Avezzano – Elezioni sei/8

Cito un fatterello capitato durante la parentesi dovuta all’emergenza sanitaria (Covid-19) che però fornisce uno spunto sulle tendenze nel mondo politico locale negli ultimi cinque, sei anni.

Roberto Verdecchia, da ex consigliere comunale e perciò come privato cittadino, scrisse un lunghissimo comunicato stampa articolato in ben tredici «passaggi», il 7 giugno 2020. Esso così esordiva: «Giusto per non dimenticare l’8 giugno 2019»; la data è quella in cui è implosa l’amministrazione De Angelis. (È un po’ come il tifoso di una squadra di bassa classifica o in serie B che gode quando un’altra – spagnola, francese o tedesca – elimina in un torneo internazionale le nostre Juventus, Inter o Roma). In fin dei conti: che cosa aveva da festeggiare Verdecchia? (In proposito, alcuni ex consiglieri comunali – tra i protagonisti del friendly fire che aveva abbattuto l’amministrazione De Angelis – avevano festeggiato il ritorno del mercato settimanale al centro, proprio il giorno precedente). L’età mi fece chiedere: non era più appropriato che si occupasse di tale ricorrenza – se davvero così impellente, necessario – il segretario del locale circolo Pd, al massimo quello di federazione? In modo stringato si capisce. (Quello scritto avrebbe meglio reso su un blog; la sua posizione ideale è Facebook – ci torno a breve). Due parole sui materiali utilizzati. È un’eterogenea serie di citazioni (testate giornalistiche, anche interventi orali) da cui si notano contraddizioni e altro da parte dell’ex sindaco. L’unica vicenda rilevante, secondo me, è quella del nuovo municipio; l’interesse scema ben presto, per esaurirsi alla mancata nomina di Domenico Barbati a presidente dell’Urban Center e al concerto saltato (?) di Fabrizio Moro. (Appaiono anche le ultime due tra i «passaggi fondamentali» che hanno «profondamente inciso e rovinato il tessuto economico e sociale dell’intera collettività avezzanese»). Tutto ciò per tracciare un solco: da una parte l’ondivago Gabriele De Angelis, dall’altra la sua «coerenza» e quella di altri oppositori. (Torno al medium prescelto). Uno scritto del genere funziona benissimo su Facebook perché si appoggia a una qualche bolla: almeno amici, conoscenti, simpatizzanti – gente che tifa e perciò perdona tutto; è molto diverso, se esso appare su una testata giornalistica. Ho avuto una prima reazione legata alla vicenda della Polizia locale da spostare dentro Palazzo Torlonia; Verdecchia cita De Angelis: «la Polizia Locale andrà nei locali dell’ex Arssa». (Non finì in quel modo, per fortuna). L’alleanza elettorale di cui faceva parte l’ex consigliere comunale voleva in realtà lo stesso, anche se in misura diversa. (Tanto per dire: che c’entra un qualsiasi corpo di polizia con Palazzo Torlonia?). Una seconda reazione vede Verdecchia come ex assessore all’Ambiente; è stato facile chiedermi: si è vista mai una simile figura, combattere (strenuamente) contro una qualsiasi pista ciclabile? È bene ricordare che una settimana dopo, presentandolo come candidato sindaco, il suo partito abbia prevedibilmente proposto, parlato di tutt’altro dai citati tredici «passaggi». (Io non immagino minimamente come il T-Red possa figurare all’ordine del giorno nell’assemblea di un qualsiasi partito).

L’ex sindaco ribatté, a stretto giro, su una diversa testata – un peccatuccio o giù di lì. Il taglio della sua risposta non è stato, purtroppo, quello del dirigente territoriale di un partito: l’ha impostata anche lui sul personale. Anche in questo caso particolare, io chiedo: non era opportuno, invece, far intervenire il coordinatore cittadino di Forza Italia? Aureliano Giffi è uno che deve discutere, tenere uniti, ascoltare lamentele, rispondere – in qualche maniera, anche vis-à-vis –, agli iscritti (pochi, tanti, così-così), i simpatizzanti, i votanti di quel partito ad Avezzano: persone in carne e ossa che permettono l’esistenza di quella formazione politica. (È bene preservare i residui spazi di discussione tra i cittadini, soprattutto in questo brutto periodo). Tralascio lo strascico (superfluo) su Verdecchia accantonato dal suo stesso partito, nella prima metà di luglio.

