Cam in commissione vigilanza. Chi è stato? Angelosante

E’ stata una seduta interessante, quella della Commissione regionale di vigilanza tenutasi giovedì scorso nel Palazzo dell’Emiciclo a L’Aquila. A cominciare dalla fine, cioè dalle parole con cui il Presidente Pietro Smargiassi ha concluso il ciclo di audizioni su CAM spa: “Oggi abbiamo illuminato e acceso dei fari: quando accendi i fari si vedono anche le ombre”.

Bilanci falsi, mancato efficientamento dei costi, utenze sommerse, tariffe forfettarie, postergazione dei crediti, depuratori non funzionanti, reti idriche ridotte a colabrodo, uso improprio delle consulenze esterne: questa è solo una parte dei contenuti emersi nella seduta, innescati dopo l’audizione di Angelo Venti. “Molti dei punti sollevati oggi saranno affrontati nuovamente da questa commissione di vigilanza – ha concluso il presidente Smargiassi – domani qualche procura potrebbe chiedere la copia del verbale di questa audizione”.


Ad appoggiarsi all’interruttore è stato Angelosante

Le prime reazioni seguite alla seduta della Commissione sono state tutte di soddisfazione, a partire dal Cam.

Per correttezza va specificato che se è vero che la seduta della Commissione “Ha acceso i fari sul Cam”, è altrettanto vero che ad appoggiarsi all’interruttore che quei fari ha acceso, è stato Simone Angelosante, consigliere regionale ma anche ex Presidente dell’Ato 2 e sindaco di Ovindoli, Comune socio del Cam. E’ lui che l’11 febbraio ha richiesto a Smargiassi di audire il Presidente dell’Ersi sulla congruità dei costi del Piano concordatario del Cam, il Consiglio di sorveglianza sul bilancio 2018 che ancora non veniva presentato. Infine, in maniera irrituale, Angelosante ha chiesto anche di “voler audire il giornalista Angelo Venti”.

Questa la dichiarazione in aula di Angelosante, ad apertura di seduta:

Per una società che ha un passivo di 120 milioni di euro spendere delle cifre importanti, intorno a un milione di euro, in parcelle per consulenze esterne ha creato molta curiosità nell’opinione pubblica marsicana, curiosità che è stata raccolta da molti organi di stampa ed è questa la presenza dei giornalisti di site.it, perchè loro si sono interessati, non da adesso , ma da molti anni delle vicende del Cam. Non penso di essere smentito se dico che in particolare il dottor Venti è uno che conosce le vicende del cam forse meglio di molti altri amministratori pubblici della Marsica. Voglio che sia fatta chiarezza sulla scelta dei soggetti destinatari di queste parcelle e del rispetto delle norme per l’assegnazione di questi soggetti che dovranno agire per il piano concordatario”.

Dopo l’audizione del giornalista Venti, però, dal tema delle parcelle e degli affidamenti diretti ai professionisti esterni ingaggiati dal Consorzio per la redazione del Piano concordatario si è passati ad un’analisi più approndita delle cause che hanno generato il dissesto finanziario del Cam. Cause che, come evidenziato dal giornalista in audizione, sono da ricercare nella logica perversa di azione di quello che è stato negli anni, e continua tutt’ora ad essere, il Partito dell’acqua. Un mostro che ha generato, ad oggi, ben 120 milioni di euro di debiti, “espressione dello stesso pensiero unico e della stessa commistione politica, amministrativa e consociativa marsicana degli ultimi venti anni”. Qui la relazione scritta consegnata dal giornalista al presidente della Commissione di vigilanza

Questa è stata la conclusione in Commissione di Angelosante:

Noi come Regione non possiamo fare finta che non abbiamo un problema serio e che dobbiamo affrontarlo come consiglio regionale, ed è il problema della gestione del servizio idrico integrato. L’obiettivo che mi ero proposto con questa chiamata in commissione di vigilanza l’abbiamo raggiunto, che non è soltanto un obiettivo di denuncia ma è un obiettivo di seria preoccupazione per gli enti locali che oggi sono potenzialmente a rischio di dissesto qualora il piano concordatario non dovesse essere accettato dal tribunale. E quindi è ovvio che dobbiamo approfondire la questione Cam: penso che oggi abbiamo fatto un buon lavoro”.

