Avezzano – Un vecchio collo di bottiglia

Un paio di giorni fa, sono stato rimbrottato da una vecchia amica perché nelle cose che pubblico – su carta – non parlo mai del sottopassaggio ferroviario. Pochi giorni prima, lei si era trovata in difficoltà a superare quel posto con una carrozzina e il suo nipotino dentro. Ho ribattuto – ‘per non essere da meno’ – che il mese scorso ho aiutato altre cinque persone in un’analoga operazione ma con una carrozzella su cui era seduta un’anziana disabile; a maggio ho fatto scivolare e poi risalire la bicicletta di un ragazzino attraverso le canaline: suo nonno era alle prese con la sua, di bici. La faccenda è complicata.

Si è parlato di sottopassaggio ferroviario nel Pgtu (2003): era un collo di bottiglia che andava eliminato – si trattava, secondo gli ingegneri del traffico, di una delle priorità da affrontare dagli amministratori avezzanesi riguardo alla mobilità. (Tale strumento era stato commissionato dall’amministrazione Spallone 2 e poi adottato dalla Floris 1). Dopo una trentina d’anni dalla sua realizzazione esso si trovava, infatti, a fronteggiare il passaggio di diverse migliaia di nuovi abitanti nella zona nord – anche di un migliaio abbondante di altri studenti. I quartieri – un’informe periferia nel nostro caso –, per quanto lontani e casomai senza servizi devono essere ben collegati, poter accedere facilmente al centro direzionale; non bastano i due sottopassi (via don G. Minzoni, via Aquila): quello della stazione ferroviaria è un passaggio «naturale». (Tale sottopasso inizia – finisce –, lungo l’asse principale della città, nel Quadrilatero; non è solo una questione di mobilità ma anche di democrazia, in questa parte del Pianeta). Si tratta tuttora, realisticamente, di allargare il «canale» esistente e di addolcire le sue pendenze; non vedo altre soluzioni praticabili, almeno io.

Floris 2 provò a imbroccare qualcosa per risolvere il problema ma poi, purtroppo, non se ne fece nulla. Sonno profondo durante Di Pangrazio 1. Si deve all’amministrazione De Angelis l’installazione delle canaline (bicicletta, trolley) per superare agevolmente sia la stazione ferroviaria sia per accedere ai binari. Ancora sonno profondo con Di Pangrazio 2 – dovrebbe durare fino al 2025. (L’attuale Amministrazione, in realtà, sta semplicemente attuando il programma amministrativo che si è data e che ha presentato agli elettori – ha vinto le elezioni anche con tale programma). Solo in una delle quattro competizioni elettorali (2012) seguite all’adozione del Piano del traffico si è parlato di tale argomento; se ne occuparono due liste, anche se le loro erano delle ipotesi fumose – ponte ciclo-pedonale modello Pescara. Durante la campagna delle ultime Amministrative si è – a lungo e intensamente – trattato di quel luogo ma giusto in termini di sicurezza, secondo una cultura apocalittica tipica delle aree depresse o in crisi; nel luglio scorso, lì sotto, sono entrate in funzione due telecamere.

Che fare? Dipende non poco dalla sensibilità delle persone; è opportuno raccontare in giro, rendere pubbliche certe disavventure urbane sia da protagonisti sia da spettatori – non se ne parla mai nelle testate giornalistiche e ignoro quello che gira su Facebook. Tocca poi ai partiti politici e alle liste che si presentano alle elezioni inserire la questione nel proprio programma amministrativo – di là del Pgtu. Non guasta la doppia consiliatura per il sindaco – anche una cospicua dotazione di pazienza –, considerando i tempi biblici di chi opera nel settore delle strade ferrate. (Spero di ricordarmi qualcosa in proposito).

In città, nel frattempo, l’Amministrazione si balocca con l’idea del cosiddetto «parco urbano più grande d’Abruzzo»…

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