Avezzano – Elezioni sette/8

Riprendo dei piccoli brani, pubblicati in questa campagna elettorale, per mostrare la scarsa conoscenza del capoluogo marsicano, della città europea e di come va il mondo in generale da parte della classe politica locale. (Sembra più che mai uscita da una commedia italiana degli ultimi anni).

Prendono origine da ciò che leggono nel web più che dall’esperienza diretta – seppur parziale –, le idee che gli avezzanesi hanno costruito intorno alla loro stazione ferroviaria, negli ultimi anni. È una brutta zona per via della delinquenza. (Domanda: quanti, quali reati sono consumati in quella zona in un anno, che se ne sappia qualcosa? Simili dati andrebbero poi confrontati con quelli provenienti da altre parti della città: servirebbe a dimostrare se essa è realmente la zona più pericolosa di Avezzano. A proposito, nessuno ha scritto un rigo – on-line – sulle centinaia di gocce di sangue sparse lungo la scalinata verso la zona nord, il 14 agosto; si trattava certo di un accoltellamento: come mai?).

Non va che cosa, secondo me, nella narrazione ufficiale? Gli elementi infilati in un unico calderone sono in realtà eterogenei, troppi e infilati a forza. Si va dai senza fissa dimora ai nordafricani – sic et simpliciter. Dagli spacciatori di sostanze illegali e loro clienti a chi si reca a ritirare cibarie all’Emporio Solidale. Da qualche ubriacone a chi dorme per strada. Da chi orina nel parcheggio ovest agli accattoni (gentili, molesti, così-così). Da chi soggiorna nei locali della Curia – ‘All because his face was brown’, anche in questo caso – alle ormai rare prostitute: si sono generalmente sparse in un’ampia fascia della periferia nord-est che parte da via don G. Minzoni e finisce in via Massa d’Albe, dalla stazione ferroviaria a via delle Vittime civili in guerra, da decenni. Lo Stato interviene solo in caso di violazione della legge, com’è noto: avere la pelle un po’ abbronzata, gironzolare tutto il giorno per la città, non è un illecito né un reato soprattutto per chi si ritrova senza casa. S’incontra che cosa in alcune centinaia di altre città italiane in cui la o le stazioni ferroviarie sono sistemate in zona centrale o semi-centrale? Si notano le stesse attività (alberghi, edicole di giornali, ostelli, rosticcerie, biglietterie, pizzerie, posti in cui telefonare, bar) e anche le stesse figure che nel centro marsicano. (Anzi la seconda no, simili posti sono allietati da vivaci e variopinte drag queen, nelle grosse città).

