Avezzano, un restyling (quasi) a metà

Durante le passate festività, mi è capitato di discutere con gli amici delle iniziative che l’Amministrazione ha in mente per i prossimi anni; è uscito il discorso anche sull’ipotesi di un intervento su corso della Libertà. Se n’era parlato nel mese scorso, a cominciare da «restyling di Corso della Libertà» (MarsicaLive, 4 dicembre 2022). Un dato negli ultimi giorni dell’anno, «Di 3,6 milioni, invece, il pacchetto di interventi per il rilancio del centralissimo corso della Libertà.», L. Pulsoni, Un piano da 77 milioni in tre anni: così sarà la Avezzano del futuro, in «Il Centro» 21 dicembre 2022. I consiglieri dell’opposizione – loro vedono le cose in maniera più ampia rispetto al sottoscritto – hanno ricordato che si tratta appunto di un’idea, in un comunicato uscito il 4 gennaio: «Sono giorni che si legge di oltre 75 milioni di euro di investimenti tutti pronti ad essere realizzati “domani mattina” senza però dire alla cittadinanza che gran parte di questi milioni non si trovano nel bilancio comunale».

A differenza di altre simili occasioni (piazza del Risorgimento, piazza del Mercato) non sono partiti attacchi o contestazioni di sorta. Io sono favorevole a qualsiasi tipo di restyling in un posto come Avezzano: essere contrari è come sparare alla Croce rossa, ho però qualche rilievo da esporre nella situazione particolare.

(Riprendo i casi citati in precedenza). Il problema della Piazza risiede nelle sue dimensioni: troppo ampia per quel tema collettivo in Italia; il limite dei due piani fissato nelle raccomandazioni post-terremoto non facilita la sua lettura, tuttora. Potevano (possono) farci di tutto in quel catino, secondo me. Scrissi su piazza del Mercato insieme a una dozzina di persone – gli avezzanesi erano allora 35mila –, per evitare il suo sventramento (1983), un’operazione che ha prodotto l’attuale voragine – per chi ha occhi per vederla, si capisce. In alcuni scatti pubblicati in passato su questa testata, ho mostrato che cosa oggi resta a racchiudere quella «piazza» – vi sono un paio di «buchi» per ciò che riguarda la continuità delle facciate, soprattutto quello su via C. Battisti. Ugualmente, si poteva (si può) fare qualsiasi cosa in quel posto tanto devastato… anche realizzare uno dei rari spazi pubblici dove non si può – o deve – sedere.

Tutto questo, per dire che a me interessa lo spazio architettonico, le sue (almeno) tre dimensioni. (Mi spiego). Quando vado in giro, mi curo poco se calpesto l’asfalto, la terra battuta, i mattoncini o il marmo; guardandomi intorno, mi è indifferente la vista di un bagolaro, un platano, un frassino o un olivo. Non ci penso troppo se per chiacchierare con qualcuno, trovo una panchina di pietra, di plastica, di ferro o di acciaio per sedere – vanno bene anche quelle anti-barbone.

Il problema di corso della Libertà – se ancora si può definire tale a distanza di un secolo –, è l’assenza di temi collettivi, mentre abbiamo un edificio religioso nella piazza principale e l’edificio delle Poste nel tronco di via G. Marconi. È ancora una questione di leggibilità, soprattutto da parte di chi proviene da una città storica o grande – non hanno invece problemi di sorta i villici… anche quelli nati e residenti ad Avezzano. (Il tribunale è posto sull’asse secondario mentre il teatro è stato sistemato in tempi successivi addirittura fuori del centro direzionale). Si registrano lungo quel tracciato alcuni «buchi» nell’allineamento delle facciate e un arretramento (Curia vescovile), ma essi sono dei peccati non gravi al confronto. (L’ente pubblico, avrebbe dovuto impedirli almeno su quell’asse). Il Prg del 1916 era troppo avanti per Avezzano, come scrissi in occasione del Centenario – ‘non gettate le vostre perle davanti ai porci’ per dirla con l’apostolo Matteo. E non era granché quel piano regolatore; esso ha certo modernizzato un agglomerato rimasto fermo essenzialmente al Medioevo nonostante fosse successo di tutto fino agli anni Dieci del Novecento, a livello urbanistico. Il rifiuto delle novità, il provincialismo, la latitanza dello Stato, la mediocrità e la scarsità di esperienze culturali: ha una cospicua (poco invidiabile) tradizione la città.

Il tratto interessato al futuro restyling è perciò un elemento dell’asse principale della nuova città, composto anche da via G. Marconi e piazza del Risorgimento. Non ha senso perciò, intervenire solo su un pezzo di quel tronco: è un unico oggetto, l’asse principale. E poi, una volta raggiunto su marciapiede largo M. Pomilio – ergo, Punto informativo – che fa, tira dritto? Neanche una sistematina alle attuali aiuole? Da mesi gira nei mezzi d’informazione la narrazione del grande intervento a ridosso del Quadrilatero che nelle intenzioni dovrebbe unire alcuni frammenti appartenenti a diverse epoche della città distrutta mentre nell’attuale centro dovrebbe registrarsi, al contrario, una sorta di smembramento di un unico repertorio, per di più recente. Ergo, in un simile intervento non vi è una logica legata alla città, né alla collettività.

A tempo perso, ho cercato lumi negli altri progetti in programma, nelle intenzioni del Comune ma ho trovato chiarore quando non il buio. Che significa «città attrattiva» negli anni Venti del Ventunesimo secolo, in Europa? Niente. È roba da provincia profonda, un richiamo per allocchi. Idem, per la presunta funzione del restyling nel rilanciare il commercio su corso della Libertà: è una favoletta per adolescenti non di più. (Un noto architetto italiano ricordò, una dozzina d’anni fa sul Corriere della sera, che la popolazione della Città eterna passò da un milione a 17mila abitanti nel giro di un secolo, nell’Alto medioevo).

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