Avezzano – Metti un comunicato sul Consorzio imbrifero

Capita a questa testata di fare le pulci ai comunicati delle Amministrazioni comunali, di quando in quando: provo anch’io a dare un contributo. Si tratta di una notizia ormai vecchia, che ha avuto una scarsa circolazione. Essa non ha appassionato né suscitato reazioni di sorta.

Eccola, in breve: «Via libera del consiglio comunale di Avezzano all’ingresso nel Consorzio imbrifero montano per recuperare il sovracanone per l’acqua usata dalle numerose centrali disseminate lungo il fiume Liri-Garigliano per la produzione di energia elettrica» (IlCentro, 2 gennaio 2021). Ergo, lo scopo di tale adesione è incassare quattrini.

Federbim risale al 1962; essa serviva a difendere, in qualche maniera, le popolazioni montane dalle politiche almeno trentennali dell’idroelettrico che avevano innescato numerosi dissesti idrogeologici, provocato alcune catastrofi naturali. (Il disastro del Vajont – con oltre millenovecento morti – avvenne l’anno seguente).

A sentire tre membri della maggioranza (A. Chiantini, A. Pierleoni, N. Simonelli): «Una parte potrà essere destinata anche alla protezione del territorio, alla riqualificazione ambientale, allo sviluppo sostenibile e al progresso economico e sociale del territorio». Viene spontaneo chiedersi, almeno al sottoscritto: quanto, per soddisfare tutte quelle voci? Sì, quanto? (C’entra anche la mia malignità conoscendo il programma di governo dell’Amministrazione: i temi ambientali non rientrano certo nelle priorità – non lo erano neanche durante Di Pangrazio 1).

Nel pezzo citato del quotidiano regionale, m.s. ricorda come una simile iniziativa sia partita, anni addietro, dal comune di Morino. Preferisco rammentare alcuni comuni della val Roveto che da diversi anni discutono circa la sorte del Liri, un fiume con una lunghezza pari a 120 km. (Se ne occupa l’Autorità di bacino Liri-Garigliano e Volturno. Potendo interessare il Garigliano misura 38 km mentre il Volturno 175). Tutto ciò perché, in un altro articolo sullo stesso argomento, appare – ancora a firma dei tre –, questa frase: «Da adesso, invece, l’amministrazione potrà assurgere a ruolo di città territorio anche su questo aspetto» (MarsicaLive, 31 dicembre 2020). Orbene, un non avezzanese ignora il contenuto della trovata elettoralistica «città territorio» e perciò, sfugge a lui il senso di tale brano. Ciò ricorda da vicino più di un politico avezzanese uso a ritenere il sito di Alba Fucens come rientrante nel perimetro comunale; è successo l’ultima volta durante la scorsa campagna elettorale e ha provocato la reazione dei massetani. Incontrai tra i partecipanti a una manifestazione dalle parti di Pescina contro l’invaso d’Amplero, Ferdinando Margutti – avezzanese d’adozione –, negli anni Ottanta. Era un democristiano di ferro, un politico di lungo corso eppure si trovava in quel posto per ascoltare i sindaci della Marsica orientale, come il sottoscritto.

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