Avezzano – Che cosa sta succedendo agli alberi della pineta nord?

Sono partito, mio malgrado, da piazza A. Torlonia; ho raggiunto la pineta nord, per parlare di alberi spezzati ma non solo, anzi. La cura del verde pubblico non è una semplice questione burocratica, come ho già scritto. Gli avezzanesi durante il biennio di De Angelis (2017-19) hanno avuto un’idea della consistenza del loro patrimonio arboreo – tranne le grosse aree (pinete, parchi e Rng Monte Salviano). Domanda: come facevano le passate amministrazioni quando dovevano scrivere un appalto o vagliare un’offerta in merito?

In quel periodo, spuntavano periodicamente nelle testate on-line – non solo in quelle trash, purtroppo –, articolesse sdegnate e foto di rami caduti a terra per diverse ragioni. L’amministrazione comunale provvedeva nel rimuovere, immediatamente. Tutto ciò si è fermato di colpo con il commissario prefettizio Mauro Passerotti e prosegue con Giovanni Di Pangrazio a dimostrare cosa copriva cotanto improvviso senso civico da parte di alcuni avezzanesi. (Con il senno di poi, per carità). La politica è sangue e merda (@ R. Formica) però dopo aver battuto un avversario politico alle Amministrative bisognerebbe finalmente dedicarsi al governo di una città. (E basta).

Secondo me, è stata spezzata dalle forti ventate nella prima metà di febbraio la ventina d’alberi nella pineta nord – un qualsiasi esperto o un tecnico può dare una spiegazione migliore della mia, senz’ombra di dubbio. Quei pochissimi che conoscono la città, avranno sicuramente notato che negli ultimi cinque-sei anni diversi privati hanno reciso uno o più alberi del proprio giardino; c’entrano di mezzo i cambiamenti climatici con gli intensi acquazzoni e i venti con una forza mai registrata in precedenza – volevano evitare che qualche pianta si abbattesse su una qualche costruzione. La mia domanda è, nonostante ciò: che cosa sta succedendo agli alberi della pineta nord? (L’esperienza delle ultime settimane mi consiglia, quanto ai tempi della rimozione dei tronchi sparsi a terra: Campa cavallo che l’erba cresce…).

L’assessore (Crescenzo Presutti) si circondò di esperti, tecnici, associazioni – anche Iis A. Serpieri. I pareri, i metodi, le (nuove) procedure, i dati di certe figure, sono apparsi più volte negli organi d’informazione: servivano a discutere. Per dirla con Lakatos buonanima: non si ha confutazione senza un’idea, una teoria che funziona meglio di quella che si critica. (Ricordo con piacere, a ridosso di Ferragosto 2019, Giuseppe Angelosante quando raccontò come ci si comportava, ormai da anni, con l’altezza delle piante rispetto a quella degli edifici vicini – io lo ignoravo totalmente. Era a proposito di piazza del Mercato). Ne approfittarono, collettivamente, gli avezzanesi? Preferisco sorvolare sulla vicenda… È stato azzerato dalla nuova amministrazione tutto questo patrimonio di rapporti, d’informazione e non è solo questione di attuare il programma elettorale che ha prevalso – insieme al candidato – al ballottaggio: nessuno aveva previsto un’emergenza sanitaria così lunga. Da una dozzina d’anni, in numerose città – occidentali ma non solo – si piantano altri alberi e si ri-naturalizzano determinate zone eliminando il cemento e l’asfalto quando questi sono sicuramente superflui; tutto ciò è utile ad alleggerire alcuni effetti dei citati cambiamenti climatici (allagamenti, colpi di calore). Domanda: saranno rimpiazzati i pini spezzati da un paio di mesi? (Non m’interessa se con le stesse o con altre essenze – autoctone casomai). Saranno sistemate nuove piante nel Quadrilatero, dove c’è ancora posto in numerose piazzuole? Non nutro illusioni di sorta circa future ri-naturalizzazioni. (A proposito). Ben ricordo la polemica contro quel tipo d’asfaltatura in piazza dei Martiri di Capistrello, poco prima delle Amministrative 2017 (di là delle leggi e i regolamenti, appunto). Pubblicai in seguito: «Durante la campagna elettorale 2017, l’amministrazione Di Pangrazio aveva fatto abbattere […] il più grosso dei platani, posto all’angolo tra le vie B. Croce e del Mercato; il rimanente straccetto di terreno fu ricoperto d’asfalto in fretta e furia per evitare che a qualcuno saltasse in mente di piantarci qualcosa, in futuro. […] Non si levò allora nessun lamento, […] fu disattenzione, approvazione, omertà?», Disvelamenti, 2019. Ancora in quel periodo, un’altra asfaltatura raggiunse l’inizio di via A. M. Torlonia, sulla sinistra; fino a qualche anno prima, vi erano collocati due alberi – in una delle strade più caratteristiche della città.

Rimettere indietro le lancette della storia è una specialità tipica avezzanese.

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