Appunti da una storiaccia avezzanese

Talvolta accade che dopo aver pubblicato un pezzo, arriva qualche amico o conoscente a darmi qualche dritta che se spifferata a tempo debito avrebbe completato, migliorato il mio scritto. È successo anche questa volta. Riprendo la vicenda dei parcheggi interrati (Floris 2) tirata in ballo dopo quasi dieci anni dal Comitato commercianti Avezzano centro. (Pensare, come fanno loro, che con uno o più parcheggi si possa contrastare il teppismo addirittura in un luogo di passaggio, mi sembra un’idea a dir poco stravagante).

Perché, all’improvviso, il consiglio comunale (tutto), la politica (tutta) fece almeno marcia indietro sul cosiddetto Progetto Luccioni? Perché le associazioni di categoria dei commercianti (tutte) favorevoli anch’esse alla nuova sistemazione, non hanno più battuto quel tasto, da allora? In città, erano contrari a quel progetto giusto gli ambientalisti – quelli di quel periodo, si capisce: una trentina sì e no. Seppi, ancora in quell’autunno, che c’entrava di mezzo una diffida. Veniamo all’oggi con i materiali che mi sono pervenuti in questi giorni; si tratta di due lettere inviate per pec e spiegano, a mio avviso, sia un tale silenzio decennale sia perché quell’avventura non poteva finire diversamente.

È inviata una missiva ai consiglieri comunali da parte dell’editore del Martello del Fucino (Pescina), il 28 settembre 2011. Questo è l’oggetto: «[…] Diffida a non accettare la convenzione in quanto illegittima e svantaggiosa per l’interesse pubblico, e in quanto non preceduta da un’adeguata istruttoria degli Uffici Comunali». Si trattava del consiglio comunale del 29 settembre 2011. Essa provava appunto a dimostrare le due cose; estraggo giusto dei frammenti trattandosi di uno scritto lungo dieci pagine – anche dense.

Tale convenzione, a detta dello scrivente «prevede che il Concessionario [A.J. Mobilità srl, Spoleto] non riceve come controprestazione solo il diritto di gestire funzionalmente e sfruttare economicamente i lavori pubblici realizzati (id est: i parcheggi interrati).

Al contrario prevede altre forme di “compensi ulteriori” per il Concessionario, il quale non viene compensato SOLAMENTE mediante la gestione dei parcheggi interrati da lui costruiti. Al contrario, egli viene pagato ANCHE mediante:

  • la gestione e lo sfruttamento economico dei parcheggi di superficie a raso già esistenti nel centro cittadino […];
  • l’acquisto in proprietà di Piazza Martiri di Capistrello; su tale piazza il Concessionario costruisce non solo un piccolo garage interrato che diviene in parte pubblico, ma anche un edificio a 4 piani che diviene di sua proprietà privata, e che il concessionario stesso venderà a terzi, incamerandone il guadagno […];
  • – l’acquisto in proprietà di molti box auto costruiti in Piazza Matteotti, e di altre superfici residenziali/commerciali, che il Concessionario ha il diritto di vendere a terzi» (p. 2).

Ciò è ben diverso da quanto io ho pubblicato lo scorso 20 settembre – «lo stesso imprenditore avrebbe poi incassato per diversi anni le entrate dei parcometri avezzanesi»; in realtà quella è la versione che fu raccontata dall’Amministrazione alla cittadinanza per farle digerire quell’intervento. L’unica voce contraria fu rappresentata dal Comitato mobilità sostenibile marsicana che inquadrò la questione sotto il punto di vista del traffico e dell’ambiente – non poteva essere altrimenti. La diffida prosegue precisando: «Il Comune rinuncia inoltre agli incassi per la gestione dei parcheggi di superficie a raso, che viene affidata al Concessionario che realizza i parcheggi interrati: oggi l’incasso annuo è di circa 700.000,00 €, mentre il Comune dopo la stipula della Concessione riceverà solo € 200.000,00 a titolo di canone» (p. 2).

Per la seconda parte: «Risulta peraltro che il Comune intenda accettare questa assurda proposta del privato […] senza che gli Uffici Comunali abbiano effettuato un’istruttoria sugli effetti di tale operazione sulla circolazione, sul traffico, sul carico urbanistico, sullo sconvolgimento degli standard urbanistici, sulla qualità della vita dei cittadini che abitano nelle vicinanze di Piazza Martiri di Capistrello» (p. 3). Posi il problema dell’impatto sulla circolazione a una presentazione di quel progetto ma riferito solo a piazza G. Matteotti. Non ricevetti risposta.

