Cam, “Operazione verità”: i citati a giudizio ora sono i 30 Comuni soci ed Ersi

di Angelo Venti e Claudio Abruzzo

Andarono per suonare e tornarono sonati“. La notizia di oggi è che è stata notificata una citazione in giudizio a tutti i 30 Comuni soci e all’Ersi, Ente regionale servizio idrico integrato. Dovranno comparire il 1 giugno nell’udienza fissata presso il Tribunale ordinario di L’Aquila, Sezione specializzata in materia di impresa.

Ma facciamo un passo indietro. Quella di giugno è una udienza del processo che doveva decidere sulla presunta malagestio del CAM e sulle eventuali responsabilità di ben 25 componenti dei Consigli di sorveglianza e dei Collegi dei sindaci revisori che si sono succeduti dal 2008 al 2017 alla guida del Consorzio acquedottistico marsicano. Ieri invece la notizia della citazione dei Comuni soci.

Ricordiamo che ad innescare il procedimento è stata l’Azione di responsabilità promossa dalla nuova governance del Cam e deliberata dall’Assemblea dei Comuni soci sull’onda della cosiddetta “Operazione verità” lanciata dall’allora sindaco di Avezzano Gabriele De Angelis.

Secondo le accuse avanzate dalla nuova dirigenza, le 25 persone chiamate originariamente a giudizio “avrebbero commesso svariate irregolarità nella gestione di Cam spa, arrecando gravissimo danno alla società ed indirettamente a tutti i 30 Comuni soci del consorzio acquedottistico”. Ad essi è stato chiesto di risarcire al Cam 18 milioni 791mila euro.

I cacciatori diventano preda

Ieri il colpo di scena. Il giudice Stefano Iannaccone ha accolto la richiesta di Paola Attili, ex Presidente del Consiglio di gestione, che respinge le accuse e reagisce chiamando in causa tutti i Comuni soci e l’Ersi. Secondo la Attili, tutti i soci, così come gli enti deputati al controllo analogo (Ato ed Ersi), già dal 2012 erano perfettamente a conoscenza della reale situazione debitoria in cui versava il Cam: 61 milioni di euro (in otto anni sono raddoppiati, ndr).

In effetti la situazione era già molto grave nel 2013 e i Comuni soci – per evitare la liquidazione della società o la sua ricapitalizzazione – optavano per un piano di risanamento e riqualificazione aziendale. Nel 2012, infatti, i soci avevano già richiesto il Concordato fallimentare preventivo in continuità ma nel luglio 2013 il Tribunale Fallimentare di Avezzano, giudice Elefante, lo aveva dichiarato inammissibile.

A parlare sono soprattutto i verbali delle assemblee dei soci. L’allora presidente del Consiglio di gestione Antonino Lusi, confermava in assemblea come “il precedente assetto tradizionale avesse prodotto negli anni un debito di 61 milioni di euro”.

Il verbale dell’assemblea del 7 Agosto 2013, a rileggerlo oggi, sembra la trama di una commedia di Pirandello: l’allora delegato del Comune di Avezzano Gabriele De Angelis definisce il Cam come “un’azienda tecnicamente fallita; se si continua a tenerla in vita si continua a far danno”. Mentre il Presidente del consiglio di gestione Andrea Ziruolo tuona: “il primo semestre del 2013 evidenzia una perdita che sommata a quella del bilancio del 2012 supera un terzo del capitale sociale. Una possibile pianificazione dell’azienda potrebbe passare solo attraverso una ricapitalizzazione… i soci devono prendere atto della perdita e pianificare il rientro”.

La fotografia – scattata nel settembre 2013 dal “Il martello del Fucino“- è quella di una società allo sbando con una perdita media di 500mila euro al mese e senza un chiaro piano di rilancio.

A rimettere la palla al centro, con il suo atto di citazione, è l’ex dirigente Paola Attili. E non fa sconti: i Comuni soci del Cam sarebbero stati consapevoli degli accadimenti precedenti il 2013 e avrebbero addirittura indirizzato gli organi di gestione nella prosecuzione dell’attività, approvando bilanci, votando deliberazioni, non esercitando il controllo analogo e infine impedendo la messa in liquidazione o la ricapitalizzazione della società.

Quindi per la Attili la causa del dissesto non sarebbe da ricercare tra i dirigenti ma tra i soci, cioè tra chi aveva puntato il dito contro i dirigenti.

Se così stanno le cose, gli atti del procedimento giudiziario avviato con l’Azione di responsabilità promossa dalla nuova governance e dall’Assemblea dei soci del Cam, dal 1 giugno, rischiano di trasformarsi nella trama di un’opera di Franz Kafka.

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