Avezzano tra Street food, Covid 19 e Recovery fund

Mi sono scagliato contro le manifestazioni cosiddette street food lo scorso 7 settembre; l’avevo sia con chi le ha organizzate sia con i partecipanti: erano pericolose, in quel particolare periodo di emergenza sanitaria. In seguito, Alessandro Grimaldi (primario di Malattie infettive del San Salvatore, L’Aquila) ha dichiarato: «La circolazione [del Coronavirus] in provincia dell’Aquila è cominciata durante l’estate con i diffusori individuati con i soggetti più giovani, legati ad assembramenti, feste e manifestazioni di socialità» (MarsicaLive, 22 novembre 2020). È dello stesso parere Alberto Albani (referente sanitario per le emergenze della Regione): «L’estate folle in Abruzzo ci è costata oltre 500 morti.» (NotizieDAbruzzo, 11 dicembre 2020). È anche da notare in proposito, la differenza abissale – al netto della ragione o del torto – tra alcuni sindaci brianzoli e l’Assolombarda che spingevano, a primavera, per tenere aperte le fabbriche mentre più di un primo cittadino abruzzese smaniava, in autunno ma per rialzare le saracinesche dei negozi.

Questa congiuntura ha confermato sia lo scarso peso politico della Marsica a livello regionale sia la distanza dai centri di potere dell’Abruzzo. Proseguo con la cronaca recente.

Giovanni Di Pangrazio: «costituirò il Comitato Marsica, con le migliori energie del territorio, che in tempi strettissimi presenterà alla Regione i progetti di investimento a valere sui fondi europei del Recovery fund», in «IlCentro» 1 ottobre 2020. Nella stessa giornata, ancora sul Recovery fund, leggevo questo: «73 proposte progettuali per 7 miliardi e mezzo di euro su cui sta lavorando una cabina di regia» (NewsTown). Anche: «Oggi – ha detto Marsilio – è emersa una sintonia tra Regione, rappresentanti del territorio, di categoria e dei lavoratori». È facile immaginare – Di Pangrazio si preparava al ballottaggio –, come sarebbe finita con l’Amministrazione regionale di centro-destra. Non si è dato per vinto: «Il sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, scrive alla Regione e inoltra al presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio, una richiesta di un incontro urgente per accogliere le istanze del territorio marsicano sulla programmazione degli investimenti previsti dal programma di interventi del Recovery Fund», in «MarsicaLive» 17 ottobre 2020. Ignoro gli sviluppi della vicenda.

Tutto ciò rimanda anche a una serie d’incontri tra diversi sindaci nel territorio provinciale (Marsica, Valle Peligna): zone che scarsamente contano a livello regionale. Tutti d’amore e d’accordo della valle adiacente alla nostra mentre non è decollato, per questioni politiche, il cosiddetto Parlamentino marsicano. Non vi era unanimità neanche a livello locale, almeno in un caso. Il Centro, 13 novembre 2020: «Il gruppo di Babbo all’attacco della maggioranza che sostiene il sindaco Gianni Di Pangrazio per la “linea morbida” nei confronti della Regione e del manager dell’Asl, Roberto Testa». Più avanti: «Il Dott. Di Pangrazio, invece, pur dichiarandosi favorevole, ma solo a parole, rispetto alla nostra [Mario Babbo, Stefano Lanciotti, Lorenza Panei] chiara richiesta di commissariamento della ASL, quando si è trattato di formalizzare l’emendamento da noi proposto in tal senso, ha dichiarato di “non voler mettere in difficoltà una parte politica” del consiglio comunale, riferendosi chiaramente a quella che governa la regione ed alla quale è spettato il compito di nominare il Manager Testa.» (Panei è del Pd, i restanti sono «civici», della stessa pasta del sindaco).

Riporto un brano apparso su questa testata che racconta il clima poco fraterno nella provincia: «Da un lato si oscura il collasso dell’ospedale di Avezzano diluendo i dati e le notizie della Marsica in quelli dell’intera provincia, dall’altro si cancella la parola “Avezzano” e la si sostituisce prima con “Provincia dell’Aquila” e poi, semplicemente, con “L’Aquila”.» (23 novembre 2020). Nello Avellani aveva già registrato: «si lavora ognuno per il suo bacino elettorale di riferimento» (16 novembre); lo stesso aveva già lamentato: «l’assenza di una guida politica chiara, autorevole, per l’assenza di una visione, di un progetto di Regione capace di valorizzare le diverse vocazioni territoriali e che, in questi anni, non da ieri, ha fatto marciare l’Abruzzo a diverse velocità».

