Avezzano – Insulti al Papa: Sindaco incagliato tra assessore e Codice penale

L'assessore De Cesare può rischiare fino a 5 anni di reclusione. Domani consiglio comunale: il sindaco Di Pangrazio accetta le sue “scuse” oppure lo dimissiona? De Cesare recidivo: i precedenti

Il sindaco di Avezzano come un pugile suonato: da 70 ore è immobile, indeciso su cosa fare. Che dirà domani Di Pangrazio in Consiglio comunale?

Il post con gli insulti al Papa pubblicato il 25 dicembre scorso dall’assessore Lorenzo De Cesare, ha improvvisamente trasformato la festa di Natale del Sindaco Di Pangrazio. Dalla lettura delle letterine dei bambini a Babbo Natale, il sindaco si è ritrovato brutalmente proiettato all’inizio della “Settimana di passione”: la sua.

Una settimana drammatica, in cui Di Pangrazio è costretto a fare una scelta vitale per il suo futuro politico: il dilemma è tra la sua crocifissione e, forse, la resurrezione.

La responsabilità politica del sindaco Di Pangrazio nella bruttissima vicenda degli insulti al Papa è doppia.

A nominare 11 giorni prima del fattaccio De Cesare assessore è stato lui. Ed è stato sempre lui a scegliere di assumere nel suo staff Mario Taroni, finito nella bufera per aver messo il suo like allo sconcertante post di De Cesare.

Con l’aggravante, per il sindaco Di Pangrazio, che l’assessore De Cesare in tema di insulti sui social ha dei precedenti specifici che doveva conoscere. E, come vedremo più avanti nell’articolo, tutti gravissimi.

Dopo il clamore non solo mediatico suscitato dalle ultime gesta del De Cesare, il sindaco non ha più tempo e spazio per gli equilibrismi e – diciamolo pure – le pagliacciate politiche a cui ci ha abituato. E’ finito dentro un imbuto la cui uscita è una sola: nel consiglio comunale di domani, 30 dicembre, dovrà necessariamente chiarire pubblicamente la questione. E la scelta è: dimissionare l’assessore, oppure spiegare per quali motivi non può farlo. E nel secondo caso, dovrà essere molto, ma molto convincente.

Una Brutta storia

Tutto inizia nel pomeriggio del 25 dicembre con Lorenzo De Cesare che, reduce dal pranzo di Natale, pubblica su facebook un allucinante post con pesantissimi insulti a Papa Francesco. Questo il post:

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L’assessore correggerà il post 5 ore dopo, quando ormai la nostra testata aveva già pubblicato la clamorosa notizia da alcune ore.

L’indignazione dei cittadini sui social scoppia subito, mentre il 26 mattina arriva una dura nota della Diocesi dei Marsi, pare scritta di pugno dal Vescovo Santoro. Poi parte la serie di comunicati stampa di condanna delle forze politiche di destra, centro e sinistra, che chiedono le dimissioni dell’assessore.

Tra di essi arriva anche il Comunicato Stampa del sindaco, in cui chiede all’assessore le scuse, minacciando: “altrimenti prenderò provvedimenti”. Solo alla fine arriva la nota con – si fa per dire – le scuse di De Cesare. Infine il silenzio assordante del resto dell’Amministrazione comunale, mentre i suoi supporters si scatenano sui social, in appoggio all’assessore.

Insulti al Papa: cosa dice il codice penale

Se si insulta il Papa si rischia una pena da uno a cinque anni di carcere. Vediamo perché.

A stabilirlo è l’art. 278 del Codice penale, che testualmente recita:

«Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni».

Ma cosa c’entra il Presidente della Repubblica con il Papa?

Il problema per De Cesare è che il 27 maggio 1929 – ai tempi della “buon’anima” – fu varata la Legge n. 810/1929 secondo cui:

le offese e le ingiurie pubbliche commesse nel territorio italiano contro la persona del Sommo Pontefice con discorsi, con fatti e con scritti sono punite come le offese e le ingiurie al Re”.

Caduto il fascismo arriva la Repubblica e la parola Re viene sostituita con Presidente della Repubblica. Traducendo: oggi in Italia insultare il Papa sui social equivale a insultare il Capo dello Stato italiano: si torna cioè all’articolo 278 del Codice penale: fino a 5 anni di reclusione.

Inoltre, il delitto è procedibile d’ufficio. Una volta appresa la notizia di reato, l’autorità giudiziaria deve procedere senza che sia necessariamente la persona offesa a sporgere querela.

E questo è un ulteriore problema per l’assessore De Cesare. E’ improbabile che le Procure non siano già venute a conoscenza del suo post con gli insulti al Papa: ne hanno parlato testate online e quotidiani cartacei, tra gli stessi commentatori dei vari post sui social figurano diversi esponenti delle forze dell’ordine che, in quanto Pubblici ufficiali, dovrebbero aver già riferito quanto appreso. Inoltre, qualsiasi cittadino italiano può inviare – anche solo per conoscenza – uno dei tanti articoli di stampa a una Procura a scelta.

I precedenti di De Cesare

Purtroppo, prima degli ultimi insulti pubblici a Papa Francesco, l’assessore nominato da Di Pangrazio era stato già protagonista di altri episodi simili.

Tutti episodi che forse avrebbero dovuto indurre il sindaco a maggiore prudenza: i segnali ci stavano tutti ed erano pubblici. Invece il sindaco di Avezzano ha scelto di nominare, il 14 dicembre 2020, De Cesare come settimo assessore della sua Giunta, addirittura con delega alla gestione delle Risorse europee del Next Generation Plan.

A leggere i post pubblici dell’assessore Lorenzo De Cesare è evidente che non si tratta di diritto di critica e nemmeno di libertà di opinione. Sono solo insulti violenti allo stato puro, senza nessuna argomentazione politica o, addirittura, logica. Tantomeno si tratta di critica religiosa: d’altra parte, è difficile immaginare l’autore di post simili discutere di teologia con Papa Francesco, gesuita.

Di seguito pubblichiamo una serie di esempi reperiti in rete:

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