Avezzano 6 giugno: genealogia di una manifestazione

È stato presentato mesi addietro, durante la campagna elettorale delle Amministrative, un progetto (?) che interessava anche un tratto della linea ferroviaria Avezzano-Roccasecca. «Avezzano più verde e a misura di pedoni e di ciclisti: è questo il progetto di mobilità sostenibile pensato per la città dall’ingegnere Sergio Di Cintio che dichiara: “Un mio regalo alla città per le generazioni future è stato accolto favorevolmente dal candidato sindaco Gianni Di Pangrazio”». Proseguiva: «Anche l’ex ferrovia del vecchio zuccherificio verrebbe riqualificata e tramutata in una ciclovia capace di creare una connessione tra aree diverse di Avezzano», Giovanni Di Pangrazio sostiene la nuova ciclovia pensata dall’ingegnere Sergio Di Cintio, in «TerreMarsicane» 2 ottobre 2020. Di dati progettuali, rapporti con il Pgtu, piste ciclabili esistenti, nemmeno l’ombra; in fine: collegava che cosa? A me sembra che volesse connettere il niente con altro niente – attraversando il niente. Scrissi su questa testata: «bisognerà accordarsi con almeno un proprietario» (6 ottobre 2020). La spiego oggi: tre o quattro giorni prima del pezzo citato, un brevissimo tratto a cavallo dei binari che parte da via mons. P. M. Bagnoli e si dirige verso lo zuccherificio, era stato recintato da un altro proprietario oltre a Rivalutazione Trara srl; ciò mostra quanto entrambi i personaggi conoscessero superficialmente la città. (È bene tener presente che le piste ciclabili non sono obbligatorie per un comune – idem le isole pedonali; tali tracciati però devono essere utili alla collettività, in caso di realizzazione). Non ne hanno più parlato né il primo né il secondo.

Nelle rituali interviste prima del ballottaggio, Di Pangrazio dichiarava a più di una testata che tra le prime misure da prendere se eletto, egli avrebbe smantellato i cordoli della pista ciclabile al centro, per ragioni di Sicurezza. Spiego la esse maiuscola: egli non specificò – chissà perché – se tutto ciò servisse a favorire la categoria degli automobilisti, dei ciclisti, dei disabili, dei furgonisti, dei monopattinisti, dei motociclisti o dei pedoni. Ergo, è difficilissimo immaginare – solo ad Avezzano suppongo – l’esito di una collisione tra un autocarro leggero (almeno 2,4 t) e un tipo che va in bicicletta (70-80 kg). Una tale misura serviva (diplomaticamente) a strangolare quel tracciato, dopo il mercato degli ambulanti: ci avrebbero pensato il passaggio, la fermata e la sosta selvaggia degli automobilisti sulla sua sede – come succede comunemente in alcuni tratti senza cordoli.

«L’amministrazione comunale di Avezzano ha presentato alla Regione Abruzzo un piano ambizioso e strutturato in 3 macro interventi che puntano a mobilità sostenibile, cultura, sport e nuove infrastrutture» – nell’ambito del progetto regionale ‘Città Connessa e più vicina al cittadino’. Copio anche questo: «Scheda A – Miglioramento delle infrastrutture stradali (tra le altre Strada Circonfucense, via Nuova, Via Sant’Andrea), connessioni e mobilità sostenibile, bike sharing; […]; realizzazione di una nuova pista ciclabile di collegamento da Via Nuova al parcheggio della Piscina» (MarsicaLive, 2 marzo 2021). Muovo le stesse precedenti obiezioni per ciò che riguarda la mobilità. Quali sono i riferimenti? Come discuterne – nel XXI secolo, in Occidente, a livello collettivo, a ragion veduta –, senza una base comune? Ne scrivo perché mi sembra un intervento fuori misura, per quello che se ne sa, al momento. Il borgo rurale Via Nuova conta 358 abitanti: tanto rumore – anche quattrini – per mandare un pugno di adolescenti e giovani in piscina? La zona nord contiene oltre trenta volte la popolazione di quel piccolo agglomerato e ancora persiste il collo di bottiglia con il Quadrilatero rappresentato dalla stazione ferroviaria, come denunciato dal Pgtu (2003): che fare? Domanda: perché non ricavare, invece, una ciclabile (inter-quartieri), nella parte più recente della città? Oppure, tracciarne una ma lungo via San Francesco con l’unico scopo di sottrarre spazio agli automobilisti, considerando che né i limiti di velocità né i passaggi pedonali rialzati, sono finora riusciti a far desistere gli amanti dell’acceleratore premuto. (È tempo sprecato consigliare a un sindaco a sovranità limitata di sistemare un’altra chilometrata di ciclabile nel Quadrilatero). Il bike sharing serve purtroppo a poco – come pure le rastrelliere e le colonnine di ricarica per le e-bike –, se mancano le strutture (piste ciclabili, isole pedonali). Le strutture, non gli ammennicoli. L’attuale sindaco, al suo tempo, tenne a mollo i quattrini di cui disponeva per avviare il restyling in piazza del Risorgimento: attendeva probabilmente il nullaosta – che non sarebbe mai stato concesso – da parte dei bottegai. (Nel senso: le associazioni di categoria dei commercianti).