Scrivo giusto due parole sulla tendostruttura. Ormai da decenni, quando si ha scarse notizie per la cronaca locale, scappa sempre il servizio giornalistico sull’ospedale; è immancabile la domanda: «Di cosa avete bisogno?». La risposta è, invariabilmente: «Manca il personale». Occorrono altri medici e infermieri; qualcuno teme il depotenziamento di uno o più reparti. Nessuno immagina né un nuovo ospedale né una struttura capace di resistere a un sisma con una magnitudo 7.2 o 7.3. (Arrivando nuovo personale, è opportuno controllare che esso copra effettivamente le lacune preesistenti). Giunge invece, in questo frangente, una tendostruttura, inaugurata – dicono – «in pompa magna» ma abbandonata poco dopo: quanto era utile?

Vi è di peggio, secondo il neurologo Berardino Orlandi: «Da struttura che nei piani della Regione doveva essere Covid free», ha spiegato, «si trova a gestire oltre 70 pazienti Covid, in una situazione di penuria di personale, visto che una parte è stata trasferita all’ospedale dell’Aquila. Il risultato è un declassamento di fatto, a cui non sarà semplice porre rimedio» (Il Centro, 5 dicembre 2020. È mio il grassetto).

Tralascio le altre questioni. Stefania Pezzopane (Pd) ha perorato in Parlamento la causa dell’ospedale di Avezzano, lo scorso 9 dicembre. Eppure negli anni passati i marsicani hanno denunciato – a ragione – le prepotenze del capoluogo di Regione, nei loro confronti. Ci ritroviamo oggi ad applaudire un’aquilana che ha portato all’attenzione nazionale la crisi del Santi Filippo e Nicola; più di un qualsiasi rappresentante locale o del comprensorio. (Il partito della Pezzopane, non ricordando male, ha appena raggiunto il 6% alle recenti Amministrative nel capoluogo marsicano).

Questo è quanto concerne la Marsica: mancanza d’idee e di leadership, almeno nell’immediato – Avezzano se la passa peggio degli altri comuni.

La misura del declino della classe politica abruzzese si è avuta con l’ordinanza dello scorso 7 dicembre che ha permesso il passaggio da zona rossa ad arancione. (Per neanche due giorni). Così è stato ricostruito all’Aquila: «la Regione è rimasta ‘vittima’ di una bega politica, delle tensioni che stavano spaccando il fronte della [maggioranza] di centrodestra, con gli esponenti politici delle aree costiere che rimproverano a Marsilio di avere autonomamente ‘portato’ l’Abruzzo in zona rossa per la situazione, fuori controllo, della provincia dell’Aquila, lasciando chiusi i negozi al dettaglio in quelle zone dove, al contrario, il diffondersi del contagio era sotto controllo» (NewsTown, 11 dicembre). Riporto un commento: «quella di Marsilio, è stata una provocazione politica e uno sgarbo istituzionale» (IlGerme, 12 dicembre 2020). La questione era rilevante per l’intero Paese eppure se n’è parlato pochissimo, come in proporzione alla partecipazione dell’Abruzzo al Pil nazionale. Idem, quando la vicenda è terminata in quella prevedibilissima maniera; è stato il classico ruggito del coniglio che non ha spaventato nessuno. (A proposito: perché non provare – non è stata già tentata – la stessa formula «secessionista» per passare da un «colore» all’altro in una delle altre tredici regioni governate dal centro-destra? Che so… la Lombardia…).

È roba da dilettanti della politica la nota che i partiti al governo della Regione (Forza Italia, Fratelli d’Italia, Idea-Cambiamo, Lega, Udc) hanno inviato a Roma per ottenere il «ritorno dell’Abruzzo in zona gialla prima di Natale» (12 dicembre). Essa suona ridicola dopo che si è ironizzato – a ragione secondo me – su un governo nazionale al riparo delle critiche per via della muraglia, eretta per l’occasione e costituita da varie task force, comitati tecnici ed esperti. La prendano con i virologi, gli statistici e i biologi se ne sono capaci, i legittimi rappresentanti degli abruzzesi!

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