Stralcio, a caso, un paio di brani riguardanti la presunta illegittimità. (Il primo). «l’art. 14 “Ritrovamenti archeologici è norma illegittima e illogica.

Infatti tale norma stabilisce che “Qualora a seguito dell’individuazione o ritrovamento di reperti archeologici, il completamento dell’opera dovesse comportare oneri imprevisti, il Concessionario avrà diritto ad una proroga dei termini di ultimazione dei lavori ed a una consequenziale proroga della durata della Concessione, nonché ad un ristoro, […] degli eventuali maggiori oneri di progettazione e/o di realizzazione da sostenere per effetto dell’individuazione e/o ritrovamento dei predetti reperti, […]”.

Ora, l’Amministrazione sa benissimo che Piazza Martiri di Capistrello è zona, dove i ritrovamenti archeologici sono altamente probabili» (pp. 5-6). È preferibile ricordare che in quell’occasione, la pletora di storici locali (soi-disant) ammutolì – com’era agevole prevedere. Essi avranno probabilmente dimenticato in quelle settimane che Avezzano fu fondata in quella zona; amnesia sparsa a piene mani anche su ricordi di parenti, amici e conoscenti: il mercato si è tenuto per decenni proprio in piazza dei Martiri di Capistrello, durante la ricostruzione post-terremoto. (Il secondo). «l’art. 25 comma 2 stabilisce che “il Concedente è obbligato… Non adottare e/o permettere che vengano adottate politiche di concorrenza al Parcheggio nel raggio di 1,5 Km”.

Questo “obbligo” lede le prerogative pubbliche» (p. 7).

Passo al resto. «il project financing proposto dalla AJ Mobilità è inaccettabile perché prevede la costruzione di due strutture di parcheggi interrati, senza che sia stata preliminarmente adottato lo strumento di pianificazione necessario per legge» (p. 9). In un esposto inviato alcuni giorni dopo (4 ottobre 2011), ancora Franco Massimo Botticchio scrive in proposito: «il promotore privato esplicita nello schema di convenzione la sua idea singolare: quella di adottare parcheggi previsti da nessun piano o programma (e anzi, in contrasto con lo stesso), e poi di esigere che il Comune adotti un piano traffico “a misura” di questi “Parcheggi” gestiti privatamente» (p. 3). Cita poco più avanti, nella stessa pagina un brano della convenzione che parla di: «impegno del Concedente ad adottare ed efficacemente attuare un piano del traffico orientato al maggior utilizzo possibile dei ‘Parcheggi’». Poco prima – ancora p. 3 –, era stato citato un brano della legge che istituiva i Piani urbani dei parcheggi (122, 24 marzo 1989); i Comuni dovevano spingere verso «le realizzazioni volte a favorire il decongestionamento dei centri urbani mediante la creazione di parcheggi finalizzati all’interscambio con sistemi di trasporto collettivo e dotati anche di aree attrezzate per veicoli a due ruote». Era perciò quel progetto, da oltre un ventennio, il contrario di quello che andava proposto e realizzato: decongestionamento, non richiamare altro traffico motorizzato com’è avvenuto anche dopo e almeno fino alla fine di questa consiliatura – tranne la parentesi De Angelis.

(In cauda venenum). «dalla visura C.C.I.AA. risulta che AJ Mobilità S.r.l. abbia come unica attività la “gestione dei parcheggi”: come si può pensare di affidarle complesse attività costruttive? Quali sarebbero le garanzie per l’Ente Locale?» (p. 10). Più avanti vi è la chiave di tutto: «Si fa presente che il voto del singolo consigliere implica responsabilità personale, e che in presenza di una formale e analitica diffida nessuno potrà dire che non era informato di quanto sopra» (p. 10). Va da sé che i consiglieri comunali e la giunta abbiano tenuto in considerazione proprio questi tre righi più delle precedenti osservazioni – per non parlare delle critiche provenienti dagli ambientalisti.

La vicenda, nel suo complesso, è roba da Repubblica delle Banane per il citoyen degno di tale condizione. Era il caso di gettare un po’ di luce su quella vecchia vicenda a distanza di anni, in ogni modo.

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