Era pressoché impossibile prevedere la pandemia, però le amministrazioni comunali si sono comportate di conseguenza ampliando lo spazio destinato ai pedoni – per evitare assembramenti –, e istituendo nuove piste ciclabili – provvisorie, definitive –, per far incrociare meno possibile le persone durante i loro spostamenti. Alcuni comuni hanno ridotto a 30 km/h la velocità dei mezzi motorizzati nelle aree frequentate da pedoni e ciclisti, di là della campagna Love 30 – anche nella Marsica; altre Amministrazioni propongono aree temporanee interdette al traffico delle automobili davanti alle scuole: il contrario di quello che succede a via Pertini e tra poco in via Puglia. È successo niente di tutto ciò ad Avezzano anzi, è sufficiente farsi quattro passi a piedi nel centro: lo spazio di locali e bar è non di rado cresciuto in lunghezza ma anche (arbitrariamente) in larghezza, lungo i marciapiedi. Zero controlli, come previsto dallo stesso protocollo utilizzato per il T-Red: ‘Occhio non vede, cuore non duole’. (Per capirsi, gli ottantenni, i novantenni in giro durante la giornata, devono scendere sulla carreggiata e poi risalire perché non c’è spazio sul marciapiede. È un’infrazione oltre a essere rischioso nelle ore di buio).

È stata indetta dal Comune una riunione per organizzare una manifestazione – senza nome, come si è scoperto in seguito – lo scorso 27 aprile pomeriggio; all’ultimo si sono accorti che era meglio spostarla al giorno seguente. (Per i forestieri: è festivo). Era già stato deciso di riunire un paio di manifestazioni in un’unica giornata – ma non solo quello –, domenica 6 giugno. (Giovedì 3 giugno, Giornata mondiale della bicicletta – A scuola in bicicletta –, sabato 5 giugno, Giornata mondiale dell’ambiente – Ripristino degli ecosistemi; potendo interessare: 5 e 6 giugno erano le Giornate delle Oasi WWF-Italia). L’assessorato all’Ambiente era in mano al sindaco che aveva delegato – si fa per dire –, un dirigente. (Mi spiego: puoi chiedere, discutere, contrattare, litigare con un consigliere comunale, un assessore o un sindaco mentre hai uno spazio di manovra prossimo allo zero con un impiegato del Comune). È una tattica? Sì ma preferisco sorvolare. È stata nuovamente proposta, con qualche aggiunta, la stessa Giornata della bicicletta del Di Pangrazio 1 – quella senza chiusura al traffico motorizzato e senza associazioni ambientaliste. (Anche in questo caso: non è obbligatorio per un’Amministrazione comunale partecipare alla Giornata della bicicletta o a quella dell’Ambiente ma se proprio non vuol rinunciare, queste si progettino come si usa normalmente, altrove; tentare l’originalità in provincia produce delle cialtronate). Io ricordo la chiusura al traffico motorizzato del centro, da parte di Giffi (Floris 2), quella proposta da Presutti (De Angelis). (L’ultima saltò insieme alla giunta, pochi giorni prima). Nessuna associazione ambientalista l’aveva richiesta ma partì tutto dagli amministratori. Quella misura mise almeno sullo stesso piano, per dieci ore, amministratori, associazioni e semplici cittadini di tutte le età che affollarono il Quadrilatero a piedi, in bicicletta, con i pattini. Fu una questione politica, anche di democrazia: la manifestazione erano (classicamente) le persone che parteciparono in qualche modo, affluirono al centro per motivi diversi, ma tutti si comportarono in maniera virtuosa – di là della loro presenza alle attività previste dal cartellone.