Americo Di Benedetto, consigliere regionale del Pd, ha invece dichiarato:

Americo Di Benedetto (PD)

“ Devo constatare che le premesse giornalistiche non è che siano poi così tanto infondate. Che ci sia stato qualcosa nelle nostra regione che non ha funzionato in questo settore è evidente, Quando è iniziata la criticità del Cam, quando si è entrati nel punto di non ritorno, alcune possibilità potevano esserci, tipo una riorganizzazione del sevizio idrico, ma non è stato fatto perchè si sarebbe perso per l’ennesima volta il potere gestionale, non per dare il servizio, ma per cercare ancora di più di avere un margine di discrezionalità nella gestione di quel sistema. Ricordo bene quei giorni e quei momenti nei quali ho avuto come l’impressione del Titanic, dove l’orchestra continuava a suonare mentre la nave andava giù, a fondo.“

Giorgio Fedele, consigliere regionale 5Stelle, ha invece puntato sulle Procure.

Giorgio Fedele (M5S)

Devo richiedere ufficialmente alla presidenza della commissione il resoconto stenagrafico della seduta da inoltrare vista la gravità degli elementi, delle circostanze e dei comportamenti che sono stati sollevati dagli auditi è evidente che sarà mia cura trasmettere il verbale della seduta odierna, relativa alla parte riguardante il CAM, alle Procure competenti“.


Il Piano concordatario secondo il Consiglio di sorveglianza

Particolarmente interessanti sono stati gli interventi dei membri del consiglio di sorveglianza del Cam. Il presidente Alessandro Pierleoni ha posto l’accento sulla difficile situazione in cui si è trovato il consiglio di sorveglianza dal momento della nomina e su tutti i passi che hanno portato la società alla richiesta della domanda di concordato fino al momento della sentenza di omologa del piano di concordatario. Questo il sunto del suo intervento in aula:

Alessandro Pierleoni

Il consiglio di sorveglianza ha svolto una funzione ci verifica dei conti: la nostra attività è stata quella di vedere le anomalie economiche finanziarie spesso denucniate da Venti e dagli organi di stampa e che fino a quel momento avevano rimandato i cari problemi del Cam. Abbiamo veramente avuto problemi nel controllo contabile e nella corretteza e nella veridictà dei conti. Infatti i precedenti consigli non approvavano mai i bilanci dell’ente ma scaricavano tra virgolette la responsabilità sui sindaci. Dal 2017 in poi questo consiglio ha approvato i bilanci. Il primo bilancio che abbiamo approvato è stato un bilancio con 51 milioni di perdita […] Fino al 2012 il Cam aveva 80 milioni di debiti: dal 2012 al 2017 ha accumulato un ulteriore passivo di 40 milioni. Come organo di sorveglianza abbiamo votato un’azione di responsabilità nei confronti di alcuni ex amministratori e poi abbiamo, come stabilisce la legge, chiesto ai sindaci soci di votare la risoluzione: sono 25 gli ex amministratori coinvolti che hanno occupato ruoli apicali nell’ente dal 2008 al 2017. L’opera di verifica dei bilanci ci ha portato a comprendere che l’ente era ormai in dissesto, che la società non poteva più andare avanti e non poteva più garantire il servizio idrico. Per questo motivo in data 5 marzo 2018 il consiglio di gestione ha ritenuto necessario per la salvezza dell’ente e della gestione del servizio presentare una domanda di concordato […] Il piano concordatario presentato in tribunale è stato così credibile per i nostri debitori che è stato votato dal 70% di essi, che hanno rinunciato a circa il 70% dei loro crediti purché il servizio andasse avanti e la società non fallisse.

Il Cam è fuori pericolo?

In realtà, se il piano è stato accettato dai piccoli creditori del Cam, le opposizioni più insidiose, che mettono a repentaglio l’omologa del piano stesso, sono arrivate da Banca Sistema e dall’Agenzie delle Entrate. La prima ha invitato i Comuni soci e tutti i dirigenti (che si sono succeduti alla guida del Consorzio a partire dal 22 dicembre 2014), a una mediazione per il pagamento di 10 milioni 519mila euro (oltre interessi di mora): sembra però che la mediazione stia avendo poco successo, tutto lascia quindi pensare che la controversia verrà risolta in tribunale. Lo scorso 27 maggio é stato invece discusso in Corte d’appello il ricorso presentato dall’ Agenzia delle Entrate contro l’omologa, da parte della Sezione fallimentare del Tribunale civile di Avezzano, del piano concordatario presentato dal Cam. A breve dovrebbe essere nota la decisione del giudice. Inutile ricordare l’importanza che tale decisione ha nella validazione del piano concordatario.

