Avezzano – Il sindaco ascolta i soliti ignoti

Un’associazione di commercianti e un gruppo di – imprecisati, com’era già di moda – residenti, reclamò l’accelerazione della riapertura dei due incroci per far affluire le automobili, al termine del restyling di piazza Risorgimento nelle settimane precedenti la stessa. Io mi chiesi (pubblicamente) chi fossero quei vicini di casa così masochisti. È stato seguito un copione simile nei giorni scorsi ma da parte dell’amministrazione comunale: è perciò preferibile non limitarmi a una battutina, questa volta.

Oltre tre mesi fa, è stato recintato il lato porticato del complesso ex-Chrome per la sua demolizione. Era già scomparso il tipo che ci passava le notti dentro qualche sacco a pelo; le comitive di giovani che trascorrevano molte ore (pomeriggio, sera) sugli scalini di quel supermercato, si sono sparse negli isolati a fianco (sud, ovest). Vi sono state delle recenti proteste da parte di alcuni esercenti presenti nella zona e riportate da qualche testata.

È stato diramato un comunicato dal Palazzo di città. «Atti vandalici e assembramenti nelle vie del centro: per arginare il fenomeno segnalato dalle associazioni di categoria in un incontro in Municipio e da numerosi cittadini, scattano immediatamente i controlli a tappeto delle forze dell’ordine e sicurezza pubblica», 5 maggio 2021.

(Per cominciare). vandalismo s. m. [der. di vandalo, sull’esempio del fr. vandalisme]. – Tendenza a rovinare, distruggere, guastare senza necessità e senza ragione, per gusto perverso o per sciocca e malintesa ostentazione di forza, o anche per incapacità a comprendere la bellezza e l’utilità delle cose che si distruggono: giovinastri che, per v., fracassano vetrine e auto posteggiate; compiere atti di v.; con valore più concr., comportamento, atto vandalico: è un vero v. deturpare così un’opera d’arte. (Enciclopedia Treccani dixit). È stato abbattuto un segnale di parcheggio negli ultimi giorni – prontamente risistemato. Altri atti di vandalismo, in quelle parti, risalgono a tre o quattro anni fa: due alberelli spezzati. (Fui rimbrottato da una testata locale perché avevo raccontato che nelle mie passeggiate serali, notavo adolescenti e giovani sospendersi ai rami: quando si dice libertà d’informazione da queste parti…).

Ho scritto in diverse occasioni sugli assembramenti al centro-centro semplicemente perché il fenomeno (gruppi folti almeno il triplo di quelli standard, sparsi a ridosso della Piazza) inizia negli ultimi anni di Spallone 2, cresce con Floris 1 e 2, prosegue con Di Pangrazio 1, poi De Angelis e infine, Di Pangrazio 2. In un paio di decenni, poco o nulla è stato elaborato, da amministrazioni di diverso colore, per affrontare efficacemente gli eventuali problemi legati a tale fenomeno.

Più che «centro», si è trattato dell’incrocio tra via Trento e via A. Diaz; la vicenda all’origine della protesta e il successivo incontro in municipio, è stata trattata da MarsicaLive (3 maggio 2021).

(In fine). Nel comunicato non sono precisati – Noblesse oblige, di nuovo – né i nomi delle «associazioni di categoria» né le generalità di qualche «cittadino». (A proposito: cittadino è altro da residente o abitante).

Riprendo dall’inizio. Rincasando, mi capita d’incrociare quotidianamente più di un assembramento (15-20 persone ciascuno) che occupa per intero la larghezza del marciapiede; non ci faccio troppo caso e anzi, le ragazzine poco-vestite mi trasmettono allegria. Comprendo però il singolo esercente che protesta per la presenza di simili gruppi davanti all’ingresso della propria attività, nel pomeriggio e dei rifiuti che questi, talvolta, abbandonano nelle ore della notte. (È una novità di questi ultimi giorni, dell’anno in corso o del 2020 le cartacce, le bottiglie, i bicchieri abbandonati per strada, la gente che urina dove capita? Così, tanto per sapere) Per farla breve, gli interessi delle «associazioni di categoria» sono almeno diversi da quelli dei residenti: il comunicato del «Gabinetto del Sindaco» invece confonde, nasconde tutto ciò. (Spiego in un’altra maniera). Da anni, sia alcuni miei condomini sia qualche vicino di casa, si lamentano per i rumori molesti prodotti dalle micro-car, dagli stereo a tutto volume, delle fastidiose accelerazioni di auto o moto – talvolta con impennata – lungo un tratto dell’isolato. Da anni, nelle ore serali e della notte, si capisce; mi giungono all’orecchio quei rumori quando rientro, nel tardo pomeriggio e immagino quanto siano fastidiosi nelle ore di buio per chi dorme a ridosso della strada. Ebbene, il capitolo rumori manca nel comunicato che sto trattando. (Le locali associazioni di categoria, i commercianti del centro, non hanno diffuso, autonomamente, comunicati di sorta in questo frangente).

«Il primo cittadino ha sollecitato il comandante, Luca Montanari, ad attivare servizi ad hoc nei weekend per contrastare il fenomeno», è scritto questo perché egli ha un’idea fantasiosa del fenomeno – ripeto: ventennale –, pur essendo sindaco e per la seconda volta. Non è solo questione di «weekend», quella situazione notturna prosegue anche nel resto del week durante i mesi caldi. «Tra una settimana sarà fatto il punto sulle attività e i risultati»; di recente, mi sono intrattenuto a parlare con una pattuglia della Polizia locale sotto casa – loro erano in cerca di assembramenti, motori rumorosi e informazioni dagli abitanti –, mercoledì 5 maggio. Ho suggerito loro una possibile soluzione al problema del rumore (non faccio né il commerciante né l’esercente, né tantomeno l’amministratore pubblico): chiudere al traffico motorizzato quattro o cinque tratti di strada non collegati tra loro al centro-centro, ciascuno da cinquanta metri, tra le 22 e le 2. Si può praticare una misura del genere, ad Avezzano, senza che le solite associazioni di categoria minaccino una sollevazione popolare o ricorrano alla Corte europea dei diritti dell’uomo? Penso di no, ergo: ci terremo i rumori ancora a lungo.

Io non ho nulla in contrario contro lo scioglimento delle folte comitive in questo periodo di emergenza sanitaria, mentre ci sarebbe da ridire una volta rientrati nella normalità: vi è libertà di associazione nella nostra repubblica democratica. Quelli che mi ritrovo sotto casa da almeno un paio d’anni, di là dei rumori (motorini, micro-car) quando arrivano e poi ripartono, non bevono o si ubriacano né si fanno le canne, pomiciano saltuariamente. Gli stessi giovani hanno raggiunto il massimo della trasgressione, tre settimane fa, con l’abbandono di un contenitore di cartone (pizza) sotto le nostre cassette della posta. Quali sono le loro colpe?

Ritengo che si tratti di un nuovo corto circuito, interno alle citate associazioni di categoria (commercianti, esercenti) ribaltato al solito, prontamente, sull’intera collettività. Per intendersi: un negoziante dell’associazione X rivendica altri parcheggi al centro-centro ma deve mandare giù controvoglia, da parte di un altro iscritto a X – pizzaiolo, barista o kebabbaro –, prima i dehors e adesso altri spazi (gratis) sulle strade del Quadrilatero. Ci vuole un discreto sprezzo del ridicolo per prima, invocare un ossimorico Centro commerciale naturale e poi non voler accettare la parte che le riguarda degli effetti collaterali derivanti dai nuovi afflussi nel Quadrilatero, invocando misure di polizia – solo per sé stessi. (Della serie: Volere la botte piena e la moglie ubriaca).

Una scoperta sconvolgente legata a questa vicenda: dove abito c’è vita! Nell’ultimo decennio, diversi appartenenti alle «associazioni di categoria» – ignoro se le stesse che si sono lamentate per gli «assembramenti» in quest’occasione – hanno dichiarato, ritualmente e in numerose occasioni, la «morte» del centro (nel senso di centro-centro) di Avezzano: hanno finora scherzato o hanno solo bevuto troppo?

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