CAM – Corte dei Conti: Tedeschi deve restituire i soldi, più le spese

di Angelo Venti e Claudio Abruzzo

Per la La Seconda sezione centrale d’appello della Corte dei Conti il dott. Gianfranco Tedeschi deve restituire al Consorzio acquedottistico marsicano oltre 20mila euro per compensi indebitamente percepiti. Non solo: Tedeschi per effetto della sentenza dovrebbe dimettersi dalla carica di sindaco di Cerchio e la somma da restituire al Cam potrebbe lievitare fino a 600mila euro. Vediamo perché.

Questo è quanto emerge dalle motivazioni della sentenza con cui i Magistrati contabili respingono il ricorso presentato da Tedeschi, sindaco di Cerchio ed ex dominus di CAM spa. Sentenza che lascia al dott. Tedeschi due sole alternative: presentare un ulteriore ricorso in Cassazione oppure accettare le conseguenze della sentenza restituendo i soldi e dimettendosi da Sindaco. Ci sentiamo di scommettere che Tedeschi sceglierà la prima busta.

L’incubo dei seicentomila

A legger bene le motivazioni dell’ultima sentenza del Tribunale contabile depositata soltanto nel novembre scorso, sembra proprio che i giudici recidano anche l’ultimo filo che tiene sospesa la Spada di Damocle che da qualche anno ciondola sulla testa dell’ex Signore delle acque.

Un incubo che si concretizzerà, ovviamente, solo nel caso che qualcuno – come ad esempio la nuova governance o l’Assemblea dei Comuni soci – si decidesse finalmente a richiedere al dott. Tedeschi la restituzione di quei “compensi indebitamente percepiti“. Fatto ovviamente salve eventuali ulteriori contromosse legali – certamente dilatorie ma legittime – da parte del Tedeschi, che giustamente si difende con le unghie e con i denti da quello che ritiene un torto.

Tedeschi e i compensi indebitamente percepiti

I fatti finiti sotto la lente della Corte dei Conti risalirebbero agli anni compresi tra il 2006 e il 2012. Anni in cui Gianfranco Tedeschi, pur essendo sindaco di Cerchio (Comune socio e consorziato di Cam spa), ha ricoperto presso il Consorzio acquedottistico marsicano l’incarico di Amministratore delegato, percependo il relativo compenso. Secondo la Corte dei conti, invece, la norma prevede che “l’assunzione, da parte di un amministratore di un ente locale, della carica di componente degli organi di amministrazione di società di capitali partecipate dallo stesso ente non dà titolo alla corresponsione di alcun emolumento a carico della società”. Secondo una nota del 2017 del Consiglio di gestione del Cam, la somma complessiva indebitamente percepita da Tedeschi ammonterebbe a oltre 600mila euro.

Una storia lunga e intricata

In realtà questa storia si trascina sottotraccia già da qualche anno. E’ il 29 luglio 2016 quando la Procura generale presso la Corte dei conti deposita il primo atto di citazione di Tedeschi, chiedendone la “condanna al pagamento, in favore dell’amministrazione di appartenenza, dell’importo di euro 20.247 oltre interessi, rivalutazione monetaria e spese di giustizia“. Ma già nel maggio 2016 la Corte dei Conti aveva inviato una nota al Cam invitandolo a “valutare la possibilità di procedere alla ripetizione delle somme erogate e non dovute al sig. Tedeschi Gianfranco“. Manco a dirlo, ad agosto l’Assemblea dei soci del Cam va però deserta. Così nel gennaio 2017 il Consiglio di gestione (allora composto da Paola Attili, Giuseppe Venturini e Armando Floris), invia comunque una nota a Tedeschi chiedendo la restituzione di quelle somme.

Quasi immediata giunge una singolare nota di risposta con cui il dott. Tedeschi respinge tutte le contestazioni, Nella nota, dopo aver avvertito il Consiglio di gestione che la loro comunicazione “contribuisce fortemente a mio danno“, in maniera che può giudicare maldestra solo chi non conosce il suo carattere pugnace, così conclude Tedeschi: “Vi diffido ad inviarmi altre comunicazioni senza i presupposti giuridici necessari“.

Il Consiglio di gestione non si scompone e a stretto giro riformula prontamente la richiesta. Nella nuova nota fissa un termine per la restituzione – 15 giorni – ed elenca nel dettaglio tutte le somme che Tedeschi deve restituire al Cam: la cifra totale ammonta, nel 2017, a 621.958 euro.

Una prima condanna nei confronti di Tedeschi viene emessa dalla Sezione Giurisdizionale per la Regione Abruzzo della Corte dei conti con la sentenza n. 38, depositata il 5 aprile 2017.

Contro di essa Tedeschi, rappresentato e difeso dagli avvocati Renata Angelini e Aldo Lucarelli, presenta però ricorso: il 4 aprile 2019 si è tenuta la Camera di consiglio dell’appello mentre le motivazioni della decisione di rigetto sono state depositate solo il 18 novembre scorso. I magistrati contabili respingono il ricorso, giudicando inammissibili, tardive o immotivate le lagnanze avanzate e infine sentenziano: “rigetta l’appello e condanna l’appellante alla refusione delle spese di giustizia”. Traducendo dal linguaggio burocratico, insieme alle spese di giustizia Tedeschi dovrà restituire a Cam spa oltre 20mila euro, più gli interessi.

La mano pesante della Corte dei conti

Nelle motivazioni della sentenza vengono esplicitamente censurati anche alcuni atti degli organi di governo di Cam spa. In particolare, sulla deliberazione del 16 febbraio 2009, scrivono i giudici:

In sostanza, anziché collocare in aspettativa senza assegni il Tedeschi, il consiglio di amministrazione (dallo stesso presieduto), prendeva atto della “riassunzione” delle funzioni di direttore generale e, per questo motivo, gli riconosceva come dovuti i maggiori importi delineati dalla contrattazione collettiva della categoria, paradossalmente adducendo a giustificazione proprio la disposizione sopra riportata, che deponeva lapalissianamente in senso opposto”.

Sul punto specificano i giudici:

In definitiva, i profili di antigiuridicità della condotta e di sussistenza del danno sono ampiamente provati, e le censure veicolate con l’impugnazione sono infondate“.

Ancor più sferzanti i giudizi espressi nei confronti anche dello stesso Tedeschi. Riportiamo di seguito alcuni dei passaggi salienti:

Venendo alla dedotta carenza di nesso eziologico e di dolo, non sono ravvisabili condotte concorrenti, imputabili ad altri soggetti od organi, idonee a determinare in modo esclusivo la causazione dell’evento per cui è causa. Invero, il Tedeschi ha rivestito un ruolo decisivo e preponderante nella consumazione dell’illecito erariale oggetto di giudizio, assumendo la veste di vero e proprio dominus. Egli ha guidato e diretto, nella sua qualità di Presidente del c.d.a. (oltre che di Amministratore delegato e Direttore generale) tutte le operazioni finalizzate dapprima alla modifica dello Statuto, e poi all’assunzione della carica di amministratore delegato/direttore generale.

Il Tedeschi risulta presente, quale Presidente del c.d.a., alla convocazione, in data 16.01.2007, della riunione diretta all’approvazione delle modifiche dello statuto da sottoporre all’assemblea straordinaria; ha presieduto proprio l’assemblea straordinaria, fissata all’uopo, in data 20.04.2007, durante la quale ha illustrato le ragioni delle modifiche, e sottoscritto il verbale; risulta presente alla delibera del c.d.a. che, in pari data, lo ha nominato amministratore delegato, con relativo trattamento economico; risulta ancora presente all’assemblea del 16.02.2009 quando, senza cessare dalla carica di amministratore delegato, gli viene riconosciuta la retribuzione propria del direttore generale.

Non si può disconoscere che l’odierno appellante sia stato il protagonista principale e autore dei fatti dannosi per cui è causa, in aperto contrasto non solo con un dato normativo lapidario, ma anche con il parere dell’Avvocatura regionale e dello stesso ente affidante (ATO 2 Marsicano), i quali, all’esito di un fitto scambio di corrispondenza, ‘non privo di contenuti polemici‘ – come posto in evidenza nella sentenza – avevano preso nettamente distanza dalle conclusioni cui era pervenuto il consulente del C.A.M. (prof. M. D.), favorevole alle tesi sostenute dall’odierno appellante.

Ampiamente condivisibile è, dunque, l’affermazione di cui in sentenza, secondo cui il Tedeschi si è ‘auto-liquidato‘ il compenso, anche per le mensilità successive all’acquisizione del parere contrario dell’avvocatura regionale: va ricordato, infatti, che il Procuratore regionale aveva parametrato il danno esclusivamente a tali ultimi emolumenti“.

AGGIORNAMENTO (30 dicembre ore 16)

Nel pomeriggio del 30 dicembre abbiamo ricevuto una telefonata molto cordiale dal dott. Gianfranco Tedeschi che – dopo il reciproco scambio di auguri di buon anno – ha fatto alcune precisazioni sul nostro articolo. Alle ore 15.58, come da accordi, Tedeschi ci ha inviato una sua breve nota via WhatsApp, che qui di seguito riassumiamo:

La sentenza della Corte dei conti citata nell’articolo è in realtà una storia vecchia (risale al 2012) per la quale è stato predisposto ricorso in cassazione. Preciso che mi sono stati richiesti solo circa 20mila euro oltre a circa 300 euro per le spese di giustizia. La Corte dei conti ha chiarito che nulla mi può essere richiesto prima di luglio 2012 e io sono rimasto in carica fino all’ottobre 2012.”

Spero di chiarire in Cassazione pure questa vicenda, come ho già fatto per tante altre. So bene che ricoprire incarichi pubblici comporta anche dopo tanto tempo queste situazioni: sono passati 7 anni ma sono fiducioso.

Infine voglio precisare che la Corte dei conti, nella sua sentenza, nulla rileva in merito alla mia funzione di sindaco di Cerchio“.

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