Teatro, “La bambina dei fiammiferi” a Castello Orsini

COMUNICATO STAMPA

La Compagnia teatrale Fantacadabra e il Teatro Stabile dell’Aquila,
con il sostegno dell’Amministrazione Comunale di Avezzano, presentano venerdì 4 Gennaio 2019 al Castello Orsini di Avezzano “La Bambina dei fiammiferi”, uno spettacolo di narrazione e suggestioni sensoriali con canzoni, suoni, odori, sapori… per dieci attori, una musicista ed un piccolo gruppo di spettatori bendati.

La Bambina dei fiammiferi
Era la vigilia dell’ultimo dell’anno. Il sole era già tramontato. Nevicava e faceva molto freddo. La piccola fiammiferaia vagava per la città, cercando invano di vendere fiammiferi. La gente passava incurante della bimba. La piccina si accovacciò sulla neve per ripararsi dal freddo, per scaldarsi accende un fiammifero e…

Usando la sua energia per qualcosa che può sembrare effimero, la bambina crea una sua vita fantastica, una vita più piacevole di qualsiasi altra cosa su cui possa posare lo sguardo. Ogni fantasia portata dai fiammiferi accesi, però, si estingue, e di nuovo la bimba è nel gelo. Ogni fiammifero acceso crea l’incanto di una scena familiare, l’illusione di un calore, di un’intimità e di tanta bellezza. I bambini, per indole e temperamento, sono inclini ad abbandonarsi alle suggestioni delle loro fantasticherie e dei loro giochi per la realizzazione dei loro desideri. E i fiammiferi della bambina sono come i nostri sogni, costituiti di materia immaginifica che continua ad incidere sul mondo con la sua intensità utopica. Ma, uno dietro l’altro, i fiammiferi si spengono e l’ultima apparizione che si avvera è quella della nonna, l’unica persona che le avesse mai voluto bene, che prende in braccio la bimba per portarla con sé, lì dove l’amore e la bellezza non hanno mai fine.

Lo spettacolo “La Bambina dei fiammiferi” è il frutto di un progetto con cui indagare il senso profondo di questa dimensione conosciuta, temuta, interrogata, rimossa che è l’ascoltare le storie al buio. “Era l’ultimo giorno dell’anno: faceva molto freddo e cominciava a nevicare. Una povera bambina camminava per la strada”… è l’inizio della nota fiaba di Hans Christian Andersen. La piccola fiammiferaia, un’icona favolistica che, insieme alle altre scritte dal noto autore, si è impressa nel nostro immaginario collettivo animando la fantasia di adulti e piccini. Da sempre, la triste sorte di questa misera fanciulla affamata e congelata dal freddo che cercava di vendere fiammiferi per comprarsi un pezzo di pane, è stata oggetto di trasposizioni teatrali e filmiche, spesso trite e ritrite, con incursioni e chiavi di lettura di ogni genere. Del resto c’è da dire che il repertorio favolistico, specie quello di H.C. Andersen, presenta un terreno fertile e malleabile a qualunque rifacimento, benché rimanga inalterata la narrazione.

Una rilettura singolare ed ingegnosa di questa fiaba, con tanto di apprezzamenti, per la regia di Mario Fracassi. In questo caso non si è di fronte ad una rivisitazione o ad una particolare ambientazione della storia, bensì ad un lavoro sullo spettatore: alla rappresentazione si assiste rigorosamente bendati e seduti con attorno gli attori che raccontano la storia. Se il “Teatro” quello con la “T” maiuscola, luogo per eccellenza della rappresentazione in cui architettura, scenografia e scenotecnica concorrono a costruire uno spazio artificiale esclusivamente per la visione con illusioni ottiche e prospettiche, paradossalmente e in questo caso, si fa luogo della sola immaginazione. Lo spettatore viene condotto in un viaggio, un’esperienza sensoriale unica, dove i sensi, tranne la vista, vengono sollecitati in tutti i modi possibili. Dunque, non si vede cosa accade intorno, ma si percepisce il freddo che tormenta la bambina, toccando un volto gelido che si avvicina, mentre fiocchi di neve cadendo si sciolgono sul proprio corpo. Si odono le voci vicine e lontane dei passanti indifferenti tra borghi, strade e botteghe. Si sente il gustoso odore di arrosto che proviene dalle case festose. Si vive la stessa sensazione di freddo, che vive la bambina, attenuata dal lieve tepore di un fiammifero acceso. Sale lo stesso appetito, che come una morsa allo stomaco, prende la bambina nell’immaginare una tavola imbandita piena di prelibatezze, dove una fumosa e stuzzicante oca in arrosto spicca sulla tovaglia bianca. Profumi complessi di fruttati vini inebriano la stanza luminosa e brillante, dove musiche danzanti e allegre canzoni – suonate dal vivo dal gruppo di attori e musici che animano la storia e composte per l’occasione da Paolo Capodacqua – s’intonano rendendo un’atmosfera di gioia e spensieratezza. Si prova lo stesso disincanto, avvertito da tante voci in punti diversi, quando quest’immagine svanisce e si viene catapultati di nuovo nel freddo. Ma il corpo dello spettatore, tenuto in uno stato quasi di all’erta, percepisce di essere avvolto in un alone di intenso candore, dato dalla fiamma dell’ultimo fiammifero acceso che sprigiona luce e calore, e attraverso il quale la bambina vede la sua nonna che la porta in cielo con sé. Ci si sente trasportati e disorientati, come se i propri corpi avessero spiccato il volo. Tutto si dissolve quando si riaprono gli occhi e davanti a sé un grande albero, luminoso e colorato, lo stesso che aveva sognato la bimba. Nessuno tra gli astanti ha potuto osservare, scrutare il volto di questa fanciulla, ma tutti tra loro, sono stati immersi in una dimensione spazio-temporale indefinita, che si è materializzata solo nella mente di ognuno. Un’esperienza condivisa per ognuno di loro, ma differente per ciascuno: le proprie immagini e la personale costruzione di ambienti, scene e personaggi, attraverso le intime percezioni e sensazioni, non si possono toccare, vedere e sentire, ma restano vive e palpabili nella nostra fantasia. Ciò dimostra che con acume e creatività l’arte ed il teatro proliferano con prodotti innovativi e di contenuto, sopravvivendo degnamente ad una crisi economica che colpisce in particolar modo il settore.

Compagnia Teatrale FANTACADABRA
teatroragazzi@fantacadabra.it


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