Brancaleone alle crociate – Commissariamento Asl 1: Di Pangrazio si cala le brache

di Angelo Venti e Franco Massimo Botticchio

Avezzano – Dalla tragedia all’avanspettacolo. Pessimo, e preoccupante, lo spettacolo del sindaco di Avezzano Gianni Di Pangrazio: mentre l’intera Marsica è alle prese con una emergenza sanitaria senza precedenti, si continua a perdere tempo prezioso nella lotta alla pandemia. Perché?

L’ospedale di Avezzano – di fatto l’unico nel territorio marsicano – è da settimane al collasso e, pena il disastro completo, occorre fare presto. Una situazione talmente tragica che nei giorni scorsi ha spinto ad invocare l’arrivo di un Ospedale da campo, con personale sanitario dell’esercito.

Ma nonostante la certificata Caporetto della sanità marsicana, la politica locale continua irresponsabilmente con le vecchie pratiche e fa ammuina.

Per chi suona la campana

Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è una parte del tutto. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te“. John Donne (1572-1631) –

L‘Adunanza di oggi al castello Orsini – visto l’aggravarsi dell’emergenza Covid e il disastro della sanità nel territorio – è l’ultimo appello per i sindaci marsicani.

Nel caso si risolva con un nuovo nulla di fatto o con un ulteriore rinvio a data da destinarsi, se si vuole realmente organizzare una Linea del Piave che ci difenda dalla pandemia, non resta che prendere atto che bisogna cercare altrove.

Avezzano, un Odg schizofrenico

Per definire quanto successo nell’ultimo “Consiglio comunale straordinario urgente” tenutosi mercoledì ad Avezzano non resta che parafrasare Ennio Flaiano: “la situazione [sanitaria nella Marsica] è grave, ma [la politica] non è seria”.

.L’Ordine del giorno approvato mercoledì scorso grida vendetta. Con sprezzo del ridicolo i consiglieri comunali – unica eccezione Mario Babbo, Stefano Lanciotti e Lorenza Panei – hanno supinamente approvato un documento proposto dal sindaco Di Pangrazio in cui le conclusioni smentiscono clamorosamente quanto si afferma nelle premesse. In sintesi: da un lato si elencano punto per punto le gravi criticità della sanità marsicana e le disfunzioni di Asl 1 e Regione Abruzzo, dall’altro ci si rifiuta di fatto di chiedere il commissariamento della Asl 1. [Per scaricare il documento clicca QUI]

Il “Parlamentino dei Sindaci marsicani

Oggi pomeriggio al castello Orsini di Avezzano si riunisce di nuovo il “Parlamentino dei sindaci marsicani”: a presiederlo è Gianni di Pangrazio, incoronato “Sindaco della Marsica”. L’unico dato degno di nota, purtroppo, è che rispetto alla “Adunanza” di sabato scorso si è persa inutilmente – e colpevolmente – un’altra settimana.

Purtroppo, tutto lascia prevedere che anche l’incontro di oggi si concluderà con un nulla di fatto: sul tavolo c’è solo l’Odg approvato dal consiglio comunale di Avezzano, che ha dato mandato a Di Pangrazio di farlo approvare da tutti gli altri sindaci. Insomma Avezzano delibera senza decidere e senza sporcarsi le mani, ma gli altri Sindaci devono prendersi la responsabilità di chiedere il commissariamento della Asl 1. Il tutto, temiamo, si concluderà con un ulteriore rinvio: speriamo, ovviamente di essere smentiti.

Gianni Di Pangrazio alle (scudo)crociate

Un vecchio motto di spirito sostiene che, in Italia, quando si desideri affossare una qualsiasi riforma o placare un moto di opinione, non vi sia via migliore che l’istituzione di una bella commissione: di analisi ed approfondimento, va da sé.

Nella Repubblica autonoma della Marsica le cose non vanno diversamente. Quando ci si trova nella necessità di buttare metaforicamente la palla in tribuna, il mezzo più gettonato è quello della Riunione dei sindaci: 37 Comuni, con un numero di abitanti poco superiore a quelli di Ciampino. Tale pletorica congrega – in passato formalizzata quale assemblea dei soci degli enti sovracomunali, questa volta come emergenza sanitaria – produce sempre gli stessi risultati: rinviare, fiaccare le energie, stemperarle.

Oggi pomeriggio, venerdì 13 novembre 2020, al castello Orsini di Avezzano si tiene per la seconda volta l’Adunanza di sindaci per discutere della gravissima condizione nella quale il Covid-19 ha precipitato l’intero sistema sanitario del territorio, che invero già in tempi di pace non brillava per lo scintillio dei servizi offerti.

