Avezzano, un’altra lezione di neo-lingua

Quando c’era Il Tempo, scappava sempre, d’estate quando anche la politica andava in ferie, una polemica legata alle manifestazioni culturali avezzanesi: era divenuta quasi una tradizione. Il panorama è cambiato, fisiologicamente; l’argomento è stato piegato verso l’auto-ferro-tranviario, quest’anno. (Il ritardo nella pubblicazione del cartellone). Nelle ultime settimane in realtà, mi hanno intrigato due notizie: dei progetti per l’irrigazione del Fucino (31 luglio) e un parco urbano dentro Avezzano (4 agosto). Mi attrae maggiormente il secondo argomento; io parlo il primo da una quarantina d’anni e lo lascio perciò alle nuove generazioni.

Mi ha colpito questo particolare frammento: «parco urbano più grande d’Abruzzo», in «Il Centro» 4 agosto 2021. Si tratta di «collegare l’intero complesso storico cittadino», d’intervenire su tre aree: «Collegiata di San Bartolomeo interconnesso con il castello Orsini e il Parco Torlonia», secondo l’assessora Patrizia Gallese – se ne occupa solo lei, mancando un assessorato all’Ambiente. (Sono miei i grassetti).

È questa, secondo me, la domanda: è davvero necessario un tale costoso intervento? Si tratta, infatti, di parti a lungo separate nella loro storia, in qualche maniera: il castello era prossimo all’abitato – i nobili non si mescolavano con il popolino –, Palazzo Torlonia aveva all’incirca lo stesso problema – gli avezzanesi di allora mal sopportavano quella casata, a torto o a ragione.

Vado al sodo. Chiedo: è realizzabile un tale tracciato? Passa per via L. Vidimari il miglior tragitto per collegare largo San Bartolomeo a Castello Orsini. Immagino che almeno la carreggiata divenga uno spazio verde; se tale intervento si blocca una volta raggiunta via E. Lolli, è improprio parlare di «parco urbano». Idem, prima di raggiungere il maniero: l’erba interromperà la strada che costeggia il castello o no?

Una volta raggiunta l’area del castello crolla il castello di carte dell’Amministrazione: come far superare, al corridoio verde, via XX Settembre: la SR 5? (È il tronco più trafficato della città). Al solito, si è assunta un’espressione – «parco urbano» –, per usarla impropriamente. È solo provincialismo, in questo caso o anche mancanza di rispetto nei confronti dei (molti, pochi, così-così) cittadini? (Avezzano non possiede un’isola pedonale ma abbonda in chiusure al traffico temporanee, improvvisate, on demand, ad personam e una tantum: l’importante è non far imbronciare i commercianti del centro. Al posto del sindaco, avrei richiesto il copyright per quella fuori città)

Vi è bisogno di una fascia di verde anche per collegare piazza A. Torlonia alla parte interna del «Parco Torlonia»; non vi sono problemi dentro le mura mentre essi sorgono e sono insormontabili quando bisogna superare, tagliandola, via XXIV Maggio. (Sono insormontabili non tanto perché essa interromperebbe detta strada – pista ciclabile compresa –, quanto perché eliminerebbe uno o massimo due stalli degli ambulanti. Non dimentichiamo che sto parlando di Avezzano)

Niente da eccepire sulla risistemazione di largo San Bartolomeo anzi – come già io espressi al suo tempo, forse sul Martello del Fucino. Tanto nuovo verde pubblico aggraverebbe la situazione di aree simili in città: non bisogna dimenticare la scarsa manutenzione di cui godono tali particolari parti della città da almeno un paio d’anni a questa parte. (È cresciuto il numero degli alberi abbattuti e non sostituiti nel Quadrilatero, nello stesso periodo). Era anche il caso di soprassedere sull’Abruzzo: Avezzano – soprattutto l’amministrazione Di Pangrazio – ha molto da imparare sull’argomento da diverse altre città della regione. Altro che «luogo identitario che poggia sulle radici e guarda al futuro» (MarsicaLive, 4 agosto 2021), stando al ciarpame populista e di destra alla moda, ripescato dal sindaco. (La sua non è più un’Amministrazione civica, lontana dai partiti brutti e cattivi?)

E «valorosi Marsi», che fine hanno fatto? E la chimera? Dove sono quelli che, nell’ultima campagna elettorale, si lamentavano degli scarsi interventi in periferia? Tutti al mare, già dal primo turno, dall’anno scorso? 

È, in realtà, un’altra manovra per allontanare lo spettro di un’isola pedonale legata a piazza del Risorgimento – l’unico posto dove andrebbe fatta.

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