Avezzano: operazione Cavoli a merenda

«Il boulevard urbano sì, e la città giardino no…», sono stato così rimbrottato nei giorni seguenti il nostro 13 Gennaio. (Nel senso: avrei dovuto ribattere ad alcune dichiarazioni di nostri amministratori apparse su alcune testate giornalistiche). La seconda è precedente, ne tratto ora – anche se sono intrigato da improvvisazioni più recenti.

(Parto dall’esperienza personale). Ho incrociato quell’espressione all’università in corsi come Storia dell’architettura e Storia dell’urbanistica – un esame scritto anzi, «disegnato». (Ignoro se tale argomento si trattasse anche nella cattedra di Arte dei giardini, ma penso di no). Tale concetto (garden city) risale alla fine del Diciannovesimo secolo ed è frutto dell’elaborazione di precedenti idee maturate con le prime crisi dei sistemi urbani dovute allo sviluppo dell’attività industriale. La prima città del genere realizzata risale all’inizio del Ventesimo secolo in Gran Bretagna; non ebbe molta fortuna l’idea di Ebenezer Howard in realtà – era un ricordo già negli anni Quaranta del secolo scorso. Si trattò, allora, di progettare una città divisa da una serie di «quartieri» autosufficienti (residenza + manifattura + agricoltura + commercio + tempo libero + spazi pubblici): dovevano contenere pressoché tutto per vivere al loro interno. (È preferibile precisare, a proposito di residenza, che si trattava di case unifamiliari circondate dal verde; le strade erano dimensionate al traffico di carri, carretti e pedoni).

La sua teoria sopravvive in parte dentro proposte più recenti, in espressioni che utilizziamo correntemente: città policentrica, multipolare, dei municipi e infine ville du quart d’heure, un agglomerato in cui sono raggiungibili negozi e servizi in un quarto d’ora, a piedi da casa. In nessuna delle quattro è previsto il ritorno delle fabbriche dentro l’abitato nonostante esse siano meno inquinanti di quelle dell’Ottocento e più facilmente raggiungibili da chi ci lavora né di buttar giù un intero quartiere per ottenere (di nuovo) terra coltivabile.

Mi ha fatto perciò sorridere – anche intenerire – lo scorrere i due seguenti brani. (Uno). A proposito dell’abbattimento e della (futura) piantumazione di diversi alberi su via A.M. Torlonia, Roberto Verdecchia parlava di rendere Avezzano: «la città giardino dai viali alberati che è sempre stata», in «TerreMarsicane» 12 dicembre 2022 e «MarsicaLive» 9 gennaio 2023. «Sempre» proprio no: garden city è spuntata un secolo abbondante dopo la costruzione dei primi marciapiedi e i primi alberelli, operazioni risalenti al Settecento. Inoltre: dov’erano, a chi erano intitolati, i «viali alberati» ad Avezzano prima del terremoto? È mera curiosità… (Due). In largo San Bartolomeo dopo i lavori, secondo Giovanni Di Pangrazio: «ci saranno spazi e verde che richiameranno la città giardino», in «Il Centro» 10 gennaio 2023. C’entra davvero poco il verde pubblico con la «città giardino» come ho cercato di dimostrare; gli spazi non saranno minimamente intaccati stando al progetto diffuso dalle fonti d’informazione: si tratta di un comune restyling – che un sindaco dovrebbe conoscere certo prima e meglio di me. Ritengo inoltre che gli spazi di Letchworth non farebbero certo impazzire gli avezzanesi e a maggior ragione, gli altri italiani. Termino, affermando che l’espressione «città giardino» negli anni Venti del Ventunesimo secolo è un pezzo d’antiquariato, possiede lo stesso fascino del comò o della cassapanca della bisnonna.

Orbene, Avezzano capoluogo (39mila residenti) funziona come un paese di 4-5mila persone: tutto ruota intorno alla piazza principale; essa è perciò, finora, l’esatto contrario di garden city, della città policentrica o di un qualsiasi altro posto in cui i quartieri non esistono solo di nome. Tale situazione rimarrà identica con l’attuale Amministrazione e di sicuro, non migliorerà. (La lochéscion della Cattedrale dei Marsi somiglierà sempre più a un luna park). E poi: come si fa a parlare di «città giardino» dopo aver inaugurato una nuova scuola fuori dall’abitato? (Tanto per citare una vicenda recente).

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