, docente di Storia economica presso l’Università D’Annunzio di Pescara, ognuna di queste microstorie rappresenta una tessera importante del mosaico della grande storia.

Ovviamente la serata di Capistrello è stata monopolizzata dal capitolo su Capistrello, scritto da Gianfranco Ricci, dal titolo “Capistrello: da terra promessa a luogo di continua partenza.” Un titolo che tradisce una certa disillusione per ciò che poteva essere e non è stato ma che al tempo stesso, nella disamina storico-sociologica proposta dall’autore, offre alcuni utili spunti di riflessione che meritano senza dubbio ulteriori spazi di approfondimento.

Capistrello, come tantissimi altri piccoli paesi delle aree interne, di un’Italia perennemente con la valigia in mano, ha una caratteristica peculiare che lo differenzia da tutti gli altri paesi della Valle Roveto: sorge all’inizio, o se volete – dipende dal punto di vista – alla fine della Valle.

Una circostanza oggettiva, in virtù della quale assume su di sé le caratteristiche del luogo di passaggio. Terra di mezzo fra la Valle Roveto e il Fucino. Caratteristica che lo ha fatto essere in passato, insediamento doganale per l’esazione del dazio e guarnigione di frontiera fra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli.

Un paese che fra il 1861, anno dell’Unità d’Italia, e il 1921, l’anno del fascismo, vede crescere esponenzialmente il numero degli abitanti residenti, che passano da 2.778 a 6.262. Un incremento vertiginoso in appena 40 anni, dovuto ai cantieri della bonifica del Fucino, quelli della ferrovia Avezzano-Roccasecca e delle strade di collegamento per Sora, Castellafiume e Tagliacozzo, con l’indotto sviluppato grazie all’approvvigionamento dei materiali: cave, fornaci, legname.

Purtroppo il picco dei 6.262 – come riporta l’autore – resterà insuperato, e da lì inizierà un lento declino che, a partire dagli anni ’50, con la nazione ridotta in macerie e il popolo alla fame, dopo le devastazioni della guerra, vede il fenomeno migratorio riprendere vigore fino agli anni ’70. Gli anni della diaspora di gran parte degli uomini in età da lavoro, sparsi per i cantieri di tutto il mondo.

Oggi Capistrello ha poco meno di 5.000 residenti, e circa il 6% di questi è rappresentato da immigrati, ma d’altra parte l’Italia è un crogiolo di popoli da millenni, una varietà di culture e tradizioni che affondano le radici in tempi remotissimi. Come ha ben evidenziato Gianfranco Ricci nella sua analisi, c’è un tempo per partire e uno per tornare, e non è detto che la questione riguardi necessariamente la stessa persona.

Capistrello, nella sua natura, forse custodisce ancora lo spirito della frontiera che era in passato, e quel senso di precarietà, tipico dei luoghi non luoghi dove essere di passaggio è uno stato dell’anima che non ti fa affezionare ai panorami, alle montagne, al vento, alla gente a alle sue storie, tanto da non sviluppare un vero e proprio senso di comunità.

Questa è la suggestiva tesi che l’autore propone al lettore per provare a spiegare, almeno in parte, le ragioni dello spopolamento, che resta inevitabilmente legato a doppio filo al tema dell’emigrazione, che non è più quella indotta dalla necessità della sopravvivenza ma è diventata quella delle opportunità professionali, della realizzazione del sogno, che persone altamente scolarizzate possono trovare solo fuori dal paese.

Nel dibattito che ne è scaturito, si è provato a imbastire qualche riflessione di fronte ad un folto pubblico, nonostante l’incombente minaccia della pioggia diventata poi realtà. Nei minuti che hanno preceduto il temporale, il Sindaco aveva sottolineato come, secondo lui, una delle ragioni dello spopolamento derivi dalla scarsa attitudine dei cittadini a rischiare in proprio per fare impresa investendo sul territorio.

Il primo cittadino ha rimarcato come sia più frequente il ricorso alla ricerca del lavoro da dipendente, più rassicurante ma quasi sempre al di fuori dal comune di residenza, e spesso anche fuori dalla regione. Evidentemente la complessità del tema meritava molto più tempo.

Tuttavia Gianluca Salustri, che di mestiere fa l’editore, e parla con cognizione di causa avendo scommesso, non solo su se stesso, ma anche sul territorio, visto la linea editoriale della casa editrice che ha fondato, ha portato un esempio di quella che dovrebbe essere la strada da seguire per tentare di invertire il trend.

Uno dei principali problemi che lui ha riscontrato, lavorando prevalentemente da un Pc collegato sul web, è l’inaffidabilità della rete internet, che a Capistrello ha un segnale molto scarso. Si pensi a chi fa lo smart working o a chi usa la rete per studiare. Come fa a farlo se il servizio è scadente?

Altro tema scaturito è stato quello dell’emergenza climatica e delle crisi sanitarie. Le amministrazioni che oggi investono sulle infrastrutture digitali e energetiche, sono quelle che domani saranno pronte ad accogliere chi, dalle grandi città, vorrà tornare nei piccoli borghi avendo la possibilità di lavorare a distanza, contando su una migliore qualità della vita.

Ma ciò non sarà sufficiente perché qualità della vita vuol dire avere la possibilità di muoversi nel tempo libero. Saranno quindi fondamentali strade percorribili e sicure, sarà necessario offrire servizi pubblici di qualità in ambito sanitario, della pubblica amministrazione e dei trasporti. Sarà fondamentale garantire l’acqua a ogni ora del giorno e saranno necessarie strutture di aggregazione, palestre, centri sportivi, biblioteche, centri congressi.

La stessa interessantissima discussione sul libro, Terre in viaggio, visto il pericolo di pioggia, puntualmente manifestatosi, si sarebbe potuta prolungare, se svolta in una confortevole sala conferenze. Certo, nel fuggi fuggi generale per ripararsi dalla pioggia, l’editore aveva proposto di continuare in un bar, ma questa è una storia che racconteremo un’altra volta.

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