Piano concordario del Cam che punta sul recupero delle morosità, sull’adeguamento delle tariffe e sull’individuazione degli utenti sommersi (che rappresenterebbero circa il 25% degli utenti totali) e che per 5 anni sarà sotto la lente di ingradimento del tribunale.

Felicia Mazzocchi

Così interviene in aula Felicia Mazzocchi, membro del consiglio di vigilanza Cam:

l’attività di recupero crediti era iniziata già a febbraio, ma poi si è fermata per il lookdown del covid. Queste attività ripartiranno presto visto che prima del covid stavano portando buoni frutti: gli incassi giornalieri erano raddoppiati rispetto al periodo in cui non si facevano. Vi è inoltre in corso un bando per l’attività di recupero crediti che deve aiutare l’ente a recuperare il massimo”.

La gara d’appalto, dell’importo di 1 milione 117mila euro, è stata aggiudicata dalla Soget spa, unica società ad aver risposto al bando: servizio che dovrebbe portare al recupero dei crediti sommersi per un totale prossimo ai 30 milioni di euro. Resta però da verificare quanti di questi crediti vantati dal Cam siano tuttora esigibili.

Ma a preoccupare finalmente anche i presenti in aula sono i rischi che la vicenda del concordato potrebbe produrre sui comuni soci del consorzio. Ha confermarlo Tonino Mostacci, membro del Consiglio di vigilanza: “Parliamo di 30 comuni soci che sarebbero a serio rischio default se il Piano non venisse definitivamente accordato”.

Comuni che dovranno inoltre comparire in giudizio, insieme all’Ersi, presso il Tribunale ordinario di L’Aquila, Sezione specializzata in materia di impresa il prossimo 28 dicembre: il giudice Stefano Iannaccone aveva infatti in precedenza accolto la richiesta di Paola Attili, ex Presidente del Consiglio di gestione, destinataria dell’azione di responsabilità promossa nel 2018 dalla nuova governance del Cam, secondo cui “tutti i soci, così come gli enti deputati al controllo analogo (Ato ed Ersi), già dal 2012 erano perfettamente a conoscenza della reale situazione debitoria in cui versava il Cam: 61 milioni di euro (in otto anni sono raddoppiati, ndr)”. Secondo la Attili la causa del dissesto non sarebbe da ricercare tra i dirigenti ma tra i soci.

Ersi – Criticità Cam evidenziate e rimaste inascoltate

Un dissesto finanziario da ricercare in anni e anni di malagestione del consorzio da parte dei vari amministratori che si sono succeduti. Questo l’intervento di Corrado Rossi, direttore generale dell’Ersi , l’ente regionale deputato al controllo analogo sul Cam, sul punto:

Corrado Rossi

In riferimento ai bilanci che ci sono pervenuti nel corso degli anni. L’Ato e l’Ersi hanno segnalato le criticità che abbiamo evidenziato all’assemblea dei soci. Criticità purtroppo rimaste inascoltate. Tra le più importanti rilevate nel corso degli anni nei nostri controlli c’era proprio quella delle consulenze, o meglio l’uso improprio che si è fatto di queste consulenze/collaborazioni. Un’altra criticità era il mancato efficientamento dei costi in generale, una gestione poco efficace per quanto riguarda la gestione del servizio idrico, specie per quanto riguarda le morosità, oppure sulla misurazione delle portate immesse in rete, elemento importante perchè come voi tutti sapete il costo della tariffa ha come riferimento EURO A METRO CUBO: se non conosci i metri cubi che immetti in rete e dai all’utenti che numero valuti? Il confronto con il gestore nel corso degli anni è stato spesso forte: io qualche volta dico è stata quasi una lotta corpo a corpo. Il Cam ha spesso disatteso ee perfino ignorato le nostre osservazioni. Più volte c’è stata nel corso degli anni una trasmissione da parte dell’Ersi e del sottoscritto della documentazione in oggetto alle procure e alla Corte dei Conti: purtroppo anche da questo punto di vista non mi sembra che molto sia stato fatto”.

INCHIESTA CAM – IL BUCO CON L’ACQUA INTORNO

Print Friendly, PDF & Email