Avezzano Città della patata bollente – Scontro di Capodanno tra Confagricoltura e Comune

Patata bollente per la Giunta Di Pangrazio. Confagricoltura L'Aquila: "La Patata del Fucino IGP non ha bisogno di iniziative estemporanee". E boccia l'iniziativa del comune di Avezzano

Per il sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio inizia male anche il 2021. Dopo il Natale rovinatogli dall’assessore De Cesare, a mandargli di traverso anche il Capodanno ci pensano in due: l’assessore Pierluigi Di Stefano e il consigliere di maggioranza Nello Simonelli.

Se De Cesare ha insultato il Papa, Di Stefano e Simonelli hanno fatto inalberare in un colpo solo il Presidente di Confragricoltura L’Aquila Fabrizio Lobene, e il Direttore Stefano Fabrizi. La più rappresentativa delle organizzazioni degli imprenditori agricoli del Fucino, il giorno di Capodanno, si è vista costretta ad emettere un durissimo comunicato con cui stigmatizza l’iniziativa del comune di Avezzano.

Galeotto, per gli amministratori avezzanesi, in tutti e due i casi è il pessimo uso che fanno dei social. De Cesare con la pubblicazione su facebook di un post con insulti a Papa Francesco, gli altri due che invece si lasciano prendere la mano e nella foga scoperchiano una pentola ormai in ebollizione. E fanno danni.

Il consigliere, l’assessore e i social

Succede che nell’ultimo consiglio comunale del 30 dicembre scorso, durato oltre due ore, il direttore di SITe.it cattura un passaggio di soli 17 secondi in cui si cita un “Prelevamento dal fondo di riserva” di soldi per le spese di “Adesione come socio fondatore alla costituenda associazione denominata “Associazione nazionale Città della patata”. E la pubblica in diretta su facebook cosi:

Post e commenti col doppio senso si rincorrono di bacheca in bacheca e qualcuno non si trattiene dall’intervenire. Passano poche ore e sulle rispettive bacheche reagiscono, manco a dirlo, il consigliere Nello Simonelli e l’assessore Pierluigi Di Stefano.

E combinano il guaio. Il primo, seguendo un consumato rituale, tuona: «Qualche disinformato o peggio ride riguardo “Avezzano – Città della patata”» e, per dimostrare che invece si tratta di una cosa seria, cita questo articolo del 13 novembre scorso.

Di Stefano pubblica subito più dettagli, dimostrando di avere le mani in pasta: “Ho partecipato alla prima riunione del circuito “Città della Patata” ed è stato strano confrontarmi con sindaci di realtà che in ogni parte d’Italia fanno soldi col prodotto patata…”. La questione finisce sui giornali online e il giorno successivo Di Stefano linka questo articolo, dove si riportano le sue dichiarazioni.

Confagricoltura, Di Pangrazio e la Patata bollente

I due giovani ed esuberanti amministratori hanno così involontariamente scoperchiato una pentola in ebollizione. Tocca ora al sindaco Di Pangrazio tirare fuori le patate bollenti.

La storia, per la verità al momento ancora abbastanza opaca, è però destinata sicuramente ad alimentare tante polemiche: tutto lascia ritenere che siamo solo alla prima puntata.

A mettere ufficialmente il dito nella piaga è Confagricoltura L’Aquila, che il giorno di Capodanno ha diffuso questo Comunicato stampa fortemente critico con cui boccia senza appello l’improvvida iniziativa dell’Amministrazione comunale avezzanese.

Riportiamo di seguito il Comunicato integrale di Confagricoltura. Buona lettura.

COMUNICATO STAMPA 1 Gennaio 2021

Confagricoltura L’Aquila: La Patata del Fucino IGP non ha bisogno di iniziative estemporanee

Abbiamo letto sugli organi di stampa e sui social di un provvedimento, approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale di Avezzano, per l’adesione “all’Associazione Nazionale Città della Patata” cui hanno aderito 19 comuni con l’obiettivo di valorizzare la pataticoltura di qualità, il paesaggio, i prodotti tipici, le tradizioni autoctone, la cultura e l’imprenditoria locale.

Indubbiamente un progetto ambizioso tanto che i comuni promotori abbracciano virtualmente tutta Italia, da nord a Sud.

Quali agricoltori e pataticoltori siamo rimasti sorpresi da questa iniziativa” afferma Fabrizio Lobene Presidente di Confagricoltura L’Aquila “una iniziativa estemporanea nata dall’alto senza alcun confronto con le categorie produttive che avrebbero potuto contribuire a far comprendere ai promotori dell’iniziativa le vere necessità non solo dei produttori fucensi ma anche le dinamiche commerciali e, quindi, le vere strategie di marketing di questo importante alimento per la nostra dieta. Ci lascia stupiti, poi, che i promotori locali dimostrino di non conoscere il nostro settore produttivo, le varietà di patate coltivate nel Fucino, i mercati di riferimento, le iniziative assunte dai produttori aderenti al sistema della Patata del Fucino IGP”. Conclude il presidente Lobene.

Confagricoltura l’Aquila per bocca del direttore Stefano Fabrizi informa che vi sono regole comunitarie sulla salvaguardia delle denominazioni, elementari principi di marketing che non possono essere elusi altrimenti si fanno danni alle imprese che stanno investendo soldi e credibilità sulla più importante produzione agricola del fucino che, fino al 2017, era anonima e non tutelabile. “bisogna prendere atto che la Patata del Fucino IGP è sicuramente un prodotto tipico ma di massa, coltivato da imprese agricole professionali, destinato a vasti mercati nazionali ed esteri e che, per quantità prodotte e certificate, rappresenta, dopo appena tre anni, uno dei marchi vegetali IGP più importanti in Italia. La nostra Patata IGP ha raggiunto una dimensione economica che non può giovarsi di politiche destinate a tutelare e valorizzare piccolissime produzioni locali e circoscritte che mal si conciliano con quelle necessarie alla patata del Fucino IGP”.

Prosegue Stefano Fabrizi Abbiamo faticato non poco per ottenere il riconoscimento del marchio IGP dalla UE, la denominazione scelta, nelle partecipate e libere assemblee dei produttori, confezionatori e industrie, fu “La Patata del Fucino proprio per identificare il tubero con l’intero comprensorio produttivo. La denominazione patata di Avezzano, come adombrato da qualcuno, non potrà mai essere riconosciuta e tutelata, chiunque potrà utilizzare questa denominazione – da nord a sud – e finirà per recare confusione presso i consumatori danneggiando i notevoli sforzi e gli ingenti investimenti dei produttori locali”.

Confagricoltura L’Aquila

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