Autostrada dei Parchi – Consiglio dei Ministri revoca concessione a Gruppo Toto che preannuncia battaglia legale

Il Governo riprende il controllo delle infrastrutture; Anas provvederà all’effettuazione degli interventi di manutenzione ordinaria e provvederà ad applicare e a riscuotere le tariffe da pedaggio. Gruppo Toto attacca la decisione del Governo e preannuncia battaglie legali.

Il Consiglio dei Ministri ha adottato il provvedimento di revoca della concessione ad Autostrada dei Parchi: l’A24 (Roma-L’Aquila-Teramo) e l’A25 (Torano-Pescara) erano in concessione alla società Strada dei Parchi. La società controllata dalla Toto Holding aveva chiesto di cessare anticipatamente il contratto per l’impossibilità di ottenere i fondi necessari ai lavori di messa in sicurezza.

La convenzione unica, sottoscritta il 18 novembre 2009 tra Anas e Strada dei Parchi per la gestione in concessione della rete autostradale, è stata risolta – secondo quanto si legge nella bozza del decreto legge ora sul del Consiglio dei ministri – per grave inadempimento del concessionario. Nel provvedimento si specifica che – non oltre il 31 dicembre 2023 – Anas assumerà il controllo delle infrastrutture, al fine di assicurare la continuità della circolazione in condizioni di sicurezza la gestione delle autostrade.

Anas, in particolare, provvederà all’effettuazione degli interventi di manutenzione ordinaria e di ogni ulteriore intervento ritenuto necessario dal Mims, e penserà, inoltre, ad applicare e a riscuotere le tariffe da pedaggio.

I relativi proventi – si legge nel provvedimento – sono destinati alla copertura dei costi di gestione, nonché all’effettuazione degli interventi.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Adnkronos:

La società Strada dei Parchi, la società Parchi Global Service, la società Infraengineering e la società Toto Holding, provvederanno a mettere immediatamente a disposizione di Anas tutta la documentazione, anche tecnica, relativa allo stato di funzionalità delle infrastrutture autostradali e ai programmi di manutenzione in corso di esecuzione, i beni materiali, ivi compresi i beni immobili, e i beni immateriali necessari per la gestione e la manutenzione ordinaria delle autostrade A24 e A25, nonché a garantire al personale autorizzato da Anas l’accesso a tutta la documentazione pertinente detenuta da dette società ovvero da altre società controllata dalla società Toto Holding.

Per scaricare il PROVVEDIMENTO DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI clicca Qui.

Le reazioni della politica

Soddisfazione espressa da parte del mondo politico; queste alcune dichiarazioni rilasciate alle agenzie di stampa:

Roberto Morassut vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera (ITALPRESS):

La notizia della revoca della concessione di Autostrada dei Parchi è una buona notizia. Apre una nuova prospettiva per il rilancio, con maggiori garanzie pubbliche, per l’esercizio e la manutenzione di una importante infrastruttura nazionale per la quale il regime concessionario non ha dato evidentemente risultati eccellenti.

Andrea Orlando, Ministro del Lavoro e delle Politiche Social (ITALPRESS)

Una concessione non è privatizzazione. Lo Stato esige il pieno rispetto degli impegni assunti dai concessionari, soprattutto quando si tratta della sicurezza dei trasporti e dei cittadini. Un ringraziamento alle strutture che hanno gestito questa procedura e al Ministro Giovannini.

Marco Vincenzi, Presidente del Consiglio regionale del Lazio (ITALPRESS):

Una decisione importante la revoca della concessione per l’Autostrada dei Parchi. Il Governo riprende il controllo della A24 e della A25. Il dialogo tra istituzioni sarà fondamentale per andare incontro alle esigenze dei cittadini e dei|pendolari che ogni giorno viaggiano in entrata e in uscita da Roma e per assicurare il massimo della sicurezza agli automobilisti.

Marco Marsilio, Presidente della Regione Abruzzo:

Spero però che il Governo abbia formidabili argomenti per questa revoca a Strada dei Parchi, perché ho una preoccupazione fortissima : in un Paese dove Benetton e Atlantia sono stati liquidati con 8 miliardi di euro dopo aver fatto crollare un ponte con decine di morti, è difficile pensare che Toto se ne andrà dalla concessione sulle autostrade abruzzesi gratis. Questa scelta del Governo darà vita a un contenzioso micidiale. Mi auguro che nel frattempo non si blocchi e nemmeno rallenti l’attività di messa in sicurezza sismica della tratta autostradale e dell’acquifero del Gran Sasso e che, soprattutto, questa storia non costi alle casse pubbliche uno o due miliardi di euro per pagare il concessionario. Soldi tolti all’Abruzzo e agli abruzzesi che invece sarebbero stati utili per fare opere pubbliche importanti.

Gabriella Di Girolamo, Senatrice M5S:

La revoca della concessione a Strada dei Parchi è per il Movimento 5  Stelle il segnale di un importante cambio di rotta nei rapporti con i concessionari privati di infrastruttura pubbliche. In passato, troppe volte il rapporto con i concessionari  autostradali si è risolto a vantaggio di questi ultimi e a svantaggio dei cittadini e dello Stato, proprietario dell’infrastruttura. Per troppi anni abbiamo visto aumentare i pedaggi mentre le manutenzioni restavano al palo, fino ad assistere a tragedie come quella del ponte Morandi di Genova. Per questo, il Movimento 5 Stelle è sempre stato in prima linea a chiedere un maggiore presidio pubblico sulle infrastrutture autostradali per evitare speculazioni economiche e storture. Non è un caso se solo a partire dal Ministro Toninelli sui tratti autostradali A24 e A25 gli aumenti sono stati congelati e abbiamo visto comparire i cantieri per la manutenzione dei piloni. Sono soddisfatta in modo particolare dell’assorbimento da parte dell’ANAS del personale e di tutti i mezzi necessari per garantire la continuità del servizio a tariffe congelate, come già previsto da un precedente decreto del Governo. È tempo che agli abruzzesi si restituisca quello che è nei loro diritti: infrastrutture viarie sicure ed efficienti con pedaggi equi. L’abruzzo non può essere scollegato dal resto del Paese.

Camillo D’Alessandro, Deputato Italia Viva.

A me ed agli abruzzesi di chi sia il concessionario interessa zero, ma non partecipo al coro di chi non ha approfindito un pezzo di carta, la verità è un’altra e verrà a galla. Il Ministero ha solo operato una azione difensiva nei confronti del Concessionario che già aveva richiesto rescissione del contratto. Tradotto? Si darà vita ad un gigantesco contezioso che riguarderà quanto la giustizia amministrativa, quanto quella civile e probabilemente penale, con tutte le conseguenze del caso.

Strada dei Parchi annuncia battaglia: “revoca umilia nostro gruppo”

Strada dei Parchi interviene con una nota sulla revoca della concessione da parte del Consiglio dei ministri definendo la “decisione inaudita e immotivata contrassegnata da totale mancanza di principi giuridici-legislativi e di carattere fattuale“, e annuncia battaglia in tutte le sedi legali e amministrative contro la determinazione del Governo Draghi. Secondo i referenti del Gruppo Toto infatti tutte le opere di manutenzione previste dal contratto di appalti sarebbero state eseguite sulle autostrade e non risulterebbe alcun rischio strutturale alle infrastrutture.

Questo il comunicato integrale diramato da Strada dei Parchi:

Una decisione tesa a umiliare e penalizzare un gruppo imprenditoriale il cui solo torto è di aver investito in Italia credendo nell’apprezzamento delle istituzioni, il Governo ha ritenuto di attivare l’art. 35 del Decreto Legge 30.12.2019 n.162, revocando la concessione delle Autostrade A24-A25, della quale SdP era divenuta titolare nel 2002 vincendo la gara europea che lo Stato fece dopo |aver preso atto di due successivi default delle società dell’Anas che gestivano i due tratti autostradali – continua la nota – Si tratta di una scelta ritorsiva del tutto ingiustificata, sia per ragioni di procedura che di merito. Prima di tutto, perché giunge fuori tempo massimo, visto che SdP ha notificato in data 12 maggio ai ministeri delle Infrastrutture e dell’Economia la propria unilaterale decisione di avvio delle procedure per il recesso e la cessazione anticipata della concessione (ai sensi dell’articolo 11.11 della convenzione stessa), essendo venute definitivamente meno le condizioni minime in grado di garantire una efficace operatività in una condizione di equilibrio economico-finanziario. È dunque SdP che ha deciso di risolvere in via anticipata il contratto, la cui scadenza naturale è |fissata al 2030, ed è a questa decisione che il Mims ha il dovere di rispondere attivando le procedure per definire l’indennizzo dovuto, come previsto dalla concessione medesima. Tale sofferta decisione è maturata dopo la bocciatura da parte del Cipess |dell’ennesimo Piano economico e finanziario (Pef) – cioè lo strumento per mettere in sicurezza l’infrastruttura dal rischio terremoti e adeguarla alle nuove normative europee e nazionali – e di fronte alla constatazione che pur essendo il Pef iniziale di Sdp scaduto nel 2013, da allora, nonostante 18 diverse proposte sviluppate da parte di Sdp, recependo indicazioni e parametri forniti dal concedente, nulla è mai stato deciso. In secondo luogo, non sussistono le ragioni giuridiche per l’applicazione dell’art. 35, che anzi viola apertamente e senza giusta causa i contratti in essere. Intanto perchè SdP non è inadempiente – anzi ha provveduto a pagare in proprio interventi urgenti che non le competevano e ha sopportato il blocco delle tariffe dal 2015 – e nessuna sentenza, neppure di primo grado, ha mai condannato la Società o i suoi amministratori. Inoltre, le prove di carico ordinate da alcuni tribunali abruzzesi a periti professionisti hanno accertato senza ombra di dubbio che non sussiste alcun rischio per le infrastrutture autostradali e dunque non è a rischio la sicurezza degli utenti, mentre una sentenza della Corte di giustizia ha stabilito che tutti i lavori di manutenzione fin qui affidati in house erano e sono perfettamente legittimi. Tuttavia, c’è una ragione dirimente, che obtorto collo siamo costretti ad evocare, per respingere l’art. 35. Tale articolo e la legge che lo contiene furono scritti subito dopo il crollo del ponte Morandi a Genova, vicenda drammatica che ha responsabilità ben specifiche, ma ha scatenato nel Paese una generalizzata riprovazione morale nei confronti di tutti i titolari di concessioni pubbliche, autostradali e non, inducendo le forze politiche a ‘cavalcare’ populisticamente tale sentimento. Peccato che nel caso di Genova, a torto o a ragione, l’art. 35 non sia stato usato, nonostante le reiterate minacce di farlo a fronte dell’indignazione dell’opinione pubblica scossa dalle conseguenze tragiche dell’accaduto. Mentre lo si pretende di applicare a SdP, soltanto in base all’asserito presupposto, immaginato dal Ministero senza alcun elemento probante, che prima o poi possa accadere un qualche incidente. Peraltro, la decisione poggia su una raccolta di documentazione che si ferma al 2019: da allora, se il pericolo fosse stato davvero acclarato, perché sono s tati fatti passare inutilmente tre anni? E con quale credibilità tale provvedimento viene messo in atto dalla stessa istituzione, il Mims, a cui per legge è demandata la funzione di |vigilanza sulle infrastrutture autostradali e la loro manutenzione, e che in questo ruolo mai ha espresso rilievi al concessionario – ha concluso Sdp – Per tutti questi motivi, di fronte alla formalizzazione di un atto che SdP non esita a definire un sopruso, ha deciso di difendere in tutte le sedi il proprio buon nome e gli interessi legittimi che rappresenta, che sono quelli di un gruppo italiano che garantisce lavoro a 1.700 dipendenti e produce ricchezza pari all’8% del pil della Regione Abruzzo.

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