Avezzano: Indietro tutta!

Mi sono interessato ad alcuni pensosi interventi a margine della campagna elettorale per le Amministrative, negli ultimi pezzi; ne prendo un altro paio, indicativo della mentalità locale.

Inizio dal più vecchio, se così si può dire. Il Centro giuridico del cittadino: «le piste ciclabili sono state calate sulle strade cittadine senza che esse abbiano una logica non c’è un punto A di partenza e non c’è un punto B di arrivo», 30 settembre 2020.

È bene ricordare che la prima era stata ricavata – pagata «dall’alto» – per collegare scuole e uffici (A. Floris). La seconda (G. De Angelis) segue essenzialmente l’asse municipio-stazione ferroviaria: quello che ha generato il centro della città ricostruita, un percorso abbastanza trafficato. (Pagata anche questa con quattrini provenienti non dalle casse comunali). Vi è perciò – in entrambi i casi – sia una logica sia una comune origine (Piano del traffico, 2003). (Ad Avezzano, la pianificazione è generalmente ritenuta carta straccia come nelle altre zone sottosviluppate del Meridione, vabbè…).

Interviene sullo stesso tema l’ingegner Sergio Di Cintio (Psi), esponendo – due giorni prima delle Amministrative – un proprio progetto di pista ciclabile (TerreMarsicane 2 ottobre 2020). Si tratta di riutilizzare due pezzi di tratte ferroviarie; una è «pubblica» (Avezzano-Roccasecca) mentre l’altra è privata (stazione ferroviaria-ex zuccherificio). Si parte perciò con il piede sbagliato: bisognerà accordarsi con almeno un proprietario, considerando le manovre intorno a quel tratto, negli ultimi anni. Nel progetto – inoltre – non sono rappresentate entrambe le piste ciclabili esistenti ed è un altro madornale errore: mai sentito parlare di rete? Mai negli ultimi quarant’anni? Oppure è un lapsus freudiano? Tale intervento «oltre a ridefinire le linee della mobilità, mira anche a riqualificare aree e quartieri». Non modificherebbe un bel niente, attraversando zone poco abitate e prive di servizi, aree tendenzialmente degradate proprio perché a ridosso di strade ferrate: perché immettersi in un simile circuito? Ho anche l’ardire di pensare che sia pochino una ciclabile, per risollevare le sorti di una fascia urbana priva di marciapiedi, caditoie stradali, lampioni, verde pubblico, negozi, uffici, punti di ritrovo, eccetera. (Tralascio l’impresa, ardua a dir poco, di eliminare tre passaggi a livello). La vicenda del riutilizzo di tratti ferroviari dismessi, in Italia, mette in primo piano proprio la lunghezza: si rende ciclo-pedonale un tratto di 30-40 km per far godere in silenzio una vallata ai turisti. Si parla di una valle, non di un pezzetto di città – scarsamente attrattivo tra l’altro – da far attraversare a sparuti residenti, saltuariamente.

Tale progetto nemmeno sfiora la questione del collegamento tra la periferia e il Quadrilatero. (Periferia nel senso: le zone più popolose). Hic Rhodus, hic salta. (Pgtu come carta straccia, anche in questo caso). Dove ricavano piste ciclabili altrove, oltre il perimetro urbano del capoluogo marsicano: lungo strade abbastanza trafficate o dove non passa nessuno? Ci troviamo perciò di nuovo davanti al solito provincialismo: pasticcioni che si ritengono migliori degli altri.

La stessa testata ancora venerdì scorso ha pubblicato qualche stralcio del comizio conclusivo di Giovanni Di Pangrazio – uno che «sostiene» il citato progetto; eccone uno: «l’eliminazione del t-red e dei cordoli della pista ciclabile, per agevolare la viabilità, i parcheggi e l’incremento dell’attività commerciale». Qualche maligno avrà considerato: «Riforme a costo zero». Un altro tema comune nella passata campagna elettorale è stato la riconquista del ruolo guida nel comprensorio; Avezzano oggi si trova davanti a tutti nella Marsica per quanto riguarda la mobilità e non conserverebbe tale posizione, nel caso la prossima Amministrazione distrugga ciò che la precedente ha costruito. (La «riconquista» è stato e rimane perciò un richiamo per allocchi – numerosi per carità).

Ebbene, smontare i cordoli equivale a ridurre il numero dei frequentatori di una pista ciclabile – soprattutto quella al centro – si sentirebbero, sarebbero certo meno sicuri sia i ciclisti sia chi spinge la carrozzina di un disabile. (Meno gente in un tracciato che funziona ma fiducia in uno – inutile – che difficilmente vedrà la luce).

L’eliminazione dei cordoli agevolerebbe «l’incremento dell’attività commerciale»… È un’idea ricorrente nei partiti e nelle liste d’appoggio presenti nel consiglio comunale e fuori; per me, invece, si entra nel campo del pensiero magico: preferisco tenermi alla larga. In ogni modo, sono messi male gli avezzanesi, collettivamente, a questo giro. Good nite!

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