Avezzano sta imbruttendo?

Mi è capitato di censire gli alberi mancanti nel Quadrilatero, in passato; quelli non piantati, recisi (Comune, privati – illegalmente) e non sostituiti, per alcuni anni. Smisi nel 2017 perché l’allora assessore all’Ambiente incaricò di una simile operazione – più vasta della mia in realtà – un gruppetto di tre o quattro giovani che svolgeva il servizio civile presso il Comune; il dato da loro ricavato, dopo alcuni mesi dalla mia rilevazione e a parità di situazione, era più alto di almeno una dozzina rispetto a ciò che io avevo pubblicato: non c’era partita. (A ogni «censimento», ammettevo che nel mio conteggio potevano esserci degli errori).

Passeggiando lungo via C. Corradini ho ricevuto in alcuni suoi tratti una sensazione di povertà, quasi di miseria negli ultimi giorni. Non era solo l’alternanza tra (grandi, frondosi) vecchi e (bassi, con fogliame ridotto) nuovi alberi quanto la loro mancanza in diversi punti. Buchi, lacune. Dovevo intraprendere un nuovo «censimento»? No, mi è bastata una semplice ricognizione lungo alcune delle strade che avevo segnalato per la mancata sostituzione di alberi, in precedenza.

Ecco un breve resoconto, poi spiego il perché della sua lunghezza. Via C. Corradini è passata da 16 a 27; bisogna tener presente che, nello stesso periodo, sono stati piantati 9 alberi (De Angelis) tra via Monte Grappa e via del Montello – la cifra sarebbe altrimenti più alta. È proseguito l’exploit di via Marruvio: da 14 a 32; la strada registra un buon numero di tratti asfaltati per evitare che l’ente pubblico pianti dei nuovi alberi: è la cifra della democrazia avezzanese – assaporata alle spezie nordafricane. Durante il commissariamento, si è registrata una mirabile performance lungo via mons. D. Valerii: da 6 a 19. (È andata notevolmente meglio su viale G. Mazzini in realtà, solo che è difficile accorgersene: da 1 a 7). È nella media via N. Sauro: da 23 a 26. Tralascio altre tre o quattro strade a questo punto perché mi sono accorto di aver superato quota 100, mentre nel mio primo «censimento» il numero degli alberi mancanti in tutto il Quadrilatero era 94 (17 agosto 2013). Va da sé che il numero di alberi eliminati e mai sostituiti – di là di quelli che, in teoria, non si possono più ripiantare – è ancora, dal 2017, abbondantemente oltre quota 200. (Gli alberi fanno parte della recente storia collettiva e personale di chi oggi vive ad Avezzano).

Tale peggioramento è legato alla gestione commissariale, all’attuale amministrazione ed è dovuto a questioni di tipo ideologico. Si tratta, infatti, di non considerare ordinaria amministrazione la cura del verde pubblico – nel senso: proprio tutto e in ogni caso. (Mi si obietterà che la cura del verde pubblico è ordinaria amministrazione).

Mi spiego. La precedente Amministrazione (De Angelis) aveva un assessore all’Ambiente mentre l’attuale no, ergo: nessuna politica in quel settore. L’assessore all’Ambiente della precedente Amministrazione aveva, perciò, un budget (quattrini) da impiegare per le politiche che aveva in mente di svolgere, mentre oggi per l’ambiente si spende, io immagino, una cifra sicuramente (molto) inferiore e appunto, anche per vie traverse. È importante, invece, un fatto poco più che marginale: Crescenzo Presutti faceva in buona parte quantificare e poi analizzare, monitorare il patrimonio arboreo cittadino e rendeva pubblici i risultati– senza conoscenza scientifica, informazioni e dati non si danno politiche di sorta. Non furono abbattuti tutti gli alberi malati di piazza A. Torlonia al tempo del restyling; bisognava darci un’altra occhiata dopo un paio d’anni (estate 2020) ma tutto questo non è avvenuto forse per via del commissario prefettizio mentre è rimasto un capitolo chiuso con Di Pangrazio 2 – se ne sarebbe saputo qualcosa altrimenti. (Si tratta di viventi con un secolo e mezzo di vita sulle spalle, che non sono eterni come tutte le creature terrestri; si ammalano anch’essi come ci mostra proprio quell’esperienza). È successo lo stesso per il cancro colorato dei platani (piazza del Mercato): bisognava controllare le piante dello stesso genere per evitare che quella malattia si fosse propagata ancora. Ha controllato qualcuno dall’ottobre 2019? Penso proprio di no, non vorrei sbagliarmi. Ho parlato di effetto dei cambiamenti climatici – non sono un botanico –, a proposito delle ventate che hanno buttato giù una ventina di alberi nella pineta nord: ci voleva qualcuno del mestiere ad appurare se si fosse trattato effettivamente di vento eccezionalmente forte o se, qualcuna di quelle piante, non stesse bene in salute. (Un forestale avrebbe consigliato di piantare la stessa o un’altra essenza, oppure di soprassedere perché si tratta casomai di una pineta con troppe piante: una sfoltita giova in casi del genere). Di Pangrazio 2 ha lasciato correre anzi, i tronchi sono rimasti al suolo su sentieri trafficati per diverse settimane: uno spettacolo deprimente.

È tutta un’altra storia nell’altro schieramento, dove un amministratore è alla costante ricerca di fondi regionali, statali e comunitari – servono anche a sostenere la spesa corrente. È questo un metodo accettabile, comprensibile da parte di un sindaco pescarese, un chietino o un teramano – per non parlare di un aquilano: stanno su un altro livello rispetto al capoluogo marsicano, quanto a potere acquisito; Avezzano conta invece poco sia nel tavolo regionale sia in quello nazionale e inoltre ha la palla al piede del sindaco «civico» senza legami con i partiti – soprattutto «quelli buoni». I giardini pubblici dopo un paio d’anni dal citato restyling sono tornati a essere un’area verde come tante, trattata come le altre sia da una parte dei suoi frequentatori e sia dall’amministrazione comunale. Non è un bel vedere in ogni modo; la vera questione è appunto far capire che piazza A. Torlonia è diversa da altri luoghi apparentemente simili – le piazze B. Corbi, del Mercato, del Risorgimento, eccetera. Anche dalle pinete. Vi è perciò qualche prato già malridotto, diverse (costose) siepi di bosso da mettere a dimora: dove trovare i soldi per riparare tanti danni nel giro di qualche mese, di un anno, durante questa consiliatura? Risposta: da nessuna parte. Produce qualcosa, nella vita amministrativa corrente, un tale comportamento? Ad Avezzano no.

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