Avezzano – Ve lo racconto io il treno veloce

«Già fatto?!». Mi aspettavo qualcosa in più e qualcosa in meno nell’ultimo ritorno di fiamma legato al sistema dei trasporti regionale. Ci si è fermati ad alcune dichiarazioni dei politici, all’adunanza dei sindaci e con le – pleonastiche a questo punto – raccolte di firme.

(La prendo da lontano). L’ultima volta che ho preso il treno delle 0.35 da Roma è stato nell’estate del 1980, reduce da un festival dei poeti a Villa Borghese. Alcuni anni dopo, mi stavo organizzando per un concerto rock e scoprii che quel treno mancava nell’orario ufficiale. (Nel senso: se ne era saputo poco o niente in giro; anche del motivo della sua soppressione). Sono spariti diversi treni da allora, senza che le istituzioni locali, regionali abbiano condotto un’azione per evitare, ridurre tutto ciò.

Nella seconda metà degli anni Novanta, Antonio Di Pietro (Lavori pubblici, Prodi) recuperò dei fondi per ristrutturare la Roma-Pescara ma il governo seguente (Berlusconi) dirottò altrove quei quattrini – al Nord probabilmente. Gli abruzzesi fecero spallucce e dimenticarono presto, prevedibilmente.

Intanto, il numero dei treni in circolazione su quella tratta ha continuato a scendere; si aggiungeranno poi, per molti pendolari, dei problemi legati alla posizione del nuovo terminal e dell’obsolescenza dei mezzi. (La conoscenza di ciò non si è mai tradotta né in rivendicazione politica, né ha fatto comprendere la vastità del problema).

I corregionali hanno capito pochissimo del progetto di Alta velocità. Esso ha liquidato il vecchio modello di sviluppo basato sulle litoranee (tirrenica, adriatica) in favore di un altro impostato su poche grosse città. (Abbiamo già i primi risultati sotto gli occhi: in quei centri negli ultimi anni, è cresciuta di poco sia la popolazione sia l’occupazione; sono andate giù entrambe, altrove. Avezzano è scesa a 41.048 abitanti). Se ne accorse dopo pochi anni solo la Cgil e i sindaci di tre o quattro comuni della costa che vivono di turismo estivo. È stata, in realtà, una mazzata per la periferia italiana, destinata a rimanere tale nonostante la successiva invenzione dell’espressione «treni veloci»: il circuito dell’Alta velocità è un altro paio di maniche. (Non oso immaginare che produrrà alle numerose aree marginali italiane il decollo delle Città metropolitane).

Cito en passant il dimenticato – dimenticabile per altri versi – Luciano D’Alfonso per il suo impegno riguardante tale linea ferroviaria.

Si parla da anni di Corridoio 5 solo a L’Aquila nell’omonima provincia: perché? Perché tanto prolungato mutismo da parte dei marsicani, degli avezzanesi in particolare? Avezzano è, inoltre, rimasta tiepida di fronte al movimento MoVeTe, sorto nel capoluogo peligno. (Avrebbe giovato anche un’informazione superficiale circa la politica dei trasporti della Regione Lazio, negli ultimi 20-25 anni: confina con noi, tra l’altro).

La maniera di comportarsi degli abruzzesi in questo frangente è simile ad altri casi, quando si sente l’odore dei quattrini: ognuno vuole metterci le mani sopra. Ciò mostra non solo l’attaccamento al proprio particulare, il familismo diffuso ma anche che l’Abruzzo è un’invenzione politico-amministrativa. (Di là dei localismi e dei sovranismi). Avezzano e Sulmona sono oggi mobilitate per risistemare, in qualche maniera, la vecchia Roma-Pescara mentre L’Aquila vuole una ferrovia che passi dalle sue parti – Teramo ha diplomaticamente chiesto un «riequilibrio» del sistema dei trasporti regionale. Intanto, G.Q. Liris definisce il futuro raddoppio della SS 690 niente meno che: «un’opera destinata a cambiare il volto dell’Abruzzo interno» – MarsicaLive, 26 aprile 2021).

Come finirà? Non ne ho idea, si tratterà in ogni modo di un progetto calato dall’alto in assenza di elaborazioni, consigli e raccomandazioni in loco. Non vi sarà spazio per eventuali critiche dovute alla nuova opera: ce la terremo, anche se qualche nuovo tratto del tracciato devasterà una valle, se dopo la sua realizzazione, tra una ventina d’anni, circoleranno ancora meno treni di adesso – s’impiegherà meno tempo per raggiungere Roma, d’accordo.

SULLO STESSO ARGOMENTO, DALL’ARCHIVIO DI SITE.IT:

SITe.it si è già occupato del collegamento veloce con Roma con il numero uno della rivista site.it/marsica del marzo 2004. I dati e le considerazioni allora trattati sono validi ancora oggi, e quindi di seguito vi riproponiamo i link a quegli articoli



Treno veloce: Avezzano-Roma 50 minuti

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La “Cura del ferro”. Come sarebbe la vita nella Marsica se il treno Avezzano-Roma impiegasse meno di cinquanta minuti? Può sembrare solo una domanda provocatoria, ma non lo è. Anzi, è uno scenario che apre le porte a uno sviluppo possibile.
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Scheda – Treno per lo sviluppo

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Nel XIX secolo la Roma-Pescara fu salutata come la via piú breve tra i due mari. Con i suoi 240 km di strada ferrata (21 in galleria e quattro di viadotti), con le sue 36 stazioni e 101 passaggi a livello, rappresenta ancora una nobile testimonianza dei limiti dell’ingegneria ferroviaria ottocentesca.       [ Continua a leggere ]


Marsica ultimo treno – Intervista al presidente del Patto territoriale

Lorenzo Berardinetti
Lorenzo Berardinetti

D: Sviluppo o isolamento. Perché l’alternativa è cosí netta?
E’ semplice. Il nuovo assetto delle comunicazioni in Europa prevede l’espansione verso i mercati dell’Est e quelli del Mediterraneo. L’Abruzzo è lasciato al palo.
D: Il governo Berlusconi ha già indicato le “Grandi opere” da realizzare…
Sí. Al nord il corridoio ferroviario verso i mercati dell’Est europeo; a sud il Ponte sullo stretto di Messina che punta sul Nordafrica e il Medioriente; ad est il corridoio Adriatico che collega con i Balcani. Per l’Abruzzo interno, niente.

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AVEZZANO ULTIMO TRENO:

Per scaricare il pdf completo del numero 1 di site.it/marsica del marzo 2004

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