Il Centro pubblica una mesata dopo tale incontro preparatorio e una dozzina di giorni prima della manifestazione: «Riqualificato il piazzale d’ingresso dell’Aia dei Musei, […]. I lavori che hanno abbellito tutta l’area esterna sono stati curati dall’Ance provinciale che ha accolto la richiesta del sindaco di Avezzano». Si è trattato di asfaltare il pezzo di strada che conduce da via Nuova a un paio di musei e circa la terza parte del parcheggio. L’asfaltatura sulla destra – non si trova un bucherellino nemmeno a cercarlo con una lente d’ingrandimento –, è un’imitazione del parcheggio in piazza Martiri di Capistrello; lo stesso sindaco fu rimbrottato per quella sistemazione da Crescenzo Presutti (2017): non si lavorava più in quel modo già da allora. (Si era già preso a eliminare sia l’asfalto sia il cemento sovrabbondante, altrove: succederà una cosa del genere nei prossimi quattro anni presso i discendenti dei «valorosi Marsi»? È una domanda retorica). Qual era il tema di una manifestazione internazionale cui aveva aderito il comune di Avezzano? Ripeto: Ripristino degli ecosistemi. Esistono altri manti che producono meno impatto ambientale? Certo! (Aggiungo. È una cafonata: quel tratto di strada – tutto, in parte – merita un trattamento migliore).

Le due manifestazioni ambientaliste sono state abbondantemente, sapientemente annacquate nel festival Cinema e ambiente Avezzano (1-6 giugno). Il 6 x 3 era abbastanza eloquente: i quattro quinti di quello spazio erano dedicati alla rassegna cinematografica. Una – ignota alla maggioranza – rassegna cinematografica in un paesone che fagocita ben due manifestazioni mondiali: è il solito provincialismo o un delirio di onnipotenza? Vale la pena ricordare il padrone di casa alla presentazione della stessa: l’assessore al Commercio. Sfogliando i giornali, scopro un’altra perla dello stesso genere: «gli organizzatori hanno programmato una vetrina sulla mobilità sostenibile la mattina nel centro città» (Il Centro, 3 giugno 2021). Torno al manifesto, ai soggetti che si trovano sotto la scritta «organizzato da». Ebbene, si tratta di due realtà locali, la prima è The Factory-Fornitore di apparecchiature audiovisive, mentre la seconda è AmbeCó-Ambiente e Comunicazione. Orbene, se un qualsiasi soggetto avesse chiesto ad AmbeCó la chiusura al traffico motorizzato di due-trecento metri di strada in quell’occasione, gli sarebbe stato risposto sì o no? La risposta giusta è la prima – avrebbero chiuso loro: è una mera questione pedagogica. Nessuno, invece, si sarebbe rivolto a chi si occupa del service (The Factory): che competenza ha? Quei due soggetti – a questo punto –, in quale (infima) percentuale hanno realmente organizzato la manifestazione – ripeto – senza nome? A proposito di service: non è almeno molto rischioso svolgere – secondo un comunissimo avezzanese –, agli inizi di giugno, delle proiezioni all’aperto (Arena Mazzini, Monte Salviano)? Andava meglio luglio; la scelta ottimale è nella prima quindicina di agosto, perché piove raramente: perché no? (Sono due domande retoriche, vabbè). Il WWF-Abruzzo Montano ha solo patrocinato la manifestazione – si trovava nell’oasi Gole del Sagittario. Mancava, invece, l’altra associazione ambientalista avezzanese, il Comitato mobilità sostenibile marsicana-Fiab: l’ha notato qualcuno? (Fiab è l’acronimo di: Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta). Ho saputo che oggi, sarebbe andata «in scena la giornata dedicata alla mobilità sostenibile». Scena = finzione e qui ci siamo, abbondantemente. La scena presuppone attori e anche spettatori mentre è più complicata la nostra vicenda. Trovandomi in quella manifestazione da spettatore, stamattina, io avrei rischiato di ricevere una lezione di mobilità sostenibile da qualcuno dell’amministrazione comunale che è contrario o almeno molto disinteressato a piste ciclabili e isole pedonali 364 giorni l’anno; tutto questo dopo una vita trascorsa a parlare di questi argomenti. Si chiama inversione dei ruoli, detto in modo più spiccio: carnevale.

Di recente, mi ha rincuorato la posizione di Gabriele De Angelis (Forza Italia) lo scorso 27 maggio e della lista Avezzano Bene Comune due giorni fa, circa l’istituzione di un’isola pedonale al centro. Isola pedonale «permanente»: ad Avezzano bisogna specificarlo – dal 1953!

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