Campo progressista, Marsica e Valle Peligna si autoconvocano per tornare a fare politica

Avezzano – Continuano a propagarsi analisi e considerazioni nel centrosinistra, circa lo stato di salute del Partito Democratico nella provincia dell’Aquila. Certo, l’affermazione netta del centrodestra su tutta la regione, con la Presidente del Consiglio in pectore, Giorgia Meloni, candidata e eletta all’Aquila, rappresenta un ulteriore sonoro schiaffo alla compagine progressista alle prese con l’ennesima ripartenza.

Curiosamente, l’esigenza di confrontarsi per capire le ragioni della debacle, sembra essere più sentita da chi ha abbandonato da tempo il partito democratico, rispetto a chi invece, vi è ancora iscritto. La provincia dell’Aquila, negli ultimi anni, ha visto il PD collezionare una serie ripetuta di sconfitte, mai realmente metabolizzate.

Le figure apicali che si sono avvicendate negli anni, secondo alcuni ex iscritti, si sono sempre ben guardate dal mettersi in discussione. Ciò in nome di una sorta di desistenza non dichiarata ma tutta finalizzata a preservare i ruoli in funzione di carriere concordate e pianificate nei soliti caminetti.

Nel frattempo il partito è andato via via svuotandosi. Poco male avrà pensato qualcuno in nome del meno siamo, meglio stiamo. Tuttavia chi oggi vuole rimettere insieme i cocci di un centrosinistra ridotto ai minimi termini, intende farlo attraverso una serie di incontri, attraverso autoconvocazioni aperte a tutti.

Questo è almeno quanto ha riferito alla nostra redazione, Alfonsino Scamolla, ex consigliere provinciale, che attualmente siede sui banchi dell’opposizione al comune di Pescina. «Dopo aver reso pubbliche le mie considerazioni sull’ultima tornata elettorale alle politiche, diversi amici mi hanno contattato per farmi sapere che anche loro la pensavano come me.» Queste le parole di Scamolla che continua.

«A quel punto è stato quasi naturale decidere di provare a organizzarsi per favorire il dibattito su tutta la provincia ed è quello che faremo. Non abbiamo alcuna intenzione di fare il tiro al piccione, col PD nel ruolo del piccione, ma se il PD ha deciso di mettere la testa sotto la sabbia, in attesa che passi la nottata, facciano pure, per noi la politica è altro.»    

Non passano inosservate nemmeno le considerazioni a mezzo social di Nicola Pisegna Orlando, per anni figura apicale del PD Regionale, che fornisce alcune indicazioni, utili secondo lui, a tracciare una nuova strada lungo la quale incamminarsi.  Pisegna Orlando nella sostanza scrive che il PD ha perso troppo tempo sulle questioni di genere e sui diritti civili, quando però il disagio sociale e la crisi economica avrebbero dovuto consigliare la ridefinizione delle priorità.

L’approccio al tema dell’immigrazione sarebbe stato declinato più su basi ideologiche che in termini di concretezza, per Pisegna è mancato il necessario pragmatismo volto ad affrontare i problemi reali. Troppe volte è stata favorita la fedeltà al posto della capacità, nel frattempo i circoli sono stati chiusi, privando i territori di una possibilità di partecipazione.

A livello nazionale, forse è stato un errore entrare in certi governi, anche quando l’elettorato aveva deciso che si doveva stare all’opposizione. I temi dell’ambiente e della crisi climatica sono stati affrontati più sull’onda delle mode che in termini veramente sentiti. Le politiche sulla scuola si sono rivelate disastrose a ogni livello. La sanità è stata trasformata in un terreno di lotta politica assoggettandola alle logiche di mercato.

Insomma c’è molta carne al fuoco, le questioni restano tutte squadernate sul tavolo, ma il PD pare sia più interessato a preservare ruoli e posizioni invece che a sporcarsi le scarpe. Almeno questo è ciò che emergerebbe stando alle considerazioni di chi oggi è stanco di una politica autoreferenziale, che non vuole assumersi la responsabilità delle sconfitte.

Per il campo progressista, il risultato elettorale della provincia dell’Aquila è impietoso come sanno esserlo i numeri, nella loro fredda rappresentazione della realtà, che è peggiore della media nazionale. I numeri dicono che il PD non è più capace di farsi carico delle istanze degli ultimi.

I numeri dicono che il PD non riesce più a capire le difficoltà di chi vive una crisi, che non è più solo economica, ma anche di valori. I numeri dicono che il campo progressista si sta velocemente trasformando in un campo vuoto, le autoconvocazioni dovrebbero servire a evitare che diventi un campo santo.

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