Ancora ieri – leggiamo in una dichiarazione critica del consigliere regionale avezzanese Fedele rilasciata dopo la tenuta della Commissione sanità – per l’assessore regionale alla sanità, Nicoletta Verì, «non esisterebbero problemi né carenza di personale nella provincia dell’Aquila, tanto meno ad Avezzano», le recenti evidenze ed i fatti da più parti denunziati, e anche da questa testata narrati e analizzati, testimoniano come la situazione marsicana sia, per utilizzare un eufemismo, critica. Persone decedute nel parcheggio dell’ospedale di Avezzano mentre attendevano in auto di essere soccorse; tracciamento fuori controllo, positività al virus diffusa tra gli operatori; uffici e numeri della locale Azienda sanitaria irraggiungibili, malati Covid accampati dentro e fuori il Pronto soccorso.

Con cognizione di causa e dei fatti, un nostro pezzo di tre giorni fa è arrivato a scrivere di resa del sistema, e della richiesta, da più parti avanzata (Tagliacozzo: certamente; Avezzano: parrebbe), dell’intervento di personale sanitario dell’Esercito nel nostro comprensorio, con l’installazione di ospedali da campo. E-s-e-r-c-i-t-o.

Nel contempo, a corredo, la politica locale ha prodotto: un gran numero di dichiarazioni e pretensioni, meme su facebook ed esaltazione per qualche tenda tardivamente issata nel parcheggio del Pronto soccorso avezzanese, oltre alla convocazione di una lunga teoria di riunioni (questo già da ottobre), con la Asl1 Avezzano Sulmona L’Aquila quale convitato di pietra. Asl 1 accusata coralmente di impreparazione e tacciata, nella Adunanza di sabato scorso dei su non lodati sindaci, di «diserzione».

Il 10 novembre si è registrata anche una riunione in prefettura a L’Aquila sul transito degli Abruzzi in zona arancione, dove i sindaci delle tre maggiori cittadine della provincia hanno potuto interloquire (loro sì, al contrario dei comuni-polvere) con la Asl1. Nella stessa giornata, nel capoluogo di regione, a conferma della gravità della situazione, si è tenuto il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica (consesso ove «si è posta l’attenzione sulla fondamentale attività che i Comuni della provincia dovranno svolgere per evitare ogni forma possibile di assembramento nei punti sensibili dei propri territori, con una adeguata opera di vigilanza e prevenzione, in collaborazione con tutti i soggetti istituzionali più direttamente coinvolti come le istituzioni scolastiche e la Asl»: per dire dell’approccio). A questa data le richieste onde far intervenire le strutture della sanità dell’Esercito sono (dovrebbero essere) sul tavolo del Prefetto, ma dal resoconto diffuso dall’ufficio stampa della Prefettura non sembrerebbe che la questione sia stata esaminata.

Stessa dinamica da drôle de guerre parrebbe essersi ingenerata con la tenuta del consiglio comunale di Avezzano sul Covid-19 (11 novembre), che ha adottato un ordine del giorno contradditorio tra premesse e conclusioni, e con richieste esorbitanti ed ellittiche. In detto ordine del giorno, dove si legge, tra l’altro, che:

[…] il Pronto Soccorso e tutto il Presidio Ospedaliero di Avezzano è ormai al collasso, essendo di fatto ospedale Covid non avendone le caratteristiche né strutturali né funzionali, con personale medico e paramedico non specificamente formato e insufficientemente protetto, e conseguente contagio degli operatori sanitari e blocco delle cure per la maggior parte delle patologie “no-Covid”, senza garanzie dei livelli essenziali di assistenza (LEA) […]

si impegna il sindaco («[…] e tutte le autorità politiche e amministrative, ciascuno per le proprie competenze […]»: a valutare l’opportunità di chiedere il commissariamento della ASL n˚ 1 Avezzano-L’Aquila-Sulmona, per l’assoluta carenza di programmazione ed organizzazione per fronteggiare la seconda ondata della pandemia.

Cioè: si chiede l’arrivo dell’Esercito (ma Di Pangrazio lo ha realmente chiesto?), si descrive un immane epocale sfacelo, e poi l’assise comunale chiede di valutare l’opportunità di chiedere il commissariamento…?

In tutto ciò, e torniamo a bomba, non è difficile indovinare le solite manovre che connotano la politica di un territorio residuale, tronfia e pataccara, che fa la voce grossa in modalità Don Circostanza, e che come costui presto si appatta e acquieta. Le pastette passano immancabilmente, di qui il nostro allarme per oggi, per le riunioni del parlamento della Repubblica autonoma della Marsica (prossimamente magari ci intratterremo sulle modalità solite di sua tenuta: i rappresentanti di cinque comuni – tre della Marsica orientale e due equi; sempre gli stessi, nel tempo – prendono la parola e si producono in chilometrici discorsi, di lunghezza inversamente proporzionale al proprio peso specifico e di abitanti, sino allo scoccare dell’ora di cena). Speriamo che ci non ci sia chi, anche in queste drammatiche contingenze pandemiche, ci faccia assistere al solito triste frusto spettacolo di ammuina di sistema.

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