Avezzano: l’assessore, il sindaco, il gesuita e la patata

Provo a sistemare la vicenda De Cesare sotto un’altra inquadratura; parto dalla cronaca.

Copio dal post incriminato: «Mai la chiesa è caduta così in basso come con questo [papa]». Che dire? Non sono uno storico e perciò preferisco astenermi da giudizi di sorta; taccio anche per via del mio agnosticismo: le mie parole varrebbero zero. Ciò che ha fatto gridare molti all’offesa al papa, è questo brano: «Misero [e] in malafede uomo piccolo piccolo». Ritengo non sia utile attaccare una persona, per come la immagino io – conoscere un altro è, in concreto, impossibile –, m’interesso invece alle sue azioni. Nel caso specifico, ho letto alcune volte Laudato si’ (2015) – dovevo scriverci qualcosa sopra –, e la recente Fratelli tutti. (Sì, conosco poco). Si nota, in entrambi i casi, una larghezza di vedute dovuta più che altro a un pensiero strutturato, dote questa che gli occidentali osservano scemare nel loro habitus mentale, da alcuni lustri. È una persona di cui abbiamo bisogno papa Francesco, di là delle ovvie divergenze su diversi temi.

Entro nel vivo. Si tratta di una tipica storia provinciale nel senso: qualcuno copia in maniera maldestra qualcosa che vede fare in una grande città o in una metropoli. (È importante anche il pubblico, non solo il suo, ci tornerò). I social network riservano agli utenti delle soddisfazioni, generalmente; diversi vi traggono anche dei vantaggi in termini d’immagine e perfino di denaro. Si può godere anche mostrando alla propria cerchia una foto del proprio gatto, una pizza venuta bene, una foto scattata in vacanza. È andata diversamente da noi. Un assessore è stato contestato da un vasto schieramento, non solo politico, per un post.

Durante la passata campagna elettorale, ho mostrato di apprezzare il capo della cosiddetta Bestia al servizio di Matteo Salvini. (Capo significa che più persone lavorano all’immagine di un partito – 9 settembre). È un lavoro come tanti, in cui bisogna conoscere i meccanismi. Chiara Ferragni, la più conosciuta influencer italiana, registra a livello d’interazioni su Instagram una cifra a sette zeri. (Tralascio il suo incasso annuale in euro).

Già, come ci si arriva? Questo sito ha pubblicato (29 dicembre) degli screenshot di De Cesare; essi servivano a dimostrare come il post del 25 dicembre, non fosse una mera casualità, un lapsus calami, ma rientrava nel suo modo ordinario di pensare. Io riporto quest’altra, per il discorso che sto facendo: «Forza Orbam, Soros vai [sic] a [sic] diavolo», 28 novembre. Chiedo: Viktor Mihály Orbán ha mostrato di apprezzare un tale incoraggiamento? Poi: George Soros si è arrabbiato moltissimo o molto? Sono domande retoriche per chi ha un’infarinatura della materia; è finita come, in questi giorni, con papa Francesco (5milioni di follower su Instagram): silenzio assoluto da parte del diretto interessato. Ci siamo già passati, in queste parti, con il sindaco di un paese con poco più di 1000 abitanti che contesta un pezzo di uno spettacolo di Roberto Vecchioni, un cantautore – anche noto – con oltre mezzo secolo di attività alle spalle e alcuni milioni di dischi, cassette e cd venduti, nell’agosto dell’anno passato. Non è perciò un caso questo rigo vergato dallo stesso De Cesare: «A loro [diocesi, amministratori, sindaco] e a tutti i concittadini chiedo, per questo, scusa» (IlCentro, 29 dicembre). Non mancherà mica qualcuno, il cosiddetto «offeso», casomai? Hanno notato ciò dal capoluogo di Regione: «Dopo le scuse alla Curia e al sindaco (ma non al Papa), De Cesare conferma che, per il momento non si dimetterà», AbruzzoWeb, 30 dicembre, è mio il grassetto. (Si trattava di parassitare l’immagine del papa, non attaccare Bergoglio in carne e ossa, per le sue idee).

Non bisogna solo evitare di puntare quelli molto più grandi, perché uno esce sconfitto. La Curia ha parlato – a ragione – di «linguaggio approssimativo e confuso» a proposito del post; manca ed è più grave per il mio discorso, un briciolo di originalità: gli screenshot che mi sono stati inviati da amici contengono rimasticature di siti sovranisti, di estrema destra, fascisti. Non decollerà mai un profilo Facebook se è uguale a tanti altri.

Ho parlato di ambiente provinciale. De Cesare ha contrattaccato il mondo politico locale (29 dicembre), la sua parte politica – altro che Amministrazione di «civici», che ha in uggia i partiti – e in particolare Roberto Alfatti Appetiti: «Non era sempre il signor Alfatti che su Facebook aveva pubblicato una foto di papa Woytila scrivendo “questo è il mio ultimo papa” e di fatto non riconoscendo il ruolo ricoperto dall’attuale papa Bergoglio?». Ergo, un altro cattolico l’ha con l’attuale papa ma anziché parlarne in un’assemblea parrocchiale, sulla rivista della diocesi, il parroco, il vescovo o il suo confessore, pubblica su Facebook per far conoscere le sue idee al mondo intero. Gli Homo sapiens non ne hanno saputo niente in generale; il dissenso del politico di lungo corso è rimasto confinato presso una, a dir poco, ristrettissima cerchia di follower – Chiara Ferragni registra 47milioni d’interazioni, come si è detto.

Oltre queste montagne, conoscono solo le cronache di quelle che da fuori definirebbero liti da lavatoio pubblico. (Bisognerebbe inventare la classificazione social network victim dopo fashion victim).

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