Da quella data è un susseguirsi di personaggi che cercano rivalse, rivincite, fanno sgambetti, provano a meglio investire i propri «voti in banca», si disimpegnano. (Tutto ciò nasce in buona parte – a dire il vero – dal gruppo aggregato da Giovanni Di Pangrazio alle Amministrative del 2012. C’entra anche quell’8 giugno 2019 per carità). È piuttosto lunga la black list di Gabriele De Angelis: hanno giocato sporco in tanti contro di lui, e in un breve lasso; domanda: Anna Maria Taccone è una maniera di ostacolare qualcuno? Cito di passaggio chi ha fatto cadere la passata amministrazione, sia i «quattro» sia Fratelli d’Italia alle prese con avversari vecchi e nuovi, esterni e interni – dai, toccava a loro scegliere il candidato sindaco. Roberto Verdecchia si ritrova dopo svariati anni contro il suo partito (Pd); idem Emilio Iampieri rispetto al centrodestra. Giovanni Di Pangrazio prova a far dimenticare l’infelice sprint contro De Angelis, nel 2017. Il Partito democratico cerca di limitare i danni che potrebbe procurargli un suo vecchio iscritto: «Dopo 13 anni, dunque, di cui 10 trascorsi come consigliere prima e presidente del Consiglio regionale poi, si dividono le strade tra il Pd e [Giuseppe] Di Pangrazio», NewsTown, 22 agosto 2020. Tiziano Genovesi (Lega) deve vendicarsi il più possibile nell’urna contro chi (Nazario Pagano, Forza Italia), confrontando il suo profilo con quello di Anna Maria Taccone, l’aveva definito un «16enne senza patente», IlCentro, 11 luglio 2020. Ignoro completamente i motivi dietro alla decisione di Antonio Del Boccio di correre da solo, con una lista civica ma di centrodestra. Questa è l’ultima defezione che ho incontrato nel web. Nicola Blasetti (Patto per la Marsica) da Massa d’Albe la prende con il suo partito di riferimento (Lega): «no a candidature imposte dall’alto e non all’altezza», AbruzzoWeb, 2 settembre 2020. Ho citato solo gli esempi più noti; dovrebbero essere dell’ordine delle decine i passaggi da una lista o da uno schieramento all’altro: diventeranno migliaia nell’urna. È perciò inutile leggere politicamente il risultato di Avezzano.

Si tratta di duelli – anche per conto terzi –, c’entra poco la pubblica amministrazione, una qualche tecnica, un tipo di conoscenza, soprattutto la collettività. Ecco, tutto ciò suggerisce l’immagine di un teatrino, un luogo in cui diversi protagonisti sono quasi obbligati a mostrarsi, muoversi, dare segni di vita. Non vi è nessuno scontro tra idee politiche, concezioni diverse della società o dell’amministrare, appalti da rivedere, aree da salvaguardare o risanare, eccetera. Si tratta di dare segni di vita contrapponendosi a qualcuno: io esisto perché la prendo con X o Y, non perché – in teoria – potrei pensarla diversamente. Sembra di assistere quotidianamente a un’edizione paesana di I duellanti (Ridley Scott, 1977). Ci trovo, per questioni anagrafiche, un tratto d’infantilismo: azzuffarsi con qualcuno (tra maschi, ça va sans dire) era, spesso, una dichiarazione di esistenza – «Ci sono anch’io!» –, da bambino. Più delle precedenti competizioni elettorali, la campagna per le prossime Amministrative dà l’idea di una società sfilacciata, poco coesa, ridotta a un mucchio di coriandoli in balia di qualsiasi spiffero; incapace di guardare al futuro perché troppo impegnata a volgersi indietro verso un passato mitico: è un evidente sintomo di declino. Dopo la prevedibilmente scialba riproposizione della Settimana Marsicana da parte di Pro loco Avezzano, Milo Di Battista (Riformisti per AZ) pensa nella sua campagna elettorale di «rinverdire i fasti del passato» con il trofeo Pietro Marianella allo Stadio dei Pini (Cfr. TerreMarsicane, 25 agosto 2020).

Si sta parlando davvero poco, secondo me, del motore della città (nucleo industriale, Fucino); è bene però focalizzare l’attenzione anche sui servizi, considerando che Avezzano è cresciuta negli ultimi decenni a spese dei centri dell’hinterland proprio per i suoi uffici, la stazione ferroviaria e il terminal degli autobus. Dell’ospedale in particolare, calcolando sia l’invecchiamento della popolazione nel comprensorio sia lo standard sanitario cui siamo ormai abituati – serve solo a pagare un progettista, un’impresa costruttrice e qualche immancabile «mazzetta» fabbricarne uno nuovo (perfettamente a norma, antisismico che più non si può) se «dall’alto» continuano a smantellare anziché potenziare i suoi reparti o aggiungerne di nuovi. (6/8, 3 settembre 2020)

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