È di Roberto Laurenzi (Lega) il primo intervento sull’argomento in questa lunga campagna elettorale (MarsicaLive, 6 novembre 2019) – i giovani del suo partito dovevano tenere un Banchetto della legalità, in quelle parti, il 14. Questo brano, nonostante la sua brevità, permette invece una serie di considerazioni: «andrà fatta una mappatura dei punti critici della città, per troppo tempo terra di nessuno, come la zona della stazione e quella del terminal dell’autobus, e che noi restituiremo alla cittadinanza». È Tiziano Genovesi (Lega) in AbruzzoWeb, 7 giugno 2020; sarà una sorta di copione da seguire anche per altri candidati: è solo pigrizia? La zona in questione è di tipo trasportuale: è sufficiente girarsi intorno, una volta raggiunta; dare uno sguardo all’ultimo Prg, in alternativa. È perciò una zona di transito – un nonlieu, per dirla con Marc Augé. (Vale lo stesso discorso per un aeroporto, un autogrill, una stazione della metropolitana). La scarsa qualità ambientale favorisce fenomeni del genere; vale lo stesso discorso per parti di città che svolgono un’unica funzione: un quartiere-dormitorio, un’area industriale o artigianale, un porto, eccetera. (Dice qualcosa le corse di cavalli nel nucleo industriale? All’opposto, significa molto la recente secchiata d’«acqua» di un residente sui clienti rumorosi di un locale a tarda notte). I cittadini non possiedono luoghi del genere, non possono perciò né perderli, né farseli restituire da qualcuno – se è lecito: per utilizzarli in quale altra maniera? Ricordo che in passato, ci aveva provato due o tre volte CasaPound Italia a «liberare» piazza Matteotti dagli extra-comunitari e non solo ma il risultato non fu entusiasmante. Gli italiani avevano già abbandonato quel luogo, ridotto a un’aiuola spartitraffico negli anni della prima amministrazione Spallone: ne aveva approfittato «loro»; c’entrò di mezzo anche l’«Algebra del Bisogno»… È dichiarata, nella prima parte del citato brano, la non conoscenza della città e non si tratta certo di Roma, Napoli, Milano, Palermo o Torino ma di un agglomerato che – nella sua parte principale – conta poco più di 39mila persone. Orbene, immagino che pochissimi o nessuno abbia mai pensato né tracciato una mappa dello spaccio; la Vulgata racconta di tre luoghi canonici (stazione ferroviaria, piazza del Risorgimento, piazza A. Torlonia): è essa precisa o quanto approssimata? Disegnare una simile mappa richiede almeno un paio di settimane di ricognizione (a piedi) nelle ore serali; il mio consiglio spassionato è preferire le (numerose) strade scarsamente illuminate, le (ancor più numerose) costruzioni disabitate: anche un tonto riesce a notare il viavai intorno a un’automobile parcheggiata con gente a bordo. (Chi spaccia preferisce in genere un posto tranquillo; egli scarta luoghi molto frequentati, sorvegliati dalle telecamere – quelle che funzionano –, e dalle pattuglie delle forze dell’ordine come stazione ferroviaria, piazza centrale e giardini pubblici. Leggiamo ai tavoli del bar o dal barbiere di una lite – legata alla droga – finita in ospedale tra X e Y, che abitano entrambi lontano dal vicolo buio in cui si è svolto lo scontro: ci vuole tanta intelligenza per capire che quel posto è un luogo di… lavoro?). E poi: mai sentito qualche amico, nemico, conoscente raccontare (scandalizzato, divertito, preoccupato) di strani movimenti serali in periferia? Mai? Proprio mai? Altro che: «conosciamo benissimo la città, la viviamo quotidianamente da sempre», Cfr. IlCapoluogo e AbruzzoWeb, 25 agosto 2020. (Vi è un generico cenno allo spaccio in periferia in MarsicaLive dello scorso 25 agosto. La stessa persona, al contrario, senza citare mezzo nome – è sconveniente? –, parla di: «bande che si contendono il territorio e portoricani dediti a non meglio precisati riti di iniziazione che trasformerebbero pezzi di città in zone franche», TerreMarsicane, 28 agosto 2020. I portoricani si sono associati e hanno già commesso quali reati? Quali sono le zone franche nel territorio comunale? – se non è sconveniente, anche in questi due casi). Una rappresentazione del genere dovrebbe bastare a far comprendere – a chi la disegnerà – quanto ignorava della città in cui vive; arriva il bello se poi pensa di metterci una pezza – ci arrivo subito. Io propongo anche un’altra via non impegnativa da un punto di vista fisico, basata sul numero dei consumatori: quanti sono? Non lo sa nessuno, ancora; io ipotizzo che gli avezzanesi siano meno strafattoni della media italiana e dico 2mila. Il traffico di duemila persone – anche mille –, si noterebbe nei tre citati posti nell’arco delle ventiquattr’ore e ancor meglio, «in alcune ore della giornata» come lo stesso riprende in AbruzzoWeb, 23 luglio 2020. (Si parla sempre di attività che, se scoperte, documentate portano alla galera). Proseguo con altri dati nazionali legati ad attività poco legali e m’interesso nuovamente ai… consumatori: quanti sono i puttanieri? Io considero morigerati i miei concittadini rispetto alla media nazionale anche in questo caso, ma la cifra è poco più alta della precedente – scrivo 2.020. (Alle ultime Amministrative, il partito più votato ha ricevuto 1.540 voti: l’Udc).

Sono questi i rimedi proposti dal più longevo partito italiano su cui concordano purtroppo anche altre e più giovani formazioni politiche – soprattutto civiche –, che dovrebbero conoscere minuziosamente la realtà locale: «la sorveglianza dei sottopassaggi con telecamere da parte di Ferrovie dello Stato, il potenziamento dell’organico della Polfer e un presidio fisso di polizia locale “almeno nelle ore più calde”», ancora Genovesi in AbruzzoWeb, 23 luglio 2020; infine: «intensificare la vigilanza anche con pattuglie a piedi e in borghese della polizia locale», TerreMarsicane, 26 gennaio 2020.

L’ex magistrato Giuseppe Grieco chiedeva una «radicale trasformazione dell’area», 12 giugno 2020. La sua è una posizione condivisa da molti, anche se nessuno è disposto a mettere nero su bianco come vuol trasformare piazza G. Matteotti; Grieco stesso in precedenza denunciava le «gravissime ristrettezze [finanziarie]».

I partiti, le liste – nonostante la campagna elettorale – hanno invece utilizzato generalmente la sordina per i fatti di cronaca legati alla movida e perciò all’attività, agli affari dei locali: i protagonisti delle mega-risse al centro-centro erano certo italiani, compaesani e non stranieri; della media e piccola borghesia non dei sotto-proletari. (Anche quelli che, da tre anni a questa parte, girano continuamente con le loro rumorose due-ruote intorno all’isolato dell’ex Chrome nelle ore della notte – Cfr. F. Di Marzio, «Assediati dai motorini». Notti insonni in centro, in «Il Centro» 29 luglio 2020). Anche: M. Tortora, Alla ricerca di meno degrado e più controlli di sera a Piazza Torlonia ad Avezzano, in «TerreMarsicane» 28 luglio 2020. I gestori dei locali che – con la loro musica ad alto volume fino alle due, le tre di notte – infastidiscono gli abitanti sono anche loro generalmente italiani ma non fanno notizia. (Vi risparmio il problema dei mastelli della raccolta differenziata – dei privati – nelle ore notturne, non solo di sabato; è una vecchia storia quella dei sacchetti di rifiuti abbandonati al centro anche in posti sorvegliati da telecamere).

Vi è perciò dei problemi da affrontare subito ma anche questioni che non lo sono per niente, perché non risolvibili nemmeno in tempi lunghi.

Porto un esempio per rendere visibile la distanza tra la mentalità della cittadina marsicana e il mondo circostante. Stasera (ore 20,45) in una grossa città europea c’è una finale di Coppa (calcio). Come si comporta generalmente un sindaco di simili agglomerati? (Un pubblico amministratore non un leader politico). Fa in modo da avere più controlli sui tifosi soprattutto prima della partita; tollera i festeggiamenti – anche qualche schiamazzo, qualche canna – dopo la mezzanotte; accorcia drasticamente l’orario di somministrazione di alcolici, a maggior ragione superalcolici: è la «benzina» dei teppisti e di chi ama provocare le risse. (Perciò: niente alcol in vendita dopo le 13, massimo le 14). Le forze dell’ordine, da parte loro, provvedono nel vigilare sugli assembramenti ed evitare contatti tra opposte tifoserie. È chiara la «filosofia» dietro a determinati provvedimenti: è meglio allontanare, disinnescare, ridurre le situazioni, le condizioni che portano a un danneggiamento grave, un ferimento – addirittura un omicidio – che avere a disposizione centinaia di fotogrammi, minuti di riprese video di tale atto per poi far intervenire la Giustizia. Ci si comporta così in Occidente, in modo capillare, almeno dall’inizio del secolo. (Consiglio un’occhiata ai provvedimenti per evitare assembramenti legati sia alla passata Perdonanza sia alla due-giorni di jazz – oggi e domani – all’Aquila: è vietato consumare alcolici in alcune strade e piazze, tanto per dirne una. Che lezione per gli avezzanesi!).

(7/8, 5 settembre 2020)

SULLO STESSO ARGOMENTO: CLICCA QUI

Print Friendly